ALLEGORIA DELLA PITTURA (1666) - JOHANNES VERMEER

120x100 cm Olio su tela - Kunsthistorisches Museum, Vienna

L'artista che rappresenta se stesso al lavoro e' un tema non insolito per la pittura del Seicento: basti pensare a "Las Meninas" di Velazquez. In questo caso e' Vermeer, il piu' virtuosistico pittore olandese del secolo, a mostrarci i retroscena del lavoro di un pittore.

La scena si svolge in un angolo molto ristretto che fa vedere solo parzialmente la stanza luogo dell'azione. Questo spazio e' immancabilmente illuminato da una finestra collocata sulla sinistra. In questa caso la finestra non si vede, nascosta da un pesante e colorato tendaggio. Questa tenda ha la funzione di segnare la divisione tra il nostro spazio e quello dell'atelier, e il fatto che sia scostata sulla sinistra, tenuta ferma da una sedia, da' la sensazione di essere ammessi a sbirciare qualcosa di segreto o di privato.

Il pittore e' intento a fare un ritratto ad una fanciulla che ha in una mano una tromba e nell'altra un libro. Da questi attributi iconografici possiamo intendere che il pittore si apprestava a fare un ritratto di Clio, la musa della Storia.
E' questo un particolare interessante, in quanto Vermeer non usava fare immagini allegoriche, preso com'era dall'interesse ad una rappresentazione scientificamente realistica. Possiamo quindi intendere che in questo quadro non ha inteso rappresentare se stesso, ma un pittore in genere.

Il quadro puo' essere quindi inteso come allegoria della pittura, anche se rimane a monte lo sguardo di Vermeer che nel suo realismo, ovviamente preciso, nel fare questo quadro e' come se ci svelasse cio' che e' dietro, secondo lui, la creazione dell'arte: l'ispirazione che parte sempre dalla realta'.
Sulla parete di fondo appare una carta geografica dei Paesi Bassi, minuziosamente descritta. Anche questo e' un particolare che ritroviamo spesso nei quadri di Vermeer. E' praticamente certo che la maggior parte dei suoi quadri li realizzava tra le sue pareti domestiche, e cio' che vediamo comparire in questi quadri, tipo il pavimento a quadri bianchi e neri, il lampadario o gli altri oggetti di arredo, appartenevano alla casa in cui viveva.

Cio' che appare sorprendente in questo, come in tutti gli altri quadri di Vermeer, e' la qualita' eccezionale della luce. Ogni sfumatura di colore e' attentamente studiata per creare la sensazione piu' esatta possibile della luce reale che entra nell'ambiente. In realta' lo spazio, essendo interno, e' potenzialmente buio. La luce, quindi, tende a prendere in questo spazio una sua precisa fisionomia visiva. La luce si vede. Non sta semplicemente a far vedere le cose, ma si fa vedere lei stessa.
E' proprio in questa straordinaria capacita' di rendere visibile e quasi tattile la luce che si ritrova uno dei maggiori fascini della pittura di Vermeer, che ritroviamo in tutti gli altri quadri da lui realizzati.

Cristina F.