Nobiltà, Clero e Terzo Stato![]()
Da secoli la nobiltà Francese era divisa tra nobili di spada e nobili di toga; i primi erano i discendenti delle casate feudali mentre i secondi erano gli alti Magistrati dello Stato, soliti trasmetter di padre in figlio i propri uffici e le prerogative nobiliari ad essi connesse. Inoltre era nadata consolidandosi la tradizione per cui i nobili di toga potevano dimostrare la loro immancabile insofferenza verso gli arbitrî della corte e le dissipazioni della corona. Tutt'altro che cordiali erano anche i rapporti fra la grande nobiltà e la piccola nobiltà delle province, ovvero la massa dei cadetti dell'aristocrazia, esclusi dalla successione a favore dei primogeniti, e costituenti quindi una vera e propria plebe nobiliare, ròsa dalla miseria e dallo scontento. A spingere, infine, una quantità di nobili nel campo dei novatori avevano contribuito la propaganda degli Illuministi, accolta con applauso negli stessi salotti Aristocratici, e l'esempio suggestivo della vicina Monarchia Costituzionale di Inghilterra o di quella Repubblica degli Stati Uniti, per cui più di un nobile Francese - come il Marchese Lafayette ed i fratelli De Lameth - era accorso a combattere durante la Guerra d'Indipendenza.
Non meno divisi erano gli ecclesiastici, fra l'alto clero, reclutato nell'aristocrazia e con lei solidale nelle idee e negli interessi, ed il basso clero, quasi sempre reclutato nel Terzo Stato, che di questo condivideva tutte le miserie e gli aneliti di giustizia. Nè si erano ancora spente le dispute interne fra Gesuiti e Giansenisti, ovvero tra gli Ultramontani, sostenitori dell'assoluta potestà del Papa, ed i Gallicani, fautori dell'autonomia da Roma del clero Farncese.
Di fronte a 300.000 privilegiati stava invecela massa enorme del Terzo Stato, unanime nel proprio sdegno e nella propria richiesta di riforme. Di esso il grosso, dal punto di vista numerico era formato da contadini, la vera bestia da soma della società Francese, su cui tutti i più pesanti carichi venivano a gravare, dalle imposte del Re alle decime del Clero, dai censi alle corvèes della nobiltà. A causa appunto di questo sfruttamento i campagnoli Francesi, conducevano in genere una vita assai grama, quantunque fossero passati, quasi dovunque, dallo stato di servi della gleba a quello di liberi affittuari. Universale, pertanto, ne era lo spirito di ribellione ed il desiderio di raggiungere un tenore di vita sopportabile, magari divenendo proprietari della terra lavorata. Misere erano anche le condizioni degli operai e degli artigiani . Nel '700, tuttavia, erano rare le grandi fabbriche, e quindi la maggior parte degli operai si trovava sparpagliata in un'infinità di piccole imprese semi-artigianali e tale dispersione, unita alla mancanza di tradizione politica e di organizzazione del proletaraiato Francese, faceva sì che minimo nel fosse il peso nella vita pubblica. Solo in pochi centri come Parigi, esistevano notevoli masse operaie capaci di far sentire la propria voce con imponenti manifestazioni di piazza. Di tutto il Terzo Stato, dunque, la parte più colta, politicamente matura ed insieme più influenzata dall'esempio Anglo-Americano e dalle idee Illuministiche, era la borghesia degli affari e delle professioni liberali. Attiva, intraprendente, non di rado assai ricca, essa era ala tempo stesso sufficientemente colpita nei propri interessi dall'anacronistico sistema politico-sociale vigente e sufficientemente forte e preparata per reagire. Proprio alla borghesia, pertanto, doveva spettare l'iniziativa più vivace del movimento rivoluzionario e della sua guida politica.