Rivolta della Vandea ![]()
Insurrezione cattolica e filomonarchica dei contadini della Vandea, regione costiera della Francia occidentale, contro il governo rivoluzionario francese (1793-1796). Alimentata dal credo religioso della popolazione contadina e dal malcontento popolare per le vessatorie misure economiche e fiscali introdotte dal regime rivoluzionario, la rivolta fu innescata dall'annuncio della leva di massa decisa dalla Convenzione nazionale nel febbraio 1793. I primi scontri, iniziati a Cholet, portarono alla sollevazione del 13 marzo, guidata dai capi popolari Jacques Cathelineau, Gaston Bourdic e Jean-Nicolas Stofflet, a cui si unirono alcuni nobili lealisti. In giugno i ribelli, costituitisi in "Armata cattolica e reale", si impossessarono delle città di Saumur e di Angers. Di fronte al dilagare della rivolta nelle regioni circostanti, il governo rivoluzionario rispose con estrema durezza decretando la pena di morte per tutti i vandeani sorpresi con le armi in pugno e adottando la tattica della terra bruciata. La controffensiva repubblicana, che sbaragliò i ribelli a Cholet (17 ottobre), poi a Le Mans e a Savenay (dicembre), costò ai vandeani 15.000 morti e fu seguita nel 1794 da feroci ritorsioni sulla popolazione civile, che fomentarono ulteriori manifestazioni di rivolta. La situzione migliorò gradualmente dopo la rivoluzione termidoriana quando nel dicembre del 1794 il governo repubblicano liberale annunciò l'amnistia per gli insorti, concedendo ai vandeani la libertà di culto e l'esenzione dalla coscrizione obbligatoria. Un nuovo sussulto fu provocato nel giugno 1795 in seguito allo sbarco di esuli lealisti capeggiati da François-Athanase Charette, uno dei leader storici della rivolta presso Quiberon, in Bretagna. Nel tentativo insurrezionale che seguì persero la vita gli ultimi due capi popolari della Vandea, e nel luglio 1796 le ultime sacche di resistenza furono eliminate.