Alunna: Anna Maria Ritacco Classe: 1C Liceo Tecnico

"Pezzullo"

Relazione di: "Gente in Aspromonte"

Con il racconto, "Gente in Aspromonte", Corrado Alvaro ci inoltra in una cruda realtà che si nasconde dietro l’impervia montagna dell’Aspromonte, della quale non tutti sanno come possa essere difficile e avversa la vita.

Alvaro oltre a raccontare le sofferenze del protagonista, ci mostra attentamente il paesaggio, le condizioni di vita dei pastori e le sofferenze che spingono gli umani a gesti spregevoli; egli stesso afferma: "E’ una vita alla quale occorre esserci iniziato per capirla, esserci nati per amarla tanta è piena, come le contrade, di pietre e di spine."

L’autore descrive la Calabria con severità, senza tralasciare nulla: denuncia una condizione sgradevole per chi vive fra quelle montagne, ma anche un amore infinito perché, in fondo, è e resterà la sua terra natia; sottolinea con dolcezza, ma con profonda tristezza, la natura e il paesaggio che caratterizzano l’Aspromonte, specie quando utilizza alcune espressioni metaforiche.

La vicenda vede come protagonista Antonello il quale è figlio dell’Argirò, un pastore che ha subìto una grave perdita, gli sono precipitati i buoi nel burrone.

I buoi purtroppo non erano suoi ma del signor Filippo Mezzatesta, un uomo arrogante e avaro tanto da non aver avuto pietà del povