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La prossima volta che aprite il rubinetto per lavarvi le mani controllate prima il portafoglio: potreste non avere abbastanza soldi per pagare l'acqua. Quello che era difficile prevedere forse accadrà: nelle zone più calde del pianeta il conflitto rischia di arrivare fino ai rubinetti di casa. Difficile da credere, eppure è questa la strada che da una decina di anni a questa parte il mondo sta percorrendo. Per rendersene conto basta fare come gli esperti del "Center for Public Integrity" di Washington: aprire una carta del mondo ed evidenziarne le zone dove la gestione delle risorse idriche sta passando sotto il controllo dei privati.
Ad un primo sguardo si scoprirà che il fenomeno interessa una sessantina di paesi sparsi in tutto il mondo, per un totale di più di 300 milioni di persone. Se lo stesso esperimento fosse stato condotto nel 1990, sarebbero bastate una dozzina di bandierine per segnare i paesi e il numero delle persone si sarebbe fermata a 50 milioni. Negli ultimi 12 anni, denuncia il rapporto pubblicato dal gruppo degli esperti americani, c'è stata una grande espansione dei "baroni dell'acqua". Le sei grandi multinazionali che controllano quasi la totalità del mercato mondiale, ha aumentato in modo esponenziale il suo potere di controllo della risorsa più importante, anche grazie all'appoggio della Banca Mondiale e di altre grandi istituzioni finanziarie. E nel futuro la situazione potrebbe peggiorare ancora: si calcola che in Europa e in Nord America nei prossimi 15 anni le "Grandi Sorelle dell'Acqua" - le francesi Suez, Vivendi e Saur, la tedesca Rwe, la United Utilities britannica e la americana Bechtl - arriveranno a controllare una fetta variabile fra il 65% e il 75% degli attuali acquedotti pubblici. |