Roma, 6 luglio 1999
Le riflessioni sono state pubblicate in rete da diverse riviste virtuali,
(vedere i "Siti simpatici" della pagina iniziale"
Multimedialità nell'esperienza didattica
Nelle pubblicazioni didattiche più recenti ha grande rilievo una
vivace e critica discussione sulle finalità educative e didattiche e sui problemi posti
dall'uso della multimedialità e di Internet nella scuola. Al dibattito, riacceso dal
Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche del MPI, vorrei partecipare con alcune
riflessioni nate dalla mia esperienza di insegnante di materie letterarie in una scuola
media di primo grado, la "San Benedetto" di Roma.
Da alcuni anni utilizzo strumenti informatici e multimediali nella
didattica e mi sembra palese il vantaggio iniziale offerto dal computer: usarlo a scuola
permette "in un sol colpo" di rendere il docente più simpatico e le materie che
insegna più accette agli alunni. L'insegnante avveduto non deve, felice di tale
situazione, perdere di vista un concetto fondamentale e altrettanto ovvio: qualsiasi
attività scolastica deve essere funzionale alla crescita formativa degli alunni. La
multimedialità non fa certo eccezione.
Dal punto di vista educativo, l'utilizzazione di strumenti multimediali
può contribuire a migliorare i rapporti interpersonali, per l'implicita necessità di
collaborare con gli altri; nel campo cognitivo può favorire la coordinazione oculo -
motoria, l'ampliamento delle conoscenze, il miglioramento delle capacità di osservazione,
memorizzazione, confronto, la comprensione e l'uso della lingua scritta, le capacità
logiche, espressive e creative.
Affinché tali preziosi contributi si realizzino, è necessario che la
scuola abbia dotazioni non obsolete, in numero sufficiente per essere utilizzate da gruppi
sino a 20-25 ragazzi contemporaneamente, facilmente accessibili per gli insegnanti e gli
alunni.
È indispensabile una progettazione attenta e flessibile. Il lavoro
deve essere inserito nell'offerta formativa dell'istituto e nel piano di lavoro del
Consiglio di classe, per potersi integrare in modo coerente con obiettivi, metodi e
argomenti programmati. Non sono opportune, a mio avviso, finalità specifiche, tranne
quella di familiarizzare con strumenti sempre più diffusi e forse indispensabili,
superando sia gli atteggiamenti di paura che quelli di mitizzazione.
È bene che l'ambiente scolastico - preside, personale, famiglie degli
alunni - sia perlomeno non contrario alle iniziative programmate. Se non è così, sono
opportuni dei chiarimenti, che qualche volta modificano la situazione in senso positivo.
È molto importante che i colleghi di corso siano disponibili a
collaborare, eventualmente anche solo in forma di aiuto esterno, se non se la sentono di
impegnarsi direttamente. Molti di loro ritengono che il mezzo informatico multimediale sia
valido per la didattica, ma, per motivi di competenza personale, non si sentono in grado
di lavorare con gli alunni. La competenza che questi docenti ritengono necessaria per
utilizzare l'informatica nella didattica è forse irraggiungibile nella realtà, in quanto
si basa sul radicato concetto che l'insegnante non debba mai sbagliare di fronte agli
alunni. Personalmente mi sembra vero il contrario: per i docenti disponibili ad ammettere
di non essere infallibili, il lavoro al computer con gli alunni è affascinante proprio
perché, quando i ragazzi si rendono conto che tutti, professori compresi, possono
commettere errori, capiscono che la cosa fondamentale non è non sbagliare mai, ma
possedere un buon metodo di lavoro per capire, correggere, procedere, ottenere risultati
soddisfacenti.
Generalmente gli insegnanti meno sicuri hanno già seguito più di un
corso di aggiornamento, ma ciò non è stato sufficiente a superare il problema di
lavorare in modo autonomo con gli alunni. Per questi colleghi è utile sentirsi appoggiati
dai più esperti. A tale fine, la compresenza è il sistema più facilmente utilizzabile,
ma sarebbe meglio poter ricorrere anche a incontri periodici tra docenti. Tenendo presente
questo problema, abbiamo organizzato il corso di aggiornamento del progetto 1A (Programma
di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche) in forma "interna", con docenti della
nostra scuola come relatori, per dare a chi lo seguiva la sensazione di poter essere
aiutato e seguito personalmente. Abbiamo motivo di ritenere che nel prossimo anno
scolastico il gruppo di insegnanti che utilizzeranno informatica e multimedialità nella
didattica sarà più numeroso.
Naturalmente, l'aggiornamento è necessario anche per gli insegnanti
"esperti", ma di solito ciò non costituisce un problema, mentre lo è un
fenomeno relativamente frequente: a volte ci si imbatte in insegnanti
"ipertecnologici", eccezionalmente abili con qualsiasi strumento multimediale e
sempre al passo con le ultime novità, ma che hanno il difetto di considerare loro
proprietà personale le postazioni ed il software più aggiornati della scuola o che
addirittura sono gelosi delle proprie competenze, al punto di evitare di trasmetterle agli
altri, alunni o insegnanti. Se non si riesce a convincerli a lavorare con i ragazzi, è in
genere possibile ottenere da loro che qualche volta sistemino attrezzature non ben
funzionanti. Certo non è il massimo, ma si tratta sempre di prestazioni utili, che
sopperiscono, almeno in parte, alla mancanza di personale addetto alla manutenzione.
Un numero sempre crescente dei nostri alunni possiede un computer e lo
usa. Spesso si sente dire che i ragazzi sono bravissimi con i mezzi informatici. La
realtà nella scuola media è, almeno in parte, diversa . Di solito i ragazzi, non avendo
il timore, caratteristico di molti adulti, di far danni toccando un tasto sbagliato, sono
molto esplorativi - il che è certamente un bene perché cercando imparano molto - e sono
quasi tutti bravi nei giochi che richiedono velocità di riflessi. Queste caratteristiche
sono quasi sempre accompagnate dai limiti propri di un'età in cui le capacità logiche
sono in via di costruzione: la competenza è frammentaria e poco organizzata, i livelli di
utilizzazione dei programmi sono al minimo delle potenzialità, i ragazzi non sono in
grado di organizzare attività complesse e hanno difficoltà a spiegare agli altri che
cosa stanno facendo. Abituati ad essere considerati molto bravi dai loro familiari, sono
convinti di esserlo e solo i più autocritici e maturi sanno di aver molto da imparare.
Qualunque sia il lavoro programmato dai docenti - dalla semplice
stesura di testi e tesine, alle storie inventate e illustrate, ai database, alla
preparazione di ipertesti fruibili o no in rete, multimediali o no - gli alunni devono
essere incoraggiati a partecipare in modo costruttivo e guidati a rinunciare sia all'uso
solo casuale del mouse, sia alla tendenza, tipica dell'età, a copiare testi, disegni,
animazioni altrui. Bisogna aiutarli ad elaborare lavori originali , a organizzarli in modo
coerente, a modificarli sino ad esserne soddisfatti. La fruizione di software didattico o
ludico, la stessa utilizzazione di Internet devono essere solo una parte dell'attività,
ed avere il fine, per esempio, di fornire materiale per una ricerca. In questa maniera i
ragazzi riescono ad acquisire un buon metodo di lavoro e possono sviluppare capacità
creative ed espressive.
Vorrei qui raccontare un fatto curioso: un genitore mi ha detto una
volta che odiava i computer, causa per lui di atteggiamenti di passività nei ragazzi. Gli
ho spiegato che uno stesso strumento si può utilizzare in maniere molto diverse ed è
sembrato, se non convinto, almeno colpito. In quella circostanza ho evitato di fargli
rilevare l'altro lato della questione: era evidente che un certo bel lavoro di bricolage
portato a scuola dal figlio era solo frutto dell'attività paterna e che il ragazzo si era
limitato a guardare mentre il padre vi si dedicava. Il concetto di "lavoro
attivo" espresso dal genitore era quindi assai contraddittorio, basato sullo
strumento, non sul metodo.
In sintesi: il grande vantaggio iniziale, legato agli aspetti ludici e
motivazionali della multimedialità va sfruttato attentamente, con chiarezza di obiettivi,
rigore metodologico e collaborazione interpersonale, affinché il processo formativo dei
ragazzi tragga un valido contributo dall'utilizzazione dei mezzi informatici e
multimediali nella didattica.
Lina Donata Rechichi |