
James Joyce
Joyce è considerato non
solo uno dei più importanti modernisti inglesi, ma egli può anche essere
considerato una delle più importanti figure della cultura europea perchè lui
sintetizzò un'intera tradizione culturale ma allo stesso tempo la distrusse.
Nato a Dublino nel 1882 fu il migliore
innovatore della tecnica letteraria del XX° secolo.
Il
volume d'esordio, Musica da camera (1907), comprende 36 elaborate liriche
d'amore, che mostrano l'influenza dei lirici elisabettiani e dei poeti inglesi
di fine Ottocento. Nella seconda opera, Gente di Dublino (1914), una
raccolta di 15 racconti, Joyce ripercorse alcuni episodi cruciali della sua
infanzia e adolescenza a Dublino, creando ritratti memorabili della vita privata
e pubblica nella sua città natale.
La
prima opera di ampio respiro, Dedalus. Ritratto dell'artista da giovane
(1916, tradotto in italiano da Cesare Pavese nel 1933), ripropone attraverso gli
occhi di Stephen Dedalus la giovinezza e la vita familiare dell'autore. Già in
questo romanzo, Joyce fece ampio uso della tecnica dello stream
of consciousness, una soluzione
espressiva in grado di rendere con accurato realismo psicologico tutti i
pensieri, i sentimenti e le sensazioni del personaggio. È di questo periodo
anche la stesura del dramma Exiles (1918, pubblicato in italiano con il
titolo inglese).
Joyce
acquistò fama internazionale con la pubblicazione del ponderoso volume U
lisse,
ispirato all'Odissea di Omero. Il romanzo descrive una giornata della
vita dell'ebreo irlandese Leopold Bloom e, parallelamente, la stessa giornata
vissuta da Stephen Dedalus, culminando nell'incontro tra le due figure. I temi
principali dell'opera, dove Joyce affinò la tecnica dello stream of
consciousness, sono la ricerca simbolica di un figlio da parte di Bloom e la
presa di coscienza della vocazione letteraria da parte di Dedalus. Parte del
romanzo comparve a puntate sulla rivista americana "Little Review" dal
1918 al 1920, anno in cui la pubblicazione fu interrotta perché i contenuti
erano stati giudicati pornografici. L'edizione completa apparve per la prima
volta a Parigi nel 1922.
Finnegans
Wake (1939), l'ultima e più
complessa opera di Joyce, rappresenta il tentativo dello scrittore di esporre in
forma narrativa una teoria della ciclicità della storia. Il romanzo descrive
una serie ininterrotta di sogni compiuti da Humphrey Chimpden Earwicker
nell'arco di una notte. Nell'evanescenza onirica, Earwicker e i suoi familiari e
conoscenti si fondono gli uni negli altri e in figure storiche e mitologiche,
diventando simboli dell'umanità intera. In quest'opera Joyce portò alle
estreme conseguenze la sperimentazione linguistica, ricorrendo a un inglese
personalissimo, frutto della commistione di frammenti di parole in varie lingue.
Nella
maturità, lo scrittore si rivolse nuovamente alla poesia con Poesie da un soldo
(1927) e con la raccolta del 1936. Postumo uscì Stefano eroe (1944), prima
versione di Dedalus.
Joyce
utilizzava una complessa simbologia per evocare quelle che definiva
"epifanie", folgoranti rivelazioni di alcune qualità interiori, e in
questo senso potrebbe essere interpretato come simbolista. Tuttavia le sue opere
maggiori, grazie alle tecniche sperimentali usate per portare alla luce
l'essenza di situazioni realistiche, riescono a fondere nella tradizione
letteraria simbolista quelle del realismo e del naturalismo.
| Collaboratori | Autore | Galleria Immagini | Bibliografia |