Henry James a Venezia

Io alloggiavo sulla Riva, al 4161 quarto piano. La vista dalle mie finestre era una bellezza; la laguna rilucente in lontananza, le mura rosate di San Giorgio, la curva discendente della Riva, le isole lontane, il movimento sul molo, le sagome delle gondole. Qui ogni giorno ho scritto diligentemente e ho terminato, o virtualmente terminato, il mio romanzo. Come ho detto, era una vita incantevole: alle volte mi sembrava troppo inverosimile, troppo festosa. Uscivo al mattino - prima al Florian, per la colazione; poi ai bagni, allo stabilimento Chitarin, poi mi mettevo a vagabondare, guardando i quadri, la vita di strada, ecc., fino a mezzogiorno, quando mi recavo al caffè Quadri per una vera colazione. Dopo di che rincasavo e lavoravo fino alle sei, e certe volte fino alle cinque soltanto. In quest'ultimo caso avevo tempo per un'ora o due in gondole prima di pranzo. La sera ciondolavo, andavo al Florian, ascoltavo un po' di musica in piazza San Marco, e due o tre sere la settimana mi spingevo in casa di Mrs. Bronson. Era una distrazione, ma l'ambiente era troppo americano. A primavera avanzata era giunta da Roma Mrs. V. R., fonte anche maggiore di distrazione. Un giorno sono andato con lei a Torcello e a Burano, portandoci dietro il pasto, che abbiamo consumato in un delizioso canale, nella prima località.

La vita passa, ma l'Italia resta.

HENRY JAMES, Taccuini, a cura di O. Fatica, Theoria, Roma-Napoli 1986

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