| La
scuola media tra immaginazione e realtà
Note sull'articolo di Geminello
Alvi
" Professore, cosa insegna di utile?"
pubblicato sull'Espresso del 23 marzo 2000
"Noi non siamo così, ma se c'è
scritto nell'articolo di questo Alvi, in qualche altra scuola sarà vero..." è
l'ingenuo commento dei miei alunni sull'inattendibile descrizione di una classe di scuola
media: dovevo averli convinti, tempo fa, che un bravo giornalista si documenta sempre,
prima di scrivere....
Chiunque può immaginare quello che vuole, ma
dovrebbe tenere presente che la fantasia e gli stereotipi non portano a conclusioni valide
per la realtà.
"Giova forse talora pensarsi altrimenti:
fingersi in un'aula professore alle medie" si legge nell'elegante incipit di Alvi.
Non gioverebbe di più informarsi,
magari visitando qualche scuola?
In tanto fingersi, Geminello Alvi non sembra sfiorato da una qualsiasi idea creativa sul
come gestire la sua immaginaria lezione, né dal dubbio che gli insegnanti di scuola media
possano essere in grado di svolgere un lavoro qualificato, in condizioni spesso ben più
difficili e complesse di quelle che lui prova a delineare. Tantomeno ha il dubbio che
insegnare possa anche essere affascinante, che la motivazione economica non sia sempre
l'unica nella scelta del lavoro e che non siano solo i più scemi e incapaci a diventare
professori....
Per eventuali più appaganti future fantasie di
docenza, ecco alcuni spunti tratti dalla routine didattica: i miei alunni di terza,
durante le ore scolastiche di questi tre anni di scuola media hanno, tra l'altro, scritto
e stampato libri illustrati; costruito propri, non
"scassinato altrui", siti web; catalogato gli alberi del parco intorno alla scuola; eseguito una riduzione del
"Sogno di una notte di mezza estate" di
Shakespeare, rappresentato il "Sogno" indossando costumi realizzati
da loro con materiale di recupero, studiato latino sino alla
terza declinazione, letto con grande interesse "L'isola di
Arturo" della Morante, ritinteggiato l'aula di un
colore brillante, visto con estremo stupore "L'albero degli
zoccoli" di Olmi, letto l'articolo di Geminello Alvi.
Purtroppo quest'ultima attività li ha
annoiati:
"E' poco chiaro, ci sono troppe
metafore" ha sintetizzato un alunno, poco prima attratto dalla lettura di una
difficile poesia....
Gentile Geminello Alvi,
quando non sa di che argomento scrivere, dedichi, La prego, i suoi esercizi
retorici ad altro, non alla scuola.
Si rivolga, se possibile, ad altri settori, i
cui addetti abbiano la possibilità di rispondere sulla stampa ad alta
diffusione. Le note di un insegnante rimangono nel ristretto ambito dei docenti, non
vengono prese in considerazione dalla stampa Vera, mentre le Sue brillanti costruzioni di
retorica e fantasia vengono lette e prese per buone da tanta gente che non sa nulla della
scuola attuale e che, al pari di Lei, gentile Geminello, è in grado di parlare di
didattica e insegnamento probabilmente solo in base al sentito dire o a vaghe
rimembranze del tempo che fu, di quando personalmente sedeva su banchi (di legno, con
calamai per l'inchiostro, pennini a "torretta" o a "manina" e maestri
dalla bacchetta facile?)
Sono lieta di essere la prima
a informarla che molto è cambiato da allora.
Se mai mi leggerà, La prego di prenderne nota.
Lina Donata Rechichi
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