LINGUAGGIO

Nelle opere di Montale si può evidenziare un andamento discorsivo, narrativo, quasi prosastico.

Il suo linguaggio è concreto, spesso tecnico, antiletterario e antidannunziano (Limoni e Non chiederci la parola). Le parole usate ricercano la precisione ma hanno il grande pregio di cercare la via più diretta e breve con gli oggetti e i particolari. Rifiuta il tono elevato e oratorio e preferisce un modo discorsivo, spesso ironico e epigrammatico.

PENSIERO

Il pensiero di Montale è di origine esistenzialista ed è caratterizzato da una visione pessimistica e sconsolata del mondo e della vita umana. Ispirandosi alle caratteristiche del paesaggio ligure, il poeta riesce a definire la vita come "una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia" (teologia negativa e negatività dell'essere: una volta costatata l'inutilità del vivere, ne deriva angoscia esistenziale). Ma quello di Montale è un pessimismo dialettico, non statico, che proviene dall'intuizione che qualcosa nasconde la verità, le fa schermo, ne impedisce la conoscenza. Di qui la ricerca di un varco che permetta di superare l'ostacolo e che ci metta in contatto con la vita autentica.

STILE

La poesia di Montale muove sempre da un dato reale, da oggetti, da cose che, in una precisa occasione, gli si offrono come segnali per interpretare la realtà. L'oggetto si trasfigura in simbolo. Montale riprende da Eliot l'idea del correlativo oggettivo: esprime le emozioni affidandole ad oggetti, in questo modo da una parte diminuisce l'enfasi romantica dall'altra la rafforza donandole un'oggettività. Esempi: muraglia/vita; cavallo stramazzato/male di vivere; falco alto levato/divina indifferenza.

POETICA

Il poeta "veggente" ha scoperto l'arido vero, sa, ma tale consapevolezza lo rende "indifferente", "diverso" nell'affrontare il dolore.

 

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