Marguerite Yourcenar a Ravenna 

"Non c'č altra cittą dove si risenta maggiormente dello iato tra l'interno e l'esterno, tra la vita pubblica e la segreta vita solitaria. Sulla piazza il sole riscalda le sedie di ferro davanti alla porta di un caffč; bambini sporchi, donne debordanti di maternitą vociano nelle strade tristi. Ma qui in questa purezza di tenebre ben presto rese trasparenti dall'abitudine, rilucono qua e lą fuochi limpidi come quelli di un'anima in cui lentamente si formino i cristalli della sventura. I pilastri ruotano con la terra. Le volte ruotano con il cielo. Girano in tondo gli Apostoli, come dervisci agli acuti suoni di un valzer lento. Mani divine sospese a caso, vaghe come quelle che sfiorano i volti nelle sedute spiritiche, derisorie come le mani disegnate sui muri per indicarci la strada che abbiamo sempre torto a seguire. Impotenti a ricreare un mondo, queste mani si accontentano di benedirlo.

Uno dei segreti di Ravenna sta in questo confinare dell'immobilitą con la velocitą suprema; essa conduce alla vertigine. Il secondo segreto di Ravenna č quello dell'ascesa al profondo, l'enigma del Nadir. Letteralmente, i personaggi dei mosaici sono minati: hanno scavato in se stessi enormi caverne nelle quali raccolgono Dio. Affondati nelle viscere dell'estasi, partono alla ricerca di un sole di mezzanotte, ai mistici antipodi del giorno. La loro esperienza contraddice lo slancio gotico che tende le braccia a Dio. Rinchiusi in un sogno, imprigionati sotto la campana da palombaro delle cupole, sfuggono alla frenesia del mondo nella serenitą del baratro.

MARGUERITE YOURCENAR, Pellegrina e straniera, trad. E. Giovanelli, Einaudi, Torino 1990.

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