SPESSO IL MALE DI VIVERE
Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
COMMENTO
Il tema di questa poesia è il male di vivere: il dolore che il poeta ha incontrato
nella sua vita.
I due poli della poesia sono "male" e "bene", attorno ad essi sono
costruite le due strofe.
Nella prima ruota tutto intorno al "male" difatti ci sono tre frasi che fanno
capire questo: il ruscello ostacolato dal suo corso; la foglia che si incartoccia e il
cavallo stramazzato.
Nell'altra quartina, invece, ruota tutto intorno al "bene", parla
dell'Indifferenza che è un prodigio e l'unico "bene" di cui si ha esperienza.
MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare,
mentre si levano tremoli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
COMMENTO
È una poesia giovanile (1916) di Montale poi passata negli Ossi di Seppia di cui rappresenta, con molta chiarezza, la tematica di fondo. I versi evidenziano quella riviera ligure di Monte Rosso, divenuta testimonianza del male di vivere col suo paesaggio e le povere creature di una natura arsa dal sole. È' stata scritta in un afoso pomeriggio estivo, dove il poeta trascorreva le ore più calde in un piccolo giardino osservando le piccole cose che lo circondavano. Il tema montaliano della vita come cammino assurdo lungo un itinerario di dolore che mai rivela la sua finalità, come un destino ostile irto di invalicabili "cocci di bottiglia" si offre, nell'ultima strofa, con immemorabile incisività. La muraglia della poesia, lungo la quale l'uomo cammina rasente, simboleggia la vita. Invece i cocci di bottiglia impediscono di guardare al di là del muro, per trovare qualcosa che giustifichi la vita stessa. Vi è anche la metafora delle formiche che vanno avanti e indietro senza una meta e rappresentano la routine priva di senso dell'uomo (biche: è il termine utilizzato per sancire il parallelo tra regno umano e animale). Il mare, che scorgiamo tra le fronde, rappresenta la libertà, la possibilità e la verità.