Cronistoria attacco del 23.10.1942 come ricordato dal paracadutista Telino Zagati
(Paracadutista nel 186°
regg. Folgore, 6° batt., 16° compagnia)
La giornata del 23.10, come già da
alcuni giorni, salvo qualche scambio di colpi d’artiglieria, era trascorsa
abbastanza tranquilla; per tutti noi ciò era presagio di un imminente attacco
nemico,come purtroppo accadde.Dopo aver ricevuto un
po’ di rancio, nelle nostre postazioni venne a farci visita il Tenente
Cappellano Don Rioli il quale dopo averci Confessati ci comunicò che il mattino
seguente avrebbe impartito la Comunione, quindi avremmo dovuto trovarci in un
posto un po’ più al riparo sotto
un piccolo costone, una cinquantina di metri indietro.Non appena egli se n’andò
il paracadutista della 9^ squadra Cap. Magg. Spinello già veterano d’altri
fronti esclamo!: “Quando in
Jugoslavia arrivavano questi corvi neri (riferendosi bonariamente al Cappellano)
erano sicuri segnali d’attacco.Verso le 19,30
io con i commilitoni D’Amico e Rolla ed
altri tre della 9^ squadra ci
recammo ai comandi di un sergente del gruppo anticarro, verso nord al limite dei
campi minati, armati solo di pale e picconi, e
semivestiti avremmo dovuto costruire un caposaldo più avanzato per
aumentare la difesa. Dopo appena un’ora di lavoro passò ad alta quota un
ricognitore nemico, che lanciò sopra di noi un bengala,
dopodiché tutta la linea nemica s’illuminò di fuoco unito a granate e
fumogeni. Dalle nostre postazioni urlavano all’Armi all’Armi,
noi sei eravamo appiccicati a terra terrorizzati. Giacché eravamo
distanti dalle nostre postazioni disarmati e semivestiti,
con la paura che la fanteria nemica ci attaccasse improvvisamente
approfittando dei fumogeni; Fortunatamente tutto ciò
durò solo 10 ma interminabili minuti dopodiché ritornammo alle nostre
buche a vestirci ed armarci. In una buca vicino alla
mia c’era il Cap. Magg. Vissone
Salvatore, ( mi ricordo che lui era sarto e si era confezionato un paio di
mutandine rosse e blu con la stoffa
di una bandiera catturata al nemico
sul fronte dei Balcani ) Esso urlava perché era stato colpito al basso ventre.
Il Sergente Marchese urlava per richiedere una barella , quando la portarono io
ed il Ten. Brizzolara , portammo il ferito al riparo nel sottostante costone,
ricordo bene che io ero più piccolo del Tenente di conseguenza il peso del
ferito ricadeva tutto su di me. (per la cronaca, nel dopoguerra seppi che il
Vissone fu rimpatriato e guarito in seguito poi morì in un incidente. Tornato
in postazione mi
trasferii nel caposaldo con il Serg Magg Settimo ed il Sergente Marchese,
.e per tutta la notte siamo stati in quell’ inferno a scrutare eventuali
movimenti delle truppe nemiche, non si vedeva niente ma in lontananza
si sentiva uno sferragliare di
mezzi cingolati. Alle prime luci dell’alba vediamo
che il nemico era appostato ad un centinaio di metri da noi si riusciva a
distinguere che accendevano fuochi per scaldarsi il the, mentre noi eravamo
inchiodati nelle buche ad attendere lo scontro frontale. Verso
le 8 dalle nostre retrovie sentiamo gli
artiglieri della divisione Pavia che gridano con gli altoparlanti:
“paracadutisti! state giù nelle buche senza alzare la testa perchè ci
apprestiamo a sparare a zero”
da quel momento iniziò un
infernale fuoco di sbarramento. I carri nemici erano talmente numerosi e vicini
tra loro che non era possibile non centrare un
bersaglio, se sbagliavano la mira centravano quello dietro,o quello di
fianco, nel lo spazio di alcune ore davanti a noi c’era un cimitero
di carcasse incendiate e molto probabilmente il nemico non si aspettava una
resistenza così intensa.
Nel pomeriggio verso le ore 16 sul fronte nord
vennero a darci manforte 4 panzer
Tedeschi contribuirono a distruggere numerosi carri nemici dopo un’ora uno di
essi fu colpito ad un cingolo e quindi immobilizzato, mentre gli altri 3
ripiegarono, e da quel momento, dal punto di vista della mia postazione non vidi
più alcun mezzo corazzato nostro o alleato. Dopo tale
data il nemico si assestò davanti a noi, e sino alla notte tra il uno ed il due
.11.1942, inizio della ritirata, sul nostro fronte solo piccoli episodi di
scambio di colpi d’artiglieria, noi, di giorno sempre in buca poiché eravamo
facile bersaglio dei cecchini appostati tra le carcasse dei mezzi corazzati
distrutti. Il nemico dovette cambiare tattica, e riuscì
a sfondare passando per la litoranea sul fronte delle divisioni Brescia e
Bologna. Dopo quattro giorni di ripiegamento il 6.11.
alle ore 15 circa, dopo un violento nubifragio, che ci
diede modo di dissetarci dopo quattro giorni senza acqua, raggiungiamo le
depressioni di Fuka. Qui
il Col. Camosso dopo averci radunati pronunciò un breve discorso, invitandoci a
distruggere le poche armi, e munizioni rimaste, presentò la forza al Generale
Frattini, concordò la resa con il Comandante inglese, il quale la concesse con
l’onore delle armi. Da
quel momento incominciò l’odissea della prigionia.