TRIESTE FINO

ALLA PRIMA GUERRA 

MONDIALE

 

Trieste, l’antica colonia romana Tergeste, passò nell’Alto Medioevo sotto i successivi domini di Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi. Diventò libero Comune nel 1060 e fu all’inizio del XIV secolo sotto Venezia. Passata agli Asburgo nel 1382, rimase sotto l’Austria fino al 1918.

A partire dal 1719, con l’istituzione del porto franco a opera dell’imperatore Carlo VI, la città fiorì come centro commerciale, grazie alla sua felice posizione, tra il retroterra danubiano, la regione italica e la penisola balcanica. Accanto ai commerci si svilupparono le attività industriali (cantieri navali, ferriere, raffinerie); per la cospicua immigrazione, Trieste divenne la quarta città dell’impero, dopo Vienna, Budapest e Praga e assunse la fisionomia di emporio in cui si incrociavano popoli, lingue e culture diverse (italiani, tedeschi, sloveni, croati, greci, ebrei).

Dopo il 1866 fu il centro più vivo dell’irredentismo. L’espressione "Terre irredente" fu coniata dal romanziere Vittorio Imbriani, da essa derivò il nome del movimento politico sorto per rivendicare la liberazione dei territori ancora sottomessi all’Austria, come Trieste e Trento. Il 20 dicembre 1882 avvenne l’esecuzione dell’irredentista triestino Guglielmo Oberdan, riconosciuto dagli irredentisti primo martire del movimento, per aver progettato un attentato alla vita di Francesco Giuseppe.

Anche Italo Svevo fu vicino al movimento irredentista, avendo collaborato, a partire dal 1890, all’"Indipendente", giornale irredentista triestino, ed essendo solito frequentare, durante la guerra, il caffè Tergesteo, vicino agli ambienti irredentisti.

Durante l’età giolittiana l’irredentismo acquistò idee nazionalistiche che prepararono un clima favorevole all’ingresso dell’Italia a fianco dell’Intesa nella prima guerra mondiale.

Il 30 ottobre 1918 Trieste si ribellò all’Austria, istituendo un Consiglio Nazionale, prima ancora che giungessero le truppe italiane (3 novembre).

Mz.C.

TORNA SU

torna a menu