LA DE PAOLIS

 Gli Stabilimenti De Paolis nascono come impianti di produzione bellica per la lavorazione dell'acciaio nel 1938 a Roma, sulla Via Tiburtina. Nello stesso anno, in seguito alla promulgazione di un decreto che vietava l'accentramento delle industrie pesanti nella capitale, gli originari capannoni cadono in disuso.
Sono gli anni in cui lo Stato interviene a sostegno dell'industria cinematografica italiana con una serie di misure protezionistiche atte a fronteggiare la diffusione massiccia ed invadente dei film stranieri sul mercato interno, in cui il regime, consapevole del potere persuasivo intrinseco alle immagini semoventi, comincia a
servirsi del cinema come strumento di propaganda, in cui il mito del Duce penetra, in tutta la sua retorica magniloquenza, nelle sale
cinematografiche.
La creazione di un'apposita Direzione Generale per la Cinematografia (1934), di una scuola, il Centro Sperimentale (1935), per la formazione delle nuove leve del cinema italiano e l'inaugurazione, nel '37, di Cinecittà, la grande città del cinema, rappresentano altrettante tappe di una progressiva ideologizzazione del cinema.
Nel 1942 Angelo De Paolis incarica l'architetto Antonio Valente di riconvertire i quattro capannoni industriali costruiti a scopo bellico in altrettanti teatri di posa.
L'anno seguente la Elica Film ottiene la gestione dello stabile, completando la strutturazione tecnica necessaria per la realizzazione delle riprese.
Lo stabilimento, così attrezzato, viene immediatamente preso in considerazione da alcune società cinematografiche, ma nel 1943, per un terribile errore logistico, l'intero complesso viene bombardato a più riprese dall'aviazione alleata e gli edifici semidistrutti.
Con il precipitare degli eventi il cinema, per forza maggiore, tace. Ma pur nello sfacelo sociale, economico e morale in cui versa l'Italia, sono già state poste le basi per quella rinascita artistica e politica che è conosciuta sotto il nome di Neorealismo.

                       

LA DE PAOLIS NEL NEOREALISMO
Cessati gli eventi bellici, Angelo De Paolis riprende la ricostruzione di quella che sarebbe divenuta, con il passare degli anni, la seconda città del cinema della capitale. Nel biennio '46-'47 vengono ultimati i lavori di adeguamento delle strutture e nel 1948 nasce la "De Paolis Industria Cinematografica Romana" S.r.l.. L'anno successivo, con il film "Accidenti alla guerra", interpretato da Nino Taranto, i teatri di posa di Via Tiburtina cominciano la loro attività.
Da questo momento in poi la storia della De Paolis si arricchisce di centinaia e centinaia di titoli con i nomi più famosi del cinema italiano.
A scorrere la produzione italiana dei primi anni del dopoguerra troviamo, accanto a "Roma, città aperta", manifesto ed atto di nascita del movimento neorealistico, tutto un cinema evasivo, piccolo-borghese, bozzettistico che incontra i gusti della maggioranza del pubblico. Da Bragaglia a Freda, da Mastrocinque a Soldati, sono molti i film appartenenti a questo filone che vedono la luce negli Studi De Paolis.
Il decennio successivo vede ristagnare il cinema italiano in una stanca ripetizione di schemi formali e contenutistici del passato. La crisi del neorealismo e il lungo periodo che ne segue, rendono inutilizzabili gli strumenti fino ad allora impiegati e, salvo rare eccezioni, isteriliscono la pianta feconda della cinematografia nostrana.

 

 

In un momento di transizione come questo, caratterizzato, in massima parte, da prodotti di mero consumo, sbocciano autentici capolavori, quasi a testimoniare il prolungarsi di un discorso che confluirà nella favolosa stagione degli anni '60.
"Lo sceicco bianco" (52) di Fellini, "Cronache di poveri amanti" (53) di Lizzani, "Gli sbandati" (56) di Maselli, "Il grido" (57) di Antonioni, "Il bell'Antonio" (59) di Bolognini e molte altre opere degne di nota (citiamo, tra gli altri, autori come Loy, Steno o Zurlini), vengono girate nei teatri di posa degli Stabilimenti De Paolis che, nel frattempo, dato il crescente numero delle lavorazioni cinematografiche, vengono nettamente ampliati.
Soltanto dopo il 1960 però, anno de "L'avventura" e de "La dolce vita", i giovani registi vengono alla ribalta, proponendo un loro tipo di cinema, spesso assai lontano, sul piano economico e su quello estetico, da quello della generazione precedente.
Nasce così il movimento delle "nuove ondate". Tempi e modi diversi vengono proposti da tutta una schiera di autori pronti a ristabilire un rapporto problematico, critico e anche provocatorio, tra pubblico e film.
Si fa strada una nuova attenzione per un rapporto dialettico ed articolato tra soggettività (individuo) ed oggettività (società, storia).
Si ripropone con forza il bisogno diffuso di raccontare l'Italia al presente e al passato, abbracciando figure e tematiche fino a quel momento "proibite": il fascismo, la esistenza, la mafia e la corruzione politica, la realtà della fabbrica e la lotta sindacale.
Questo fermento di iniziative, di proposte, di suggerimenti, rappresenta un panorama articolato e complesso, che non soltanto significa una ripresa culturalmente feconda del cinema italiano, ma favorisce anche un più generale rilancio dell'industria cinematografica nazionale.

De Santis, Bolognini, Damiani, Avati, Montaldo, Comencini, Brass, Agosti, Zampa e molti altri (fra i quali vanno ricordati il polacco Vajda ed il brasiliano Rocha), popolano in questi anni gli studi De Paolis.
"Adua e le compagne" (60) di Pietrangeli, "Divorzio all'italiana" (61) di Germi, "Il giovedì" (63) di Risi, "L'eclisse" (62) e "Deserto rosso" (64) di Antonioni, "Accattone" (61), "Mamma Roma" (62) e "Uccellacci e uccellini" (66) di Pasolini, "Fellini-Satyricon" (69) di Fellini, "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" (69) di Petri e "L'uccello dalle piume di cristallo" (69) di Argento, sono solo alcune fra le opere realizzate negli stabilimenti De Paolis.

 


 

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