IL MINCIO:

ASPETTO POETICO
PAESAGGISTICO

 

Prima di immergerci nella bellezza del nostro fiume, o nei testi di poeti che hanno tentato di capire la sua vita, ci siamo chiesti che significato può avere la parola Mincio.

La parola latina Minctio significa scolo, deflusso, fuoriuscita (dell’acqua dal lago di Garda). Esiste però un’altra interpretazione: nel 1609 Giuseppe Fregni pubblicò uno studio riguardante l’etimologia di alcuni nomi, tra i quali vi è la voce Mincio.

Il fiume Sarca, dopo aver alimentato il lago di Garda (la stessa voce di Sarca cambiata dal popolo in Garda), giunto a Peschiera incomincia il nuovo percorso del Mincio.

Il nome Mincio sarebbe dunque una parola acefala, mancante cioè di una parte iniziale, che le dava un altro significato, forse la parte finale della parola incomincio Alcuni ritengono il nome Mincio di origine preromana celtica.

Sta di fatto che il nostro fiume fu oggetto di interesse e musa ispiratrice di scrittori e poeti. Così il grande Publio Virgilio Marone nelle sue opere parla del Mincio:

... hic viride tenera praetexit harundine ripas
Mincius, eque sacra resonat examina quercu

qui il Mincio ha coperte di verde tenera canna le rive,
e dalla sacra quercia ronzano le api (Bucoliche, VII, 13-14).

... colles
incipiunt mollique iugum demittere clivo

cominciano i colli lasciando scendere dal giogo
il dolce clivo (Bucoliche, IX, 7-8)

Quos patre Benaco velatus arundine glauca
Mincius

Quali il Mincio uscendo dal padre Benàco velato
di cerulea canna (Eneide, X, 205-206).

... quamvis lapis omnia nudus
limosque palus obducat pascua iunco

... anche se pietre nude all’intorno
e stagni fangosi e giunchi ingombrino i pascoli (Bucoliche, I, 47-48).

... pendere procul de rupe videbo

... vedrò lontano pendere dalla rupe (Bucoliche, I, 76).

... cadunt altis de montibus umbrae

... le ombre scendono dagli alti monti (Bucoliche, I, 83).

Dulce satis humor, depulsis arbustus aedis
lenta salix

Dolce l’acqua alle semine, gli arbusti ai capretti
abbondanti, il pieghevole salice (Bucoliche, III, 82-83).

Dante così si esprime

"Ivi convien che tutto quanto caschi
ciò che ‘n grembo a Benàco star non può,
fassi fiume giù per verdi paschi
". (Inferno, canto XX, 73-75)

A noi però piace ricordare come alcuni Monzambanesi del nostro tempo, senza alcuna pretesa, si sono espressi, lasciandosi catturare dal fascino del Mincio.

IL MINCIO

Ora precipitoso come a rincorrere
la tua lucente gioia,
ora lento come a rimirar
gli spazi infiniti,
procedevi maestoso dovunque
il desiderio ti chiamava,
stretto in un affettuoso abbraccio
di erbe e di piante.
Le tue onde pascolavano libere
in tutta la valle.
Dai campi che ancora spandevano
pienezza di profumi,
venivano a te gli animali,
come a provvida madre,
e l’uomo beveva sicuro
le tue limpide acque,
e con i piedi immersi,
solenne come un dio,
ti contemplava sereno,
seppellendo in te ogni affanno,
se l’affanno c’era.
Ma forse come gli uccelli
cantava e amava senza cure.
I pesci e le stelle tessevano il tempo
con infiniti dialoghi d’amore.

(Gino RAMA)

IL MINCIO DOMANI

Hai accettato di diventare un insipido tubo,
come uscito da un lavoro a catena.
Il tuo cammino è un fosco,
cupo mormorio di morte,
che pesante trascini con passo stanco.
I tuoi fianchi sembrano rifiuti di cimitero
e il tuo letto una sorgente
inquieta di gas velenosi.
Le piante non distendono più in te
la fluente chioma e si ritraggono paurose.
I pesci non allietano lo sguardo dell’uomo
che accorato cerca altrove corrispondenza.
La luna non più si ammira
narrando favole d’antico amore.
È scomparsa anche la memoria
dei bagni di fanciulli e delle canzoni
che spensierate lavandaie facevano giocare
sulle tue onde candide:
- il mio cuore alla prima che giunge
- il mio bacio alla prima che prendo.
Possente la nostra chiesa non sta più per salpare
ed il suono delle sue campane non ti risveglia.
Vuoi render muto anche il mare?
Sei figlio della rabbia dei tempi nuovi?

