Lawrence presso l'Etna nel 1921
"Viene addosso l'assoluta necessità di muoversi. E quel che è più, di muoversi in una certa precisa direzione. Doppia necessità, dunque: mettersi in moto e sapere per dove. Perché non si può star fermi? È così bello, qui in Sicilia: lo Ionio pieno di sole; il cangiante gioiello della Calabria, come un opale di fuoco mosso nella luce; I'Italia e il panorama delle nuvole di Natale, la notte con la stella del Cane che depone un lungo bagliore luminoso attraverso il mare, come ad abbaiarci contro, e, sopra, Orione in marcia: come ci guarda Sirio, la stella del Cane, come ci guarda, verde levriero del cielo, fiero e splendente!... E poi, oh la regale stella della sera, sospesa a occidente ad ardere intensa sugli scuri precipizi frastagliati dell'alta Sicilia; e poi l'Etna, la perversa strega che adagia le sue spesse bianche nevi sotto il cielo, e lenta, lenta svolge il fumo arancione. Pilastro del cielo, lo chiamavano i greci."
"I pittori cercano di dipingerlo, i fotografi di fotografarlo, ma invano. Invano perché? Perché le catene vicine, con gli ulivi e le case bianche, queste sì sono nostre. Perché il letto del fiume, e Nasso sotto i boschetti dei limoni, la greca Nasso profonda sotto i boschetti dei limoni scuri di foglie e ricchi di frutti, le falde e la base dell'Etna, questi ancora sono nostro mondo, sono nostri. Perfino gli alti villaggi tra le querce, sull'Etna. Ma l'Etna vero, l'Etna delle nevi e dei mutevoli venti segreti, è dietro un muro di cristallo. Quando lo guardo, basso, bianco, stregato sotto il cielo, lentamente srotolare il suo fumo arancione e di tempo in tempo emettere quei suoi aliti di fiamma rosso-rosa, allora devo distogliere gli occhi dalla terra e volgerli all'etere, al basso empireo. E là, in quella remota regione, l'Etna è solo. Se vuoi vederlo, devi stornare gli occhi lentamente dal mondo e muovere, nudo visitatore, per le strane camere dell'empireo. Piedistallo del cielo. I greci avevano il senso della magica verità delle cose. Grazie a Dio sappiamo ancora abbastanza di loro da ritrovare finalmente le nostre affinità. Ci sono tante fotografie e tanti mai acquerelli e quadri a olio che vorrebbero rappresentare l'Etna. Ma il piedistallo del cielo è altra cosa. Bisogna varcare la frontiera invisibile. Tra il primo piano, che è nostro, e l'Etna, perno dei venti nel basso cielo, c'è una linea di divisione. È necessario mutare spirito, è necessaria una metempsicosi. Inutile pensare di poter vedere e cogliere Etna e primo piano insieme. Mai. L'uno o l'altro. Il primo piano e un Etna riprodotto o l'Etna piedistallo del cielo. Perché, dunque, bisogna andare? Perché non restiamo? Ah, che tirannia questo Etna, con i suoi strani venti che gli strisciano attorno in cerca di preda come le pantere di Circe, neri o bianchi, con le sue strane, remote comunicazioni e le sue terribili esalazioni dinamiche. Rende folli gli uomini. Così terribili sono le vibrazioni di elettricità splendida e perfida che dilata attorno, come una rete mortale! Sì, davvero, a volte, un'insolita corrente del suo magnetismo demoniaco afferra i nostri tessuti viventi e sconvolge la vita pacifica delle nostre cellule attive. Si scatena una bufera nel plasma vivente e si crea un nuovo equilibrio. E a volte è come una follia."
D. H. LAWRENCE, Mare e Sardegna, trad. G. De Carlo e E. Vittorini, Mondadori, Milano 1981