DAL LATINO ALL'ITALIANO

Dall'esame dell'Appendix Probi, delle iscrizioni pompeiane proposte, di altri testi latini (soprattutto iscrizioni, graffiti. brani tratti da commedie) e dal confronto con la lingua di testi italiani delle origini (indovinello veronese, brani della Commedia dantesca, Cantico di frate Sole di San Francesco, brani di Jacopone da Todi, poesie della Scuola siciliana) sono state ricavate le seguenti regole generali per il passaggio dal latino all'italiano, che riguardano trasformazioni vocaliche, trasformazioni consonantiche (palatalizzazione, assimilazione, sonorizzazione) e trasformazioni morfologiche.

  • TRASFORMAZIONI VOCALICHE
  • Le vocali in latino si diversificano per la quantità, cioè per essere brevi o lunghe; in italiano la quantità delle vocali non è più avvertita, anche se ha dato esiti diversi.

    Le vocali lunghe per lo più non cambiano:

    A (lunga) A amare amare
    E (lunga) E telam tela
    I (lunga) I vitam vita
    O (lunga) O motus moto
    U (lunga) U fumum fumo

    Le vocali brevi invece cambiano secondo questo schema:

    A (breve) A patrem padre
    E (breve) IE decem dieci
    I (breve) E pilum pelo
    O (breve) UO rotam ruota
    U (breve) O undam onda
    E + vocale I + voc. lanceam lancia

    I dittonghi tendono a chiudersi:

    AE { E

    IE

    caprae capre, Caesarem Cesare

    caelum cielo, caecum cieco

    OE E coenam cena, poenam pena
    AU O paucum poco, caudam coda

    Le vocali brevi post-toniche tendono a cadere:

    calidum caldo, frigidum freddo, bibere *bevere bere

  • TRASFORMAZIONI CONSONANTICHE
  • Per quanto riguarda le consonanti, c'è anzitutto da notare la caduta delle consonanti finali. Abbiamo così caput capo, gentem gente, corpus corpo, poetam poeta, ecc.

    Cade anche la h iniziale (che non era pronunciata):

    hortum orto, homo uomo, hodie oggi, habere avere, honorem onore, historiam istoria storia.

    Le consonanti iniziali per lo più rimangono invariate. Ad es.:

    B iniziale (es: barba-ae barba; bestia-ae bestia)

    C iniziale (es: calcs-is calcagno; creator-is creatore)

    D iniziale (es: damnum-i danno; draco-onis drago)

    F iniziale (es: facies-ei faccia; flagellum-i flagello)

    G iniziale (es: gavia-ae gabbiano; gradus-us gradino)

    Si hanno inoltre i fenomeni diffusi della palatalizzazione, dell'assimilazione e della sonorizzazione.

    PALATALIZZAZIONE
    La palatalizzazione è il processo mediante il quale un suono sposta il suo punto di articolazione verso il palato, divenendo così, da gutturale che era, palatale. In particolare:

    C (pr. dura: K) diviene C dolce

    (pronunciato come nell'italiano "ciliegia")

    } (s)chedula cedola

    centum (pr.chentum) cento

    Caesar (pr. kaèsar) Cesare

    G (pronuncia dura: GH) diviene G dolce

    (come nell'italiano "gemma")

    } gentem (pr.ghentem) gente

    Gigantes (pr. Ghigàntes) Giganti


    NI diviene GN
    } omnis ogni pinea pigna

    venio vegno (nell'it. antico, poi) vengo

    Variano inoltre i gruppi consonantici iniziali:

    BL BI blasphemabilis biasimevole
    PL PI exemplum esempio
    FL FI flumen fiume florem fiore
    CL CHI clavem chiave
    GL GHI glacies ghiaccio glis, gliris ghiro

    ASSIMILAZIONE
    L'assimilazione è quel fenomeno per il quale due consonanti diverse, nel passaggio dal latino all'italiano, diventano due consonanti uguali.

    PT TT aptus atto septem sette octo otto
    CT TT fructus frutto lactem latte
    MN NN columna colonna
    GD DD frigidus *frigdus freddo
    RS SS persica *pessica pesca
    PS SS ipsus *issus esso


    SONORIZZAZIONE
    La sonorizzazione è quel fenomeno per il quale, nel passaggio dal latino all'italiano, alcune lettere da sorde si trasformano in sonore, come ad esempio:

    T diviene D patrem padre matrem madre

    latronem ladrone (poi ladro)

    C diviene G precari pregare secare segare

    spica spiga locum luogo

    B diviene V caballus cavallo plebem pieve

    rubum rovo diabolus diavolo

    P diviene V paupertatem povertà

    episcopum episcopo (poi vescovo)

    TRASFORMAZIONI MORFOLOGICHE
    Una differenza morfologica evidente tra il latino e l'italiano è quella relativa all'articolo, che in latino non esisteva. Ad un certo momento si sente la necessità di precisare meglio il nome, e si utilizza l'aggettivo dimostrativo ille, illa, illud.

    Ecco lo schema di trasformazione:

    illum il
    illum lo
    illam la
    illi i
    illi gli
    illae le

    Anche l'articolo indeterminativo non esisteva, e nasce in italiano dal numerale unus, una, unum, a indicare non "un solo" ente, ma "uno qualsiasi".

    Nel passaggio dal latino all'italiano si verificano inoltre numerose trasformazioni morfologiche che riguardano le declinazioni.

    Per quanto riguarda la I declinazione, mentre la maggior parte dei nomi terminanti in -A è femminile, ne esistono alcuni maschili, che rimangono in italiano (es.: poeta, ae il poeta).

    Seguono la II declinazione (che termina prevalentemente in -UM all'accusativo) i nomi maschili italiani terminanti in -O e i nomi di piante, che in latino erano femminili e in italiano diventano maschili.

    Alla III declinazione invece appartengono sia i nomi maschili che femminili terminanti in -E (per lo più nomi di mestieri). Inoltre derivano da questa declinazione i nomi in -U e -A accentati, come virtù e città, dal latino virtutem e civitatem, che in italiano antico erano diventati rispettivamente virtude e cittade, mentre in seguito è caduta la sillaba finale).

    I nomi della IV declinazione sono in italiano i nomi maschili terminanti in -O (per analogia con la II declinazione).

    Infine sono pochi i nomi italiani terminanti in -E, che derivano per lo più dalla V declinazione e che al plurale restano invariati (species la specie / le specie).

    Si può quindi rintracciare un preciso SCHEMA MORFOLOGICO

    SI PROPONGONO INFINE ALCUNI ESERCIZI INERENTI AL PROGETTO

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