(Gino RAMA)

EL MENS

COME L’ERA

Quando su l’isol lonc
cantaa le canarele
e vardàen de scondò
al bagno le putele.

Dala rosta, l’acqua che saltaa
la tortirola che giráa
e le done, curvade sula barela
che la lesìa, resentaa.

L’onda rabiosa
postada al boiò
l’acqua spartida
dala prea del margò.

No te sè pu te
i t’à ‘n canalà
e senza vighe colpa
le mane i t’à ligà.

Prima che te scape
vorie... podì basate
anca se meno bell
te rispeto e me leo
tant de capèl

(Danilo ROSSI)

IL MINCIO A MONZAMBANO

Ancora
riflette colline fiorite
il borgo antico
tra la chiesa e il castello.

Con una corsa rallentata,
quasi per trattenere
immagini
di un tempo lontano...

Giovani acque
lambiscono dolcemente
gli argini,
non solo per riposare,
non solo...

Ora si sente
un regno senza vita,
freddo oggetto di studio.
Ma forte è la sua voce,
un richiamo per tutti.

Faticosamente ricerca,
e pretende,
la sua limpidezza,
interroga
chiede:
perchè tanta solitudine?
perchè una notte così nera?

Senza più giochi
o strilli di bambini,
canti di lavandaie
o risa di giovani bagnanti.

Rivuole la fiducia,
la vita,
come un amico
cui affidare
i pensieri più segreti.

(alunni 1ª B, a. s. 1992-93)

FIUME AMICO, FIUME ANTICO

Quando l’aria ti rinfresca il viso
e il Mincio ti scorre vicino
lento e tranquillo,
mi sento io
in un altro mondo
di pace e serenità
senza rancori
senza patemi
senza problemi.
Ma quando pian piano
s’allontana
con quel suo colore opaco
tutto s’oscura
tutto se ne va.
Fiume amico
fiume antico
torna a lenire
le nostre ferite
col dolce tuo
azzurro respiro.

(Marina, 3ª B)

GIOVANE MINCIO

Lambisci Monzambano
nel fiore della tua giovinezza,
ancora molte difficoltà
dovrai affrontare,
proteggi le tue acque
limpide e innocenti
dall’uomo disumano,
ancora la tua natura
e i tuoi flutti
giovani ragazze
fanno innamorare,
ritorna quello che eri,
i nostri figli
le loro candide mani
possono bagnare
nel tuo giovane corpo,
rendili felici
attenti alla tua giovinezza,
proteggi il loro amore
per la natura,
il tuo ricordo
nel loro cuore.

(Alessia, 3ª B)

FIUME O CANALE?

Tu civilizzato brutalmente
incanalato usato trattato
esaminato addomesticato...
Non vivi più la gioia
giovane di chi
s’immergeva
Non senti più
il lento fresco canto
delle lavandaie.
Ti affiancano
due riverenti compagni
di sventura
un nome eccellente
Virgilio.
Ti guardo e penso
al passato
al tuo corso mutato
costretto alla vita passiva.
Mincio, ritorna quel che eri,
ribellati.

(Manuel, 3ª B)

 

Testi consultati:

  • Rumino prati di stelle, di G. RAMA.
  • Poesie (en dialet de Mosambà), di D. ROSSI.
  • Salionze tra realtà e immaginazione, di L. POLI, Verona 1997.
  • Escursioni nelle colline moreniche mantovane, di B. BENATO, 1990.

 

Alessio SMELLINI
Manuel ZENEGAGLIA
Marina GIANNETTO
Alessia SERINO
Omar CAPPON


Ultimo aggiornamento della pagina: 22 giugno 1998

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