LA RISIERA DI SAN SABBA

 

La Risiera di San Sabba venne costruita nel 1913 nel quartiere periferico di San Sabba a Trieste e fu adibita alla pilatura del riso. Gli edifici non più utilizzati per la pilatura vennero requisiti durante l’occupazione nazista e diventarono campo di prigionia provvisorio (denominato Stalag 339), per i militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943. Nell’ottobre dello stesso anno l’edificio (successivamente chiamato Polizeihaftlager), venne destinato sia allo smistamento dei deportati in Germania ed in Polonia, sia come deposito dei beni prelevati con la forza, sia, in un secondo tempo, per la detenzione ed eliminazione di partigiani, detenuti politici ed ebrei. Il 4 aprile 1944 entrò in funzione anche un forno crematorio.

Subito dopo l’ingresso della Risiera, in un sottopassaggio, alla sinistra si affaccia la prima stanza chiamata "cella della morte", dove venivano ammucchiati i prigionieri catturati non solo a Trieste, ma anche in Veneto ed in Slovenia, destinati ad essere eliminati dopo poche ore. Secondo le testimonianze dei pochi sopravvissuti, spesso i prigionieri si trovavano in quelle celle assieme a cadaveri destinati alla cremazione. Al pianterreno dell’edificio si trovavano i laboratori di sartoria e calzoleria, dove i prigionieri erano impiegati. Sullo stesso piano vi sono le camerate per gli ufficiali e i militari delle SS e le diciassette piccole celle, in ognuna delle quali venivano "ospitati" fino a sei prigionieri che per giorni o settimane aspettavano la morte. Nelle prime due celle i prigionieri venivano torturati e spogliati di tutto: qui sono stati ritrovati migliaia di documenti d’identità. In un altro edificio a quattro piani venivano rinchiusi in camerate gli ebrei e i prigionieri civili e militari, anche donne e bambini, destinati ad essere deportati in Germania nei campi di Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo in pochi hanno potuto evitare.

Nel cortile interno della Risiera, in prossimità delle celle, sorgeva l’edificio destinato alle eliminazioni, la cui sagoma è ancora visibile sul fabbricato centrale. All’interno di questo edificio vi era il forno crematorio interrato, al quale si accedeva tramite una scala metallica ed un canale sotterraneo, che univa il forno vero e proprio alla ciminiera. I nazisti, dopo essersi serviti fino al marzo 1944 dell’impianto del già esistente essicatoio, lo trasformarono in forno crematorio secondo il progetto di Erwin Lambert. In questo modo la Risiera poté incenerire un numero maggiore di cadaveri. Nella notte fra il 29 ed il 30 aprile 1945, dopo oltre un anno di utilizzo intensivo, il forno crematorio e la ciminiera vennero fatti saltare con la dinamite dai nazisti in fuga, per eliminare le prove dei loro crimini.

Secondo i calcoli effettuati il numero delle vittime cremate in Risiera è oscillante tra le tre e le cinquemila persone. Ma un numero ben maggiore di prigionieri è passato dalla Risiera e smistato nei lager o al lavoro obbligatorio.

Con Decreto del Presidente della Repubblica del 15 aprile 1965 la Risiera è stata dichiarata monumento nazionale; nel 1975 il Comune di Trieste l’ha trasformata in museo, realizzando il progetto dell’architetto Romano Boico.

F.B.

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