"Pallestra" - inaugurata
il 26 marzo 1998
(estratto
dalla relazione dell'anno di prova dell'Insegnante Bimbi Giulia)
Oltre alle attività di tipo manipolativo
e grafico di cui ho già parlato, abbiamo sentito la necessità
di offrire ai bambini di tre anni uno spazio che consentisse un
tipo di attività motoria più vicina alle loro necessità.
L'attività nella palestra fatta insieme con i bambini di
quattro e cinque anni si era rivelata inadatta per loro che si trovavano
spaesati in un ambiente così vasto. Era inoltre limitante
per i bambini più grandi che necessitavano di giochi motori
più complessi e articolati a cui i bambini di tre anni non
riuscivano a partecipare.
Abbiamo quindi deciso di utilizzare la stanza morbida, detta "Pallestra",
per la piscina piena di palline che vi si trova, e abbiamo iniziato
una attività di 40 minuti due volte la settimana da gennaio
a maggio, malgrado l'ubicazione della Pallestra al primo piano
abbia creato non poche difficoltà.
Il percorso intrapreso si è basato sul gioco libero e il
ruolo dell'insegnante è stato quello di osservatore "non
partecipe". La scelta non è stata casuale: era impellente
la necessità di scoprire le dinamiche che ogni bambino metteva
in atto nel rapportarsi ai compagni in un ambiente "libero"
senza la mediazione continua dell'adulto.
Il mio ruolo, in questa occasione e nelle successive, è
stato quello di spiegare ai bambini le regole che avrebbero dovuto
rispettare durante la seduta di psicomotoria. In sintesi: non spingere,
non picchiare, usare la piscina al massimo tre bambini alla volta,
usare solo gli oggetti che di volta in volta venivano indicati,
lasciare la stanza al termine dei giochi, in ordine come era stata
trovata.
Questo momento iniziale che, come ho detto, veniva ripetuto ogni
volta, è stato importantissimo per creare una situazione
calma e rilassata. I bambini dopo essersi tolte le scarpe indossano
i calzini antiscivolo, in questi momenti ho cercato di intervenire
solo dove era indispensabile, infatti anche un gesto, come il riconoscimento
dei propri indumenti e riuscire come molti hanno fatto ad indossarli,
è molto significativo nel percorso di autonomia e valorizzazione
delle proprie capacità che il bambino deve compiere. La stanza
è luminosa con grandi tappeti morbidi di varie dimensioni
dispone anche di un tunnel in legno e una casetta sempre in legno,
inoltre ci sono dei grandi blocchi morbidi a forma di cilindro e
ruote.
I primi incontri sono serviti ai bambini soprattutto per esplorare
l'ambiente e conoscere i nuovi materiali.
E' subito emersa la difficoltà di alcuni a gestire questa
improvvisa libertà: sentivano infatti la mancanza della mediazione
dell'adulto nella gestione dei rapporti con gli altri bambini. Due
bambini, ad es. sono rimasti totalmente in disparte nei primi due
incontri, mentre altri in sezione silenziosi e miti, si sono rivelati
dei veri leaders capaci, non solo di organizzare il giuoco,
ma anche di condurlo.Ogni seduta si conclusa con il momento del
rilassamento: i bambini erano invitati a sdraiarsi sui tappeti e
a tenere gli occhi chiusi e a riposare in silenzio.
Uno alla volta poi, risvegliati da una mia carezza, andavano ad
indossare le scarpe.
Dal terzo incontro ho iniziato a far trovare nella stanza nuovi
oggetti e mi sono soffermata a parlare con loro ogni volta di ciò
che veniva trovato. Inizialmente due grandi lenzuola e altri teli
più piccoli, in seguito scatoloni di varie misure e per finire
palle morbide di varie dimensioni.
L'oggetto diviene in questo caso mediatore nei confronti del corpo
del bambino:
"
è ciò che Winnicot chiama oggetto
transizionale e che noi preferiamo chiamare oggetto sostitutivo
.
Con questo oggetto il bambino cerca un contatto di piacere fusionale.
E' così che possono essere utilizzati i grossi palloni
.
Si possono classificare in questa categoria tutti gli oggetti che
presentano una cavità nella quale è possibile introdurre
il proprio corpo e rannicchiarsi, il più delle volte in posizione
fetale
. E' indispensabile mettere a disposizione dei bambini
piccoli oggetti di questo tipo, che permetteranno loro di proiettare
il loro desiderio fusionale fuori dal corpo dell'altro. Tali oggetti
devono essere di grande dimensione per poter essere vissuti con
tutto il corpo
"
Occorre inoltre tener presente che è proprio dal contatto
con i materiali che si sviluppano le abilità motorie e le
nozioni concettuali.Questa esperienza in Pallestra si è rivelata
estremamente significativa: ritagliare per i bambini uno spazio
tutto loro, raccolto, in cui poter esprimere la propria corporeità
e le proprie emozioni, ha dato modo non solo di osservare dinamiche
relazionali assolutamente irriproducibili in sezione, ma anche di
stabilire con loro un contatto di tipo diverso che soltanto il piccolo
gruppo consente di sviluppare.Gli appunti presi durante le sedute
hanno permesso a me e alla collega di comprendere meglio i bambini
e loro esigenze soprattutto a livello affettivo e relazionale. 
Pallestra La Favelliana
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