|
|
|
|
|
Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti, poeta che nacque nel 1888 e morì nel 1970, visse direttamente l'esperienza della prima guerra mondiale come soldato mandato al fronte. Molte delle sue poesie più belle le compose al fronte e trovano nella guerra il loro tema centrale. Anche il testo che stiamo per proporvi è stato scritto al fronte, appartiene alla raccolta "L'Allegria" ed è una sorta di narrazione della vita stessa del poeta attraverso i fiumi che ha incontrato.
Mi tengo a quest'albero mutilato abbandonato in questa dolina che ha il languore di un circo prima o dopo lo spettacolo e guardo il passaggio quieto delle nuvole sulla luna Stamani mi sono disteso in un'urna d'acqua e come una reliquia ho riposato L'Isonzo scorrendo mi levigava come un suo sasso Ho tirato su le mie quattr'ossa e me ne sono andato come un acrobata sull'acqua Mi sono accoccolato vicino ai miei panni sudici di guerra e come un beduino mi sono chinato a ricevere il sole Questo è l'Isonzo e qui meglio mi sono riconosciuto una docile fibra dell'universo Il mio supplizio è quando non mi credo in armonia Ma quelle occulte mani che m'intridono mi regalano la rara felicità Ho ripassato le epoche della mia vita Questo è il Serchio al quale hanno attinto duemil'anni forse di gente mia campagnola e mio padre e mia madre Questo è il Nilo che mi ha visto nascere e crescere e ardere d'inconsapevolezza nelle estese pianure Questa è la Senna e in quel suo torbido mi sono rimescolato e mi sono conosciuto Questi sono i miei fiumi contati nell'Isonzo Questa è la mia nostalgia che in ognuno mi traspare ora ch'è notte che la mia vita mi pare una corolla di tenebre Cotici il 16 agosto 1916 |