Goethe in Sicilia
Wolfgang Goethe sbarcò a Palermo nel 1787. Per un viaggio del genere erano necessari grande coraggio e grande spirito d’iniziativa. Non erano rare le incursioni piratesche alle navi che da Napoli portavano a Palermo. Anche se al tempo di Goethe il Sud era mèta di molti viaggiatori, rimaneva pur sempre un viaggio difficile e pieno di imprevisti. Le strade erano pessime, i costi erano alti in quanto ovunque c'erano dogane: "Per andare in Svizzera partendo da Berlino (annota un viaggiatore) si devono attraversare dieci Stati, bisogna studiare dieci regolamenti, pagare dieci tasse". "Devi avere con te delle buone mappe per controllare sempre in quale parte del mondo ti trovi, e, quando scopri strade e ponti non segnati sulla carta, apporta le dovute correzioni..." "Affronta il viaggio in primavera, non in inverno: così troverai strade non troppo dissestate" (è sempre Friederick List adare questi suggerimenti). I luoghi di cultura erano allora visitati solo da una ristretta minoranza che disponeva di tanti soldi e di tanto tempo. Ma già a quell'epoca si avvertiva nel Mezzogiorno un risveglio, un anelito di apertura al mondo. Sulle strade di Palermo, Brydone si sentì interpellare in inglese (!) da alcuni giovani nobili, e nelle librerie della città scoprì le opere in originale di Milton, di Shakespeare e di Bolingbroke (un celebre uomo politico).
Il viaggio a Palermo fu tranquillo, anche se un vento contrario
prolungò la piccola crociera (durata quattro giorni) e per tutta la traversata
il poeta soffrì di mal di mare. Viaggiava sotto la falsa identità di Giovanni
Filippo Moeller, "commerciante di Lipsia", ma sembrava che
tutti sapessero chi fosse in realtà. Pochi giorni dopo il suo arrivo,
nell’albergo palermitano in cui alloggiava insieme al suo amico Kniep si
presentarono due messi del vicerè per invitare espressamente lui e solo lui, il
celebre autore del Werther, a seguirli nel
palazzo reale. Nel capoluogo siciliano si meraviglia della
sporcizia che riempie i corsi principali, ma sa comprendere anche l'umoristica
rassegnazione degli stessi palermitani (che già allora dimostravano di
conoscere la corruzione nell'amministrazione della loro città). "Nel
giardino pubblico vicino al porto, trascorsi tutto da solo alcune ore
magnifiche. E' il posto più stupendo del mondo." (Palermo, 7 aprile
1787.) Molto interessante la descrizione della sua visita a casa di Giuseppe
Balsamo, ovvero Cagliostro, un personaggio allora conosciuto in tutta
l'Europa. Nel frattempo legge l'Odissea e traccia il piano per il suo
ambizioso dramma Nausikaa. Pochi giorni dopo è a Segesta, dove
cede non solo al fascino dalle antiche rovine, ma anche a quello della botanica
e dei minerali . Intanto il fido Kniep continua alacramente a fare schizzi e
disegni: un'attività di cui Goethe sa bene riconoscere l'utilità. (Lo stesso
poeta aveva più di mille tavole di disegni con sé,
quando tornò a Weimar.)
Girgenti (Agrigento), con i suoi templi greci, lo fa sentire come a casa sua. In
fondo la Grecia, con la sua impareggiabile architettura e la sua suggestiva
mitologia, rimane pur sempre l'ideale più alto della "classicità".
In Poesia e verità, Goethe annoterà, alla data 26 marzo 1813: "Eppure, proprio i più arditi [semidei] di quella schiatta erano i miei Santi: Tantalo, Ixion, Sisifo. Accolti nella cerchia degli dèi, non vollero del tutto subordinarsi, e, perché ospiti insofferenti, si meritarono l'ira dei loro generosi protettori e il triste esilio che ne conseguì. Io li compativo così come li compatirono gli Antichi (...) e, benché sullo sfondo dell'Ifigenia li avessi ritratti come i portavessilli di un'inaccettabile ribellione, è anche a loro che devo la fortunata riuscita di questo mio dramma."
E così scrive J.J. Winckelmann: "Ma in Grecia, dove i sensi e la gioia caratterizzavano la vita anche dei più giovani [...], la natura si mostrava senza veli nella grande lezione impartita dagli artisti." (Da: Werke, dove Winckelmann svaluta l'"odierno benessere borghese" che, all'opposto di quanto avveniva nel mondo ellenico, "reca danno alla libertà dei costumi" invece di incoraggiarla).
Caltanissetta, Catania,
Taormina, Messina... Insieme a J.W. Goethe cavalchiamo (con un barile di vino
attaccato alla sella) attraverso l'intero territorio di Trinacria, rallegrandoci
alla vista delle bellezze femminili dell'isola. E poi siamo nuovamente a Napoli.
"E`vero, qui non si può fare più di qualche passo senza imbattersi in
individui mal vestiti, o vestiti persino di stracci, ma non per questo si tratta
di perdigiorno e fannulloni! Anzi, paradossalmente oserei dire che a Napoli il
lavoro maggiore viene svolto dalle persone dei ceti bassi." E:
"...il cosiddetto lazzarone non è meno attivo di coloro che
appartengono alle classi più alte, ma bisogna prendere nota che qui tutti
lavorano non solo per vivere, ma per godersi la vita; anche nella fatica
vogliono essere felici."