1. I tipi "razziali" rinvenuti in quattro regioni come il Vicino Oriente, l’Africa meridionale e orientale, la Cina settentrionale e il Sudest asiatico sarebbero derivati direttamente da tipi locali di H. sapiens arcaico e anche di H. erectus; questa ipotesi policentrica o multiregionale richiede (e qui sta la sua maggiore debolezza) un’evoluzione parallela, per un lungo periodo, in tutto il Vecchio Mondo: si suppone che gli stessi cambiamenti da H. erectus a uomo moderno siano avvenuti, in modo del tutto indipendente, in regioni lontane l’una dall’altra. Dal punto di vista genetico, non è chiaro se un’evoluzione parallela possa procedere per un tempo così lungo, generando alla fine organismi molto diversi da quelli originali ma molto simili tra loro.

2. Altre ricerche paleoantropologiche hanno dimostrato che l’uomo moderno comparve nell’Africa orientale e meridionale molto prima che nelle altre parti del mondo. Le datazioni africane più antiche si riferiscono a circa 100.000 anni fa. La prima comparsa dell’u.a.m. fuori dell’Africa è accaduta in Medio Oriente, dove sono stati scoperti molti resti di Neanderthal e di uomini moderni, a volte molto vicini fra loro, risalenti circa alla stessa epoca di quelli africani. I reperti datati di H. sapiens arcaico e di uomo moderno, provenienti da regioni non africane e non mediorientali, appartengono a un periodo nettamente successivo. Le prime prove della presenza dell’uomo moderno in Europa risalgono a 35.000 - 40.000 anni fa. Infine possiamo dire che l’u.a.m. si sia diffuso a partire dall’Africa e dall’Asia occidentale, verso l’Asia orientale, l’Europa, l’America e l’Australia. Sembra che i primi uomini anatomicamente moderni si siano aperti gradualmente la strada verso est per occupare tutto il Vecchio Mondo, fino a entrare nel Nuovo Mondo da occidente. Le fasi iniziali dell’espansione verso l’Asia e verso l’Europa non sono molto chiare, anche perché quelle regioni erano già popolate da altri tipi umani, e ciò pone ardui problemi, relativi a possibili sostituzioni, mescolanze o fenomeni evolutivi più complessi tra l’u.a.m. e i tipi umani preesistenti, in particolare H. sapiens arcaico e Neanderthal. In alcuni fossili, originari rispettivamente dell’Asia orientale e di quella suborientale, H. sapiens arcaico o tipi umani già presenti in Asia sembrano manifestare caratteri orientali. Se ne potrebbe desumere una continuità locale e quindi un modello policentrico. D’altra parte, se si accetta l’ipotesi di un’espansione verso est dell’u.a.m., l’anatomia di quei fossili potrebbe essere interpretata come il risultato di una mescolanza tra popolazioni immigrate e popolazioni residenti.

Prima della loro scomparsa, i Neanderthal potrebbero avere stabilito relazioni con gli europei moderni, contribuendo quindi alla formazione del loro patrimonio genetico. Sono state formulate tre ipotesi:

- i Neanderthal si trasformarono in europei moderni

- l’u.a.m. del Vicino Oriente sostituì completamente i Neanderhtal

- durante l’espansione dell’u.a.m. dall’Asia ebbe luogo una mescolanza parziale.

I primi u.a.m. ritrovati nell’Europa occidentale, gli uomini di Cro-Magnon, sono tipicamente moderni. Se davvero sono da ritenere i discendenti degli uomini moderni venuti dall’Asia occidentale, sarebbe sorprendente che non avessero subito alcun cambiamento, dopo essere rimasti nell’Europa orientale per alcuni millenni. I ritrovamenti archeologici suggeriscono che gli u.a.m. abbiano avuto alcuni vantaggi rispetto ai Neanderthal, grazie alle diverse tecniche di caccia e di spostamento; non si sono trovate prove di conflitti tra questi due tipi umani. Se ci sono stati progressi nel campo tecnologico, sicuramente vanno attribuiti all'uso del linguaggio verbale, che ha consentito all'uomo di comunicare all'altro uomo le conoscenze già acquisite e di affidargli come patrimonio prezioso le sue esperienze.