BIAGIO MARIN

(Grado, Gorizia 1891 - Grado1985)

Nato in una famiglia di modeste condizioni, compì gli studi classici a Gorizia, frequentò poi l'Istituto di Studi Superiori di Firenze; nel 1912 si iscrisse alla Facoltà di filosofia dell'Università di Vienna e si laureò a Roma, nel dopoguerra, con Giovanni Gentile.

Nel suo soggiorno a Firenze entrò in contatto con Slàtaper, Michelstaedter, i fratelli Stuparich, Giotti e con il gruppo della "Voce".

Dopo aver combattuto come volontario durante la guerra nel 1919, iniziò ad insegnare pedagogia a Gorizia e quindi a Trieste.

Lasciato l'insegnamento, a Trieste svolse l'attività di bibliotecario, prima presso le Assicurazioni Generali, poi al Castello di Miramare e fondò il Circolo della cultura e delle arti.

Conducendo vita appartata e schiva, ha scritto per settant'anni poesie in dialetto gradese. Rimasto sconosciuto per molto tempo, poiché scriveva in un dialetto parlato da poche migliaia di persone, guadagnò notorietà nel 1961, quando P. P. Pasolini gli pubblicò una scelta di poesie dal titolo Solità.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo: I canti de l'isola (1951), Elegie istriane (1963), Dopo la longa istàe (1961), El mar de l'eterno (1967), A sol calào (1974), Pan de pura farina (1976), Stele cagiùe (1977), Nel silenzio più teso (1980), La vose da la sera (1985). E' del 1970 l'antologia La vita xe fiama, a cura di C. Magris.

V.B.

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