SILVIO BENCO

(Trieste 1874 – Turriaco, Gorizia 1949)

 

Silvio Benco, entrato giovanissimo nella redazione dell’ "Indipendente" e poi del "Piccolo" di Trieste, fu molto attento alla vita culturale della sua città: nel 1898 scrisse una recensione di Senilità di I. Svevo, una delle poche apparse sui giornali locali; nel 1911 curò la prefazione della raccolta Poesie di U. Saba.

Coraggioso esponente dell’irredentismo, ebbe a varie riprese noie con le autorità austriache, fino ad essere internato a Linz; al ritorno fondò la rivista "Umana" (1918) e collaborò al quotidiano "La Nazione", chiuso nel 1922.

Riprese a scrivere sul risorto "Piccolo", di cui divenne direttore dopo la caduta del fascismo, fino al 9 settembre 1943.

Minacciato di morte, si ritirò a Turriaco, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.

Benco ci ha lasciato oltre cinquemila scritti di politica, storia, costume, critica teatrale, letteraria, musicale: La corsa del tempo, a cura di Umberto Saba, ne raccoglie una parte.

Fu un attento conoscitore della letteratura italiana e straniera; infatti fu il primo a segnalare l’Ulisse di Joyce, e divulgò in Italia la cultura triestina di Svevo.

Tra i suoi romanzi possiamo ricordare La fiamma fredda (1903), Il castello dei desideri (1906) e Nell’atmosfera del sole (1921), la sua prova migliore.

Scrisse inoltre libretti d’opera per Smareglia ("Oceana") e Malipiero.

I suoi saggi più belli sono Gli ultimi anni della dominazione austriaca a Trieste (1919) e Contemplazione del disordine (1946), in cui traccia un bilancio delle trasformazioni storico – psicologiche dell’ Europa del ‘900.

Altri scritti sono: Umberto Veruda, (1907); Trieste, (1910); "Il Piccolo" di Trieste; Mezzo secolo di giornalismo, (1931); Trieste e il suo diritto all’Italia, (1952).

S.R.

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