GOETHE SCIENZIATO

Johan Wolfang Goethe (1749-1832), universalmente noto per la sua opera poetica e letteraria, fu anche profondo conoscitore della natura. La sua opera scientifica, che spazia dalla botanica alla zoologia, dalla mineralogia alla metereologia, dall'ottica alla cromatica, nonostante la sua originalità e possibile fecondità per i tempi attuali, è oggi per lo più sconosciuta al grande pubblico e alla comunità scientifica.

Goethe elaborò una "Teoria dei colori": a differenza dello spettro di Newton, con i colori dell'arcobaleno, Goethe mise al centro il rosso porpora, che per lui assunse un ruolo fondamentale all'interno del cerchio dei colori. Egli pensava anche che i colori avessero un'azione morale e sensibile sulla psiche.

 

Nel 1997 l'editore Luni ha pubblicato la prima traduzione italiana della Farbenlehre (Teoria dei colori), uno scritto del 1810 con cui Goethe si prefiggeva di contestare alcuni principi della fisica newtoniana applicata alla luce, dimostrando che esiste un punto di convergenza tra la visione della Natura dello scienziato e quella del poeta. Lo scrittore ha condotto la sua trattazione in due sezioni, una storica e l'altra strettamente scientifico-teorica, riportando la testimonianza di grandi pensatori come Pitagora, Aristotele, Lucrezio, sant'Agostino, Paracelso, Galilei e lo stesso Newton, e mettendo in rilievo lo stretto rapporto che esiste tra l'indagatore della realtà della Natura e il poeta, chiamato a rappresentare la Natura, ovvero alla forma più alta di espressione