Alla
ricerca del diamante occhio di falco |
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"Attenzione! ! ! Stiamo per precipitare, si
pregano i passeggeri di mantenere la calma e di allacciare le cinture, grazie ! ! !" |
Stavo precipitando, ero in un aereo
per turisti diretto in Costa Rica, ma purtroppo laereo era andato in avaria presso
Puerto Rico. |
Boom!!! |
Laereo precipitò su un isola |
" State tutti bene?"
chiese lhostess ai passeggeri |
" Più o meno!" |
Sullaereo cera una gran
tensione; e poi non cera niente da mangiare. Allora io decisi di andare in
perlustrazione, e quando chiesi chi voleva venire con me, ritrovai i miei amici Lorenzo e
Francesco, i quali si offrirono volontari, mentre gli altri preferirono andare a
raccogliere frutti. |
Mentre ci avviavamo, Francesco
cominciò a raccontare: "Una leggenda narra di un archeologo, che nel 1890, durante
una campagna di scavi qui a Puerto Rico, trovò un diamante che sembrava un occhio di
falco, quindi decise di chiamarlo, appunto "Occhio di falco. Si diceva ".
Purtroppo larcheologo, dopo pochi giorni, fu sbranato dai lupi
" |
" Sei ancora sicuro che andare
in perlustrazione sia una buona idea?" chiese a questo punto Lorenzo. |
"Sicurissimo!" risposi. |
Ma Lorenzo decise di tornare
indietro, mentre io e Francesco proseguimmo. |
A un certo punto vidi una casa su un
albero. |
- E dellarcheologo!
disse Francesco. |
Entrammo e, dopo una breve ricerca,
trovammo il diamante occhio di falco. Io lo misi dentro lo zaino. Non potete immaginare la
felicità che provai in quel momento! Ma in quel preciso istante, splash! Ci
ritrovammo completamente zuppi nell'acqua di un basso laghetto. |
Riuscii ad afferrare lo zaino,
ma
il diamante era scomparso: che disgrazia! Dovevamo subito ritrovarlo! Così mi
tuffai nel laghetto per cercarlo, ma invano. Tentai e ritentai ma del diamante non
cera traccia. E tristemente ci riavviammo in cerca di aiuto. Camminammo giorno e
notte finalmente giungemmo in un piccolo villaggio, da dove lanciarono lS.O.S. e ci
rifocillarono. |
Poco dopo arrivarono i soccorsi e
potemmo ritornare a casa sani e salvi, mai io ero triste per aver perduto lo spendido
diamante, che per me era diventato il simbolo stesso della felicità. |
Ancora oggi, dopo tanto tempo non
riesco a darmi pace e non faccio che ripercorrere i brevi momenti di gioia in cui l'ho
posseduto. |
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Lautobus
intelligente |
Nella lontana America del Nord, due
grandi inventori, Jacopo ed Andrea, costruirono un progetto top secret. |
Il 12 gennaio 98 mostrarono al mondo
la loro creazione, si chiamava "L'autobus intelligente ". |
Purtroppo la loro invenzione fu
rubata dalla famigerata "Lucentus", una lampadina pazza a 500 watt, il cui motto
era "Per tutte le lampadine fulminate!". |

I due scienziati volevano andare fin in fondo a
questo caso, perciò si recarono dalla polizia, dove ebbero la fortuna di essere aiutati
da tre abili poliziotti, i cui nomi erano: Chiappalo, Prendilo e Buttalo in-
carcere. |
Oggi Andrea così racconta la sua
avventura: |
"Insieme ai 3 poliziotti
incominciammo le ricerche. Dopo qualche tentativo inutile, notammo una strana luce nello
scantinato del distretto. |
Andammo a controllare e trovammo il
nostro autobus intelligente. Noi stessi che l'avevamo costruito restammo sbalorditi per la
sua bravura! Pensate che stava già catturando (da solo!) Lucentus. il malvivente che ce
l'aveva sottratto. La famigerata lampadina tentava di svincolarsi, lampeggiando
violentemente e urlando nel suo linguaggio a luci intermittenti: "Per tutte le
lampadine fulminate!". |
Noi esclamammo: |
"Voi tre fate il vostro
dovere!! Chiappalo , Prendilo e Buttalo in - carcere!" |
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Avventura
al faro |

Era un assolato giorno destate a Sassari. Al
faro i figli del custode stavano facendo il bagno e giocavano a tuffarsi sulle onde. |
La bambina si chiamava Susanna e
aveva 9 anni, invece il bambino si chiamava Jonatan ed aveva 8 anni. I due bambini avevano
un compagno di giochi fidato; il suo nome era Buck, aveva 1 anno ed era un
bellesemplare di lupo. |
Gianni, il custode del faro lo aveva
trovato in mezzo al bosco. |
Era molto piccolo ed aveva perso la
madre in una battuta di caccia; il custode lo aveva adottato e lo aveva chiamato Buck. |
I figli ed il piccolo lupo fecero
subito amicizia e decisero di adottarlo perché altrimenti sarebbe senz'altro morto di
fame. |
Adesso Buck era grande e aveva
listinto di cacciare e di allontanarsi per diverse ore nel bosco. |
Ma quel giorno non si era
allontanato e ciò era strano per il custode "Ormai è ora di pranzo!" pensò.
