JOYCE E SVEVO

 

L'incontro tra Svevo e Joyce, nel 1906, fu un fatto fortuito dovuto alla necessità dello scrittore triestino di potenziare la propria conoscenza dell' inglese per le esigenze commerciali della fabbrica di vernici del suocero in cui lavorava. Il futuro autore dell' Ulysses, allora ventiquattrenne esule "volontario" dall'Irlanda, campava dando lezioni d'inglese.

Secondo la testimonianza del fratello Stanislaus, per Joyce "fu un sollievo immenso, nella noia mortale dell'insegnamento, trovare almeno un alunno con cui poter conversare". Come era inevitabile, quelle lezioni si trasformarono ben presto in discussioni letterarie. Racconta Livia Veneziani in Vita di mio marito: "Fra il maestro, oltremodo irregolare, ma d'altissimo ingegno (conosceva diciotto lingue tra antiche e moderne), e lo scolaro d'eccezione, le lezioni si svolgevano con un andamento fuori dal comune… Si parlava di letteratura e si sfioravano mille argomenti". Pertanto, durante le visite a casa di Svevo, lo scrittore irlandese non disdegnò di parlare dei suoi progetti letterari.

In un'occasione, forse sulla scia dell'entusiasmo per la stesura finale dell'ultimo racconto di Gente di Dublino avvenuta pochi giorni prima (20 settembre 1907), lesse sia a Italo, sia a Livia le pagine più toccanti de I morti, suscitando in loro ammirazione e commozione.

Quello di Svevo e di Livia Veneziani (che in seguito ispirerà a Joyce il personaggio di Anna Livia in Finnegans Wake ) fu "il primo vero apprezzamento della produzione letteraria di mio fratello " - commenterà Stanislaus Joyce - " ad opera di un lettore comune che io mi ricordi, e in parte segna l'avvio della scoperta dello scrittore triestino ad opera di James".

In quello stesso autunno Svevo sottopose al giudizio di Joyce i suoi primi due romanzi Una vita e Senilità, pubblicati senza successo alcuni anni prima. Joyce li apprezzò tanto da incitare il triestino a proseguire nella scrittura letteraria.

Svevo lesse e ammirò Dedalus (1916) e Ulysses (1922), mentre Joyce, a Parigi, ricevette nel 1924 La coscienza di Zeno e promise all'amico il suo interessamento presso Valery Larbaud e Benjamin Cremieux, italianisti francesi, e presso T.S. Eliot. Fu l'inizio della fama: apprezzato in Francia, presentato con finezza in Italia da Montale, Svevo raggiunse un successo clamoroso.

L'amicizia e la consuetudine tra i due scrittori è testimoniata anche dagli scambi epistolari. Nelle lettere a Svevo, Joyce usava una sorta di "pidgin" (gergo) composto da italiano, inglese, dialetto triestino, ricco di ironia.

Gli ultimi atti di questa amicizia furono l'articolo Triestinità di un grande scrittore. James Joyce, pubblicato da Svevo sulla "Nazione" di Trieste nel maggio 1926; la conferenza di Joyce presso la sede della rivista milanese Il Convegno nel 1927 e l'incontro tra i due a Parigi nel 1928, pochi mesi prima della morte di Svevo.

E.A.

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