Infatti la mamma in cucina, avvisò il marito ed i figli di andare a pranzo. |

Mangiarono e poi tutti insieme decisero di fare una
passeggiata. Si incamminarono verso le scogliere. Il tempo non era più bello, ma era
diventato nuvoloso. La mamma disse: |
"Forse è meglio ritornare a
casa!" |
Jonatan la seguì, ma Susanna
rimase indietro e si perse. Cominciò a piovere e lei si riparò in una piccola grotta.
Intanto, la mamma ed il fratello, erano tornati a casa. Quando Buck si accorse che mancava
Susanna, landò a cercare e la portò a casa. Erano tutti felici e fecero mille
coccole a Buck che aveva salvato Susanna. |

Avventura in Egitto |
Dallaeroporto "Leonardo
da Vinci" in Roma le mie amiche ed io ci siamo imbarcate su un aereo diretto al Cairo
per ritrovare Ilaria, la nostra cara amica scomparsa cinque mesi fa. Era partita per la
valle dei re alla ricerca del tesoro di re Osiride, ma non è più tornata. |
Dopo tre ore di volo, siamo arrivate
al Cairo e subito abbiamo raggiunto la sede di una famosa associazione archeologica. Lì
abbiamo chiesto se avevano notizie dIlaria. " È scomparsa, a quanto ci è
stato riferito" affermò un anziano studioso "durante gli scavi alla piramide
dOsiride." |
Subito partimmo alla volta degli
scavi e, appena arrivate, cinfilammo nel cunicolo, incuranti dell'avvertimento di un
vecchio custode: "State attente, è meglio che non entriate, nella piramide si
nasconde Jimmi la morte!" |
Io sapevo di chi stava parlando:
conoscevo Jimmi da molti anni ed ero informata che era diventato un bandito, ma non avrei
mai immaginato che fosse arrivato a rapire Ilaria, che era stata una sua compagna di
scuola alle medie. Comunque non ci lasciammo convincere a fermarci: il nostro compito era
salvare Ilaria e noi l'avremmo salvata, anche a costo della nostra vita. |
Cincamminammo nei giganteschi
cunicoli della piramide, sino ad una grande stanza, dove trovammo Mais, una sacerdotessa,
che ci chiese perché fossimo lì e, dopo aver ascoltato con attenzione la nostra storia,
ci disse: "Voi lottate per una nobile causa, perciò vi voglio aiutare. Prendete i
miei anelli, hanno poteri magici." |
Mentre Mais ancora parlava, udimmo
un grido: proveniva da oltre una parete. Mi bastò sfiorarne le pietre con il mio anello
per abbatterla. Vidi Ilaria legata, mentre Jimmi rideva e la minacciava. Ci fu una risata
più forte, il mio anello ebbe un bagliore e tutto il soffitto crollò addosso a Jimmi,
che morì sul colpo. |
Slegammo Ilaria e, assieme a lei,
iniziammo a correre per scappare dalla banda di Jimmi che ci inseguiva per vendicare la
morte del suo capo. Eravamo in preda al panico perché stavano per raggiungerci, ma
lanello di una mia amica emise un lampo luminoso, che ci salvò, riportandoci
direttamente a Roma. |
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Il
Mistero di Tutankhamon |
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In un caldo pomeriggio d'estate
sentii il campanello suonare e andai ad aprire
.. |
"Buongiorno signore, ho una
lettera per voi" esclamò il postino. |
"Chi era ?" mi domandò
Jacopo, che, come al solito, era in cucina a mangiare. "Il postino ci ha recapitato
la lettera che tanto aspettavamo" |
"Allora domani mattina si
parte?" |
"Certo, prenoto subito i posti
sullaereo". |
La mattina seguente all'aeroporto:
"Jacopo ti vuoi sbrigare! L'aereo sta per partire!" e sull'aereo, due ore dopo,
ci rallegrò l'avviso dell'hostess: "Allacciate le cinture stiamo per atterrare
all'aeroporto del Cairo". |
"Hai contattato la
compagnia?" chiesi al mio compagno d'avventura" Sai che sono molto interessato
agli scavi di domani" "Certo" esclamò un signore dall'aspetto malvagio.
"Ma guarda un po', è Simone, Simone di Paola il nostro ex compagno di scuola media.
Parteciperai anche tu agli scavi di domani?" "Certo!" ripeté Simone |
"Dai scendiamo, ci aspetta una
lunga dormita allhotel" |
La mattina, dopo la colazione,
partimmo su dei robusti cammelli, per andare ad esplorare la misteriosa tomba. Dopo un
lungo viaggio, ci accampammo in unoasi proprio lì davanti. |

C'era acqua e delle palme davano dei frutti
speciali. A tarda sera arrivò Andrea, la nostra saggia guida personale. Insieme
preparammo la tenda, ci salutammo e andammo a dormire. Il giorno seguente, appena pronti,
andai a svegliare Andrea, ma:..
|
"Aiuto! Venite! Andrea è
scomparso!" Mentre i compagni accorrevano, mi guardai intorno in cerca di qualche
traccia. Vidi sporgere dalla sabbia un minuscolo triangolino di carta, lo tirai: era un
biglietto di Andrea indirizzato a noi: "
se mi succede qualcosa, continuate da
soli la spedizione. Qui sotto, a pochi centimetri di profondità, troverete tre anelli
magici, che possono, rispettivamente congelare, far tornare la luce e scavare grandi
gallerie
". |
Indossati gli anelli, ci
intrufolammo nella piccola galleria e, mentre scivolavamo come talpe negli angusti
corridoi, Jacopo notò che la mummia ci stava inseguendo. Corremmo come dei felini, senza
badare a nessuno, finché ci trovammo nella stanza del tesoro: qui Simone, attratto da un
grosso diamante, inciampò in una trappola; si aprì una botola e cascammo tutti e tre. |
Lì sotto c'era un cimitero, dove
regnavano il silenzio e il buio più profondi. Simone ordinò al suo anello di far tornare
la luce. Con nostra grande sorpresa, vedemmo Andrea addormentato vicino a una pietra
tombale. |
"Andrea, svegliati! Dobbiamo
scappare, altrimenti la mummia ci ucciderà". La nostra guida si mosse, in modo
incerto, non sembrava più lui, era intorpidito e lento, come in preda a un maleficio o
sotto l'effetto di un narcotico. Sospettai che qualcuno avesse cercato di fermare la
nostra spedizione, impedendo ad Andrea di aiutarci. |
Ordinai al mio anello di scavare una
galleria che ci portasse fuori. Mentre attraversavamo il tunnel, una scossa di terremoto
ci colpì, ma Jacopo fu veloce a congelare le pareti e fummo salvi. |
Continuammo a correre verso l'uscita
del tunnel. Si scorgeva ormai la luce all'esterno: Jacopo e Simone uscirono subito. Io mi
attardai per aiutare Andrea, che era ancora come intorpidito e lento nei movimenti, quando
sopraggiunse Tutankhamon trasformato in un cobra. |
Eravamo ormai spacciati, ma una
mangusta uscita dalla sua tana uccise il pericoloso serpente. |
Fummo salvi, io adottai la mangusta,
e ogni anno, nell'anniversario, porto l'animale in Egitto per commemorare laccaduto.
|
|
La
lancia magica
. |
In Islanda, nel lontano Medioevo,
cera una lancia che poteva distruggere una montagna con il più piccolo sforzo. Ma
stava in una caverna sotto i ghiacciai del polo Sud. Molti la cercarono, ma tutti morirono
nellimpresa. |
Nel 1999 in una stazione spaziale,
quattro uomini, di nome Alarico, Aureliano, Lorenzo e Giacomo, con un cane di nome Ice
stavano eseguendo una missione: controllare le evoluzioni del sole. |
Ad un certo punto entrarono per
sbaglio nellatmosfera e caddero sul polo! Una volta caduti, il ghiaccio si ruppe e
loro caddero nei suoi abissi
finché l'Astronave non fu frenata da una lancia
conficcata nella capsula. Erano sul bordo del precipizio, non dovevano muoversi. |
Ma leggiamo il racconto di
Aureliano, senza fare troppo caso a qualche incertezza espressiva, dovuta certo
all'emozione: |
"Ad un tratto cadde da uno
scaffale una bistecca, noi ci buttammo per fermare Ice, ma non ci riuscimmo e la capsula
cadde. |
Lacqua entrava a catinelle, poi
si aprì un buco e Lorenzo stava per essere trascinato via, ma Ice lo acchiappò per la
maglietta e lo tirò dentro. Laria finì e noi svenimmo. |
Ci ritrovammo in pieno mare, ma
galleggiavamo! Perché? Per il semplice fatto che sotto di noi si era "aperta"
una bolla daria. Ci trovammo in Islanda più morti che vivi, appena ci svegliammo ci
trovammo in dei letti contornati doro. Lorenzo e Giacomo non cerano stavano
mangiando con delizia con due "bambine". Noi li richiamammo, ma loro non ne
vollero sapere, allora cercammo di andarli a prendere, ma spuntarono dieci soldati armati
fino ai denti. Alarico li riempì di sonori pugni e caddero svenuti. Dopo altri due sonori
pugni se lì mettemmo in spalla e via a gambe levate; per fortuna presi la lancia prima
che il loro re ci mise le mani. Ice ci aspettava nella capsula e scappammo via
dallisola. Dopo una lunga agonia, vedemmo per miracolo il porto dove ci portarono in
ospedale
dopo un mese tornammo a casa. Giacomo e Lorenzo pensavano a quelle ragazze,
mentre Alarico ed io, quando ci avviammo verso casa, Ice ci aveva lasciato una sorpresa:
degli Ice junior." |
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Lo
Scarabeo doro |

Due archeologi di nome Aureliano ed Alarico, vennero
incaricati dal capo archeologo di andare a prendere nella "Valle dei re" uno
scarabeo doro, che anticamente veniva usato come strumento magico per riti
diniziazione. |
I due si recarono subito in Egitto
nella "Valle dei Re", entrarono nella tomba di Nefertari e, osservando
attentamente, notarono, sopra il suo sarcofago, incastonato in una parete, il mitico
scarabeo doro. |
Aureliano prese lo scarabeo per le
zampe ed iniziò a tirarlo, senza pero riuscire a staccarlo. Allora Alarico diede un
calcio alla parete e lo scarabeo si staccò dal suo incavo e stava toccando terra, quando
allimprovviso Alarico ed Aureliano si ritrovarono nellantico Egitto: due
guardie gli puntavano le lance contro e gli dissero: "Voi avete osato disturbare lo
scarabeo doro, per questo dovrete ai essere giustiziati". |
Le guardie trascinarono i due
davanti al faraone che disse: |
"Questa sera voi dovrete bere
una pozione magica, che farà rivivere lo spirito dello scarabeo doro. Domani,
quando il sole sorgerà, lo scarabeo verrà rimesso al suo posto e voi sarete buttati
nelle fiamme, insieme a due schiavi che sceglierete 4 ore prima dell'esecuzione". |
La sera Aureliano ed Alarico
vennero portati in una sala rotonda. Sul pavimento era disegnato un poligono stellare; al
centro, una enorme anfora veniva illuminata dalla luna piena, che entrava da una fenditura
sul soffitto. Due coppe doro con pietre preziose incastonate vennero portate da uno
schiavo. Egli le riempì con la pozione contenuta nellanfora e le porse con estrema
gentilezza ai due amici. |
Essi bevvero la pozione, che sapeva
di Coca Cola, e subito si addormentarono. Di notte vennero svegliati e furono condotti in
un corridoio dove cerano tutti schiavi in fila. Aureliano e Alarico scelsero due
schiavi ciascuno e si rimisero a dormire.. |
All'alba Aureliano e Alarico
stavano per essere gettati nelle fiamme e, nello stesso preciso momento, due generali
stavano per inserire lo scarabeo doro nell'incavo. Appena lo scarabeo toccò la
parete, Alarico e Aureliano furono spinti nel fuoco, ma si ritrovarono nel museo con lo
scarabeo doro in mano. Lo consegnarono al direttore del museo e così tutti poterono
vedere il mitico scarabeo doro. |
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La
locanda |
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Cera una volta nella capitale
dellIrlanda, Dublino un locandiere andato in rovina perché accanto alla sua locanda
nera stata aperta unaltra. |
Il povero Ciarly, questo era il nome
del locandiere, ogni sera si sedeva tristemente lungo il canale ad osservare le barche che
passavano. Con il passare del tempo, cominciò ad avere qualche sospetto perché, i
clienti che uscivano dalla locanda rivale sembravano
..come dire, stregati! |
"Qui gatta ci cova! sarà
meglio agire subito, gli faccio vedere io chi comanda! |
Ci sono, mi travestirò da
contadino!". |
La sera dopo Ciarly entrò nella
locanda e salutò dicendo: "Buonasera a tutti!" e, senza esitare un attimo,
ordinò un bicchiere di birra ma
proprio nel momento in cui stava per bere,
istintivamente si fermò e, pensieroso, uscì dalla locanda. |
Dentro di sé si chiedeva il perché
di questo suo impulsivo comportamento. Per comprendere meglio, decise di recarsi sulla
montagna delle cinque ampolle magiche, dove abitavano gli gnomi ampollini, famosi per la
loro saggezza. |
Camminò giorno e notte infine
giunse al villaggio degli gnomi. |
Gli gnomi lo accorsero
amichevolmente, Ciarly non perse tempo e spiegò la sua situazione dicendo: "Amici
miei, ho un problema: un tipo dallaria sinistra e meschina ha aperto una locanda
accanto alla mia. Io sto andando in rovina e temo che ci sia sotto qualcosa di losco, ma
non so cosa fare, dovete aiutarmi!" |
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"Non preoccuparti amico mio,
ci pensiamo noi, faremo luce su luce questo mistero!" rispose saggia la gnoma più
anziana "però dovrai ricompensarci, portandoci le cinque ampolle magiche. Stai bene
attento perché durante la tua la tua impresa incontrerai delle avversità!" aggiunse
la gnoma, porgendogli una spada. |
Il saggio gnomo anziano gli diede
una bacchetta magica e gli rivelò le formule da usare in caso di pericolo. |
Così Ciarly si incamminò e,
subito, trovò delle iene affamate. Senza esitare pronunciò le parole magiche che gli
aveva suggerito lo gnomo: "Bacchetta, trasformami in una apetta!" |
E così riuscì a superare il primo
ostacolo e il secondo e il terzo e il quarto ancora: ormai Ciarly sembrava invincibile ed
aveva già raccolto quattro ampolle. Sapeva che la quinta si trovava presso la cima del
monte |
Salendo, trovò una fitta foresta
che incuteva terrore, ma non si perse d'animo. Recideva con la spada i rami che gli
ostacolavano il passo e procedeva faticosamente. Ad un tratto, la fitta vegetazione si
interruppe, cedendo il suo posto a grigie rocce. Ad aspettarlo cera uno stregone che
urlò: |
"Come hai osato venire sin qui?
Te ne pentirai!" |
"Non sperarci troppo stregone
dei miei stivali! E fatti avanti!" Esclamò Ciarly ". |
E pum, pom, bum
|
Oh che faticaccia, finalmente
lho ucciso, adesso non mi rimane altro che prendere la quinta ampolla". |
Cosi gli gnomi ricevettero le loro
ampolle e rivelarono a Ciarly tutte le malefatte del suo rivale, che nel frattempo era
stato arrestato. Ciarly riapri la sua locanda e da allora visse felice e contento. |
Il
povero ragazzo |
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Cera una volta nella lontana
Svizzera un povero ragazzo di sedici anni. Viveva assieme alla madre che, poverina,
lavorava tutto il giorno per guadagnarsi un pezzo di pane. Un giorno il povero ragazzo
decise di partire in cerca di fortuna, poiché non sopportava di vedere la madre lavorare
tanto per guadagnarsi un misero pezzo di pane. |
"Mamma!" disse
"io desidero partire in cerca di fortuna!" |
"Figlio mio!" disse la
madre "Non partire ti prego, senza di te mi sentirei sola!" |
"No! Mamma devo proprio
partire!" |
Così dicendo, con un sacco sulle
spalle con dentro due vestiti vecchi, pane nero e acqua, baciò la madre piangente
sulluscio. Lasciava quella vecchia casa in cui era nato e dove aveva trascorso
momenti belli e brutti. |
Strada facendo, trovò un leone, una
volpe, una formica, un lupo e unaquila, che litigavano per un pezzo di carne
dasino. |
"Ragazzo!" disse il leone
"potresti dividere questa carne?" |
"Sì! Sicuramente" così
dicendo con la sua spada divise la carne in cinque pezzi. |
"Grazie!" dissero tutti
gli animali in coro. |
"Grazie!" disse il leone e
continuò: |
"In segno di riconoscenza, ti
voglio fare un bel regalo: tieni questunghia. Quando avrai bisogno di diventare il
più forte, la devi stringere!" |
Anche gli altri animali fecero a
loro volta dei regali al ragazzo. |
Laquila, porgendogli una sua
penna disse : "Se la stringerai, ti trasformerai in aquila per tutto il tempo che
vorrai" |
La volpe, porgendogli un ciuffetto
del suo pelo rossiccio disse : "Se lo stringerai, ti trasformerai in volpe per tutto
il tempo che vorrai" |
Il lupo, porgendogli un ciuffetto
del suo pelo nero disse : "Se lo stringerai, ti trasformerai in lupo per tutto il
tempo che vorrai" |
Infine, la formica, porgendogli
minuscolo granello disse: "Se lo inghiottirai ti trasformerai in formica per tutto il
tempo che vorrai" |
Il ragazzo ringraziò tutti gli
animali, ma pensò in cuor suo :"Forse qualcuno di questi doni mi sarà utile, certo
non quello della formica!" |
Passarono tre giorni in cui il
ragazzo camminò senza fare mai una sosta. |
Al quarto giorno giunse in un enorme
castello triste e dallaspetto lugubre. Bussò ma nessuno aprì, così con tutta la
forza che aveva, sguainò la spada e ridusse la porta di legno in mille e più pezzi.
Quando entrò, vide un re e una regina che piangevano tristi e disperati. |
Il re raccontò al fanciullo il
motivo per il quale piangevano. Da dieci anni il mago più terribile del mondo "mago
corpo senza lanima" aveva imprigionato nel suo castello la loro unica figlia,
Altea. Il ragazzo decise di partire in cerca della principessa. |
Il viaggio durò parecchi giorni
poiché il monte dove abitava il mago era lontano. Giunse infine ad un castello tutto nero
con dei disegni mostruosi sulle pareti. |
Per arrivare alla stanza della
principessa, il giovane si trasformò in aquila, usando la penna che gli era stata donata.
Altea rivelò al giovane che, per uccidere il mago bisognava rompere lanello che il
mago portava sempre al dito. Lanello, infatti, conteneva lanima del mago. |
Al mattino il ragazzo,
trasformandosi in formica, andò a rubare lanello, mentre il mago ascoltava una
storia raccontata dalla principessa. |
Poi stringendo forte l'unghia del
leone, il ragazzo divenne così forte che poté uccidere il mago. |
I giovani decisero di sposarsi. Il
ragazzo andò a prendere la madre e la condusse con sé al castello. |
Vissero per sempre felici e
contenti. Il ragazzo non ebbe mai più bisogno di usare gli altri doni ricevuti dagli
animali, ma, quando raccontava la sua storia, osservava: "Sono stato ingiusto con la
formica, ritenendo inutile il suo dono. Per fortuna ho imparato in tempo la virtù della
gratitudine". |
|
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Alla
ricerca di Andrea |
Era una fredda mattina di dicembre:
Lorenzo e Stefano ed io, Jacopo, dormivamo. All'improvviso sentii urlare: "
Jacopo!!!". U e vidi Andrea portato via da un brutto ceffo. |
Provai a chiamare i miei amici, ma
era impossibile perché dormivano troppo profondamente, provai a rincorrere il malfattore,
ma inutilmente. Ritornai a casa a dare la brutta notizia ai miei amici, che intanto si
erano svegliati. |
Uscii in giardino per riflettere sul
accaduto e vidi per terra un biglietto da visita: "Gion Clark archeologo
londinese" |
"Archeologo?" disse
Stefano, che nel frattempo era uscito, "anche Andrea è archeologo. Possiamo iniziare
le ricerche da questo indizio" Lorenzo osservò: "Come facciamo? siamo a corto
di soldi". "Niente paura" esclamò Giacomo, un nostro vecchio amico, appena
sopraggiunto "ho proprio la cosa che fa per voi" "Cosa?" chiesi
stupito "Un aereo: non è molto comodo, ma funziona". |
Ci portò nel suo bunker e vedemmo
un aereo arrugginito e sporco, pieno di topi. Giacomo disse: "Ci vorrà un po' di
olio di gomito, ma verrà bene. tra qualche giorno tornerà come nuovo". |
Tre giorni dopo il decollo: rotta su
Londra. Eravamo sopra alla Manica, quando si spensero i motori. Gridai: "I motori si
sono spenti! Precipitiamo!". |
Atterrammo su una imbarcazione, su
cui trovammo Andrea, che pescava tranquillamente. Con calma ci spiegò che aveva voluto
metterci alla prova per ogni evenienza. |
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Alla
ricerca del tesoro sullisola di Pasqua |
"Ehi svegliati, pelandrone, è
tardi e dobbiamo partire!" mi disse Andrea mentre preparava le valigie per andare
nellisola di Pasqua, dove sapevamo di trovare un tesoro, il più grande tesoro
esistente al mondo: un uovo di Pasqua tutto doro zecchino. "Eccomi, eccomi sono
pronto, partiamo!" risposi prendendo le valigie. |
Partendo con la macchina, ci
dirigemmo verso laeroporto e, dopo dodici ore, eccoci a Buenos Aires. |
Scesi dallaereo e decisi
insieme ad Andrea di rimanere per un giorno in Argentina per riposarci dopo il lungo
viaggio. Durante la nostra sosta gironzolammo per le strade, comprando dolciumi e
souvenir. |
Venne la sera e volemmo ripartire
con un aereo privato. |
Così arrivammo nellisola più
piccola dellOceano Pacifico. |
Durante il viaggio, conoscemmo due
persone molto simpatiche: il pilota Lorenzo ed il copilota Stefano e con loro proseguimmo
la nostra avventura. |
Dopo un atterraggio
demergenza, a causa delle gigantesche facce di pietra, incominciammo ad avventurarci
nella fittissima vegetazione, ma io mi bloccai di scatto e dissi: "Wow, è
incredibile !" |
"E stupefacente!"
disse Lorenzo. Davanti a noi si ergeva una delle statue caratteristiche del luogo con un
uovo di Pasqua davanti: era tutto così gigantesco! Sulluovo di Pasqua cera
una porticina, e, quando Stefano laprì, dalla vegetazione spuntarono degli indigeni
che, attaccandoci, ferirono per errore uno di loro
. Sentii dire che il capo si
chiamava Pierino o Pierangelo o qualcosaltro di simile e che il soldato morto si
chiamava Foblis Tonto. Dopo quella perdita, gli uomini se ne andarono tutti felici; il
perché lo capite leggendo il cognome del soldato morto. |
Noi entrammo attraverso la porta in
una stanza gigantesca, che aveva allinterno un coniglio alto 3 metri circa. |
Questo animale aveva la pancia
trasparente e dentro si poteva intravedere luovo doro che stavamo cercando. |
Ci affannammo a rompere la barriera
che ci divideva dalla ricchezza, ma era resistente quanto una noce di cocco. |
Stefano, stufo, prese dalla tasca
una chiave inglese e la scagliò contro lo scudo, che si sgretolò come fosse sabbia. |
Noi prendemmo il tesoro e fuggimmo,
mentre i guerrieri e il loro capo ci inseguivano per vendicarsi. |
Per fortuna riuscimmo a raggiungere
l'aereo e a tornare in Italia. |
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|
Il
signor Slovoski. |
|
In una fredda giornata di
mezzottobre, nel suo ufficio di Mosca, il signor Slovoski ricevette una lettera: |
"Io conosco te e tu conosci me,
ho rapito la tua famiglia, se la rivuoi vedere dovrai consegnarmi una bella sommetta, in
seguito ti dirò dove! Ciao!" |
Il signor Slovoski, preso dal
panico, telefonò a casa, ma poi si ricordò che non cera nessuno, allora,
riabbassò la cornetta. I battiti del suo cuore accelerarono ed iniziò a sudare finché,
svenuto, cadde a terra. |
Quando, rinvenne, trovò attorno a
sé tutti i suoi colleghi di lavoro preoccupati ed pallidi in volto. |
"Che cosa è successo?" |
"Che cosa hai fatto?" |
"Niente" rispose lui
"Niente!" |
Non voleva dire niente a nessuno,
neppure alla polizia. |
Slovoski tornò a casa, aprì la
porta e, con un grido di orrore, disse: |
"Mio Dio, cosa è
successo?" |
Il lampadario oscillava e tutto il
contenuto dei cassetti, era stato gettato a terra. |
Slovoski non sapeva che fare, spense
la luce e chiuse la porta. |
Appena fuori, iniziò a perlustrare
Mosca, ma niente, neppure il più piccolo indizio. |
Sul marciapiede vide uno sporco
barbone che chiedeva lelemosina, lui mise nel suo cappello qualche spicciolo e si
stava allontanando, quando il barbone si trasformò in una splendida fata che gli disse: |
"Ti sei dimostrato bravo e per
questo ti donerò una spada magica e ti dirò dove è nascosta la tua famiglia!" |
"Come fai a saperlo?" |
"Lo so, lo so! Ed ora va
in quel palazzo laggiù in fondo, è lì che cè la tua famiglia!" |

Slovoski corse verso il vecchio palazzo e con una
spallata buttò giù la porta. |
Un faro inquadrava la sua famiglia
legata e imbavagliata e lì davanti c'era il più grande boss mafioso russo, Boboski, che
disse : |
"Ciao! dammi i soldi!" |
"Non ti darò nulla!
Muori!" |
E con la lunga spada lo passò da
parte a parte. |
Il dì seguente tutti i giornali
russi riportavano la storia di Slovoski |
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Il
tesoro della città perduta |
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"Ciuf-Ciuf" "In
vettura in vettura! si parte!" |
"Finalmente siamo riusciti a
trovarla! Scusate ci presentiamo: Io mi chiamo Lorenzo e il mio amico
" |
"Io mi chiamo Alarico; siamo
entrambi archeologi, e cerchiamo la città perduta del famoso re Stefano terzo nella
nobile famiglia dei Giordani". Lorenzo: "Ci stiamo dirigendo in Russia, crediamo
che la città perduta si trovi a nord - ovest di Mosca." |
Dopo qualche ora di viaggio
Alarico: "Ma cosa succede! Il treno sta sprofondando nel terreno" "No, ti
sbagli, sta entrando in una galleria sotterranea, ma non era previsto nel viaggio"
replicò Lorenzo "La galleria si sta allargando sempre di più. Sembra che stiamo
entrando in una fossa" Lorenzo, che era andato a controllare la cabina della
locomotiva disse: "Il ferroviere è sparito, il treno sta andando da solo!". |
Il treno si stava fermando, e,
guarda che ti riguarda, Lorenzo e Alarico si accorsero che erano davanti alla città
perduta. Allinizio i due archeologi erano contenti, ma avvicinandosi piano piano
allingresso principale, incominciavano ad aver paura. |
Entrarono nel palazzo, e come in
tutti i film dIndiana Jones videro una schiera di scheletri. Alarico gridò:
"Attento, Lorenzo!" Lorenzo si scansò, per un pelo unascia non lo faceva
diventare un "affettato"
. Dopo una serie di zombi, asce e lance,
sentirono delle urla: "Aiuto! Aiuto!" Corsero verso una stanzetta e, indovina un
po
:limperatore Stefano era incatenato. Mentre lo slegavano lui
raccontava la sua storia. Alarico disse: "Allora è colpa di tua moglie, Denise, che
ti ha legato per tutti questi anni" "Sì" replicò il re "dobbiamo
uccidere Denise". In quel momento entrò Denise, che incominciò a sparare palle di
fuoco con i suoi anelli magici. Noi incominciammo a scappare, ma Alarico pensò bene di
usare la sua pistola. Mentre Alarico tratteneva Denise, Lorenzo la legò e Stefano, con la
sua spada magica, la trapassò da parte a parte. |
Stefano diede una ricompensa ad
Alarico e a Lorenzo
: il tesoro della città perduta. Lorenzo e Alarico tornarono a
casa felici, ricchi e orgogliosi. |
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La
vecchietta furba |
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Tanto tempo fa, in un piccolo paese
austriaco, cera una vecchietta, che si diceva fosse molto furba. |
Un giorno decise di andare a trovare
i suoi nipoti che si trovavano dallaltra parte del paese. Per arrivare alla loro
casa bisognava, però, attraversare il bosco che divideva le due case. |
La vecchietta pensò tra sé e sé:
"Come farò ad arrivare dai miei nipotini? Il bosco è pieno di bestie feroci, ed
hanno chiuso anche la scorciatoia per attraversarlo!" |
Stava proprio per rinunciare alla
visita ai suoi nipotini, quando...le venne un idea. Prese il cappotto e si incamminò nel
bosco. |
Ad un tratto intravide nella
vegetazione un grosso lupo nero avvicinarsi verso di lei. Ella gli disse "Bel lupo,
non mangiarmi, sto andando ad un matrimonio, lì mangerò così tanto che diventerò molto
grassa, allora potrai saziarti se mi mangerai al mio ritorno. Se mi mangi adesso non ti
sazierai perché sono molto magra". |
Il lupo accettò la proposta e la
lasciò andare. Dopo un po incontrò un altro lupo, grigio, ed ella gli disse la
stessa cosa che aveva detto al primo. Finalmente arrivò alla casetta dei suoi nipotini,
che la accolsero con molto entusiasmo. |
La vecchietta gli disse: "Cari
nipotini, fatemi un favore. Prendete una grossa zucca, svuotatela e fateci tre buchi; due
allaltezza dei miei occhi, e il terzo allaltezza della mia bocca". Nel
giro di pochi minuti i nipoti svuotarono la zucca e le fecero i buchi. La vecchietta
"indossò" la zucca, ringraziò i nipoti e uscì nel bosco. |
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Non appena si fu inoltrata nel bosco
con il suo travestimento da zucca, incontrò il lupo grigio che le disse: "Ha visto
per caso passare una vecchietta?" |
Il lupo nero, che si trovava a pochi
metri da lì, udì tutto e, arrabbiato, si diresse verso il lupo grigio. I due
cominciarono a litigare in modo manesco, così finirono per uccidersi a vicenda. |
La vecchietta, che assisté
allaccaduto, si recò felice dai nipoti e gli riferì la notizia della morte dei due
lupi, che incutevano, già da molto tempo, terrore nel bosco. |
I bambini, felici, chiesero alla
nonna se voleva rimanere a vivere con loro, così avrebbero potuto avere sempre accanto
una vecchietta furba. |

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Rosaspina e
Agamennone |
Cerano una volta una regina e
un re, che si chiamavano Rosaspina e Agamennone. |
Avevano una figlia appena nata, che
si chiamava Luce. Quando Luce diventò grande, la regina aprì la porta e Luce vide con i
suoi occhi una montana di conifere e anche tante betulle e sui sassi cera il muschio
e cerano anche i licheni; sugli alberi davanti si vedeva il sughero e davanti ancora
tante resine. Dentro scorreva lacqua cristallina. Dei minuscoli laghetti contenevano
cristalli, ninfee e loti
. Lì cera una imperatrice che si chiamava Marina,
che doveva rispettare i pesci, e anche cera una sirena che si chiamava Penelope e
anche lei viveva nel fondo del mare. |
Quando tutti andarono a letto,
arrivò un lupo che furbamente si intrufolò nel castello. |
Questo lupo era stregato dal grande
stregone Spillo. |
Rosaspina fu morsa dal lupo e questo
le provocò una malattia molto grave. |
Luce andò da Penelope a chiederle
una cura per sua madre. |
Penelope le diede una conchiglia
magica e Luce la portò a sua madre, che così guarì. |
E vissero felici e contenti. |
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Il fagiolo
doro |
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Un giorno un gruppo di ragazzi
decise di andare a giocare nel bosco. Giocando, si accorsero di essere arrivati al centro
del bosco. Notarono uno stano luccichio e si avvicinarono stupiti, quando...ecco comparire
dal cuore di una grande roccia un piccolo fagiolo dorato. Dentro di sé pensarono: |
"Allora il fagiolo doro
esiste davvero!". |
Spaventati, ma felici corsero a casa
a raccontarlo ai genitori, che però non gli credettero e, per punizione, li chiusero in
camera e li mandarono a letto senza cena. |
Il giorno successivo tornarono nel
bosco alla ricerca del fagiolo, ma non lo trovarono e ritornarono a casa così delusi che
non mangiarono. |
Per tre giorni e i ragazzi
cercarono il fagiolo, ma inutilmente. Il quarto giorno, mentre camminavano, caddero in una
fossa, dove trovarono un passaggio che conduceva in una grande stanza buia e tenebrosa. I
ragazzi vi entrarono coraggiosamente. Ad un tratto tutte le luci si accesero. Davanti ai
loro occhi comparve un vecchio alto e barbuto. I ragazzi gli diedero una bella occhiata, e
si accorsero che nella mano destra di quelluomo cera il fagiolo. Senza che i
ragazzi aprissero bocca il vecchio, con tono arrabbiato, disse loro: |
"Questo fagiolo mi donerà la
vita eterna e mi farà diventare il sovrano del mondo". |
A un tratto i ragazzi capirono:
avevano incontrato un terribile ciclope che aveva intenzione di mangiarli come cena. Per
il terrore, iniziarono a urlare con quanto fiato avevano in gola. I genitori che intanto
si erano preoccupati ed erano andati a cercarli nel bosco, quando sentirono le grida dei
propri figli corsero in loro aiuto. |

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Arrivati sulla soglia della caverna,
si accorsero del ciclope ed escogitarono un piano per liberare i figli. Stabilirono che
per la notte si sarebbero dovuti procurare tre robuste fionde, una manciata di sassolini e
una brocca dolio. |
"Hai preso tutto?" si
chiedevano ansiosi fra loro "Si!!" rispondeva ciascuno. E uno aggiungeva:
"Speriamo che sia vero che il ciclope dorme come un sasso!" |
Quando fu notte fonda, entrarono
nella caverna, svegliarono i bambini e li fecero uscire, poi scaldarono l'olio della
brocca sul focolare acceso. Appena l'olio fu bollente, lo versarono nella brocca, che
poggiarono vicino al camino, misero la metà dei sassi sul pavimento e caricarono
laltra metà sulle fionde, in direzione della brocca. |
Sicuri di aver previsto tutto, i
genitori, gridando tutti insieme a perdifiato, svegliarono il ciclope, che si alzò per
cercare di capire che cosa stesse succedendo. Andando verso il camino, inciampò nei
sassi, scivolò facendo cadere la brocca, gli cascò lolio sul corpo e morì. |
La mattina seguente i ragazzi
andarono a vedere il fagiolo, che i genitori avevano piantato in una radura del bosco: era
già cresciuto ed aveva una bellissima fioritura. Sette giorni dopo i baccelli erano pieni
di nuovi lucenti fagioli d'oro, che ormai appartenevano per sempre ai ragazzi e ai loro
coraggiosi genitori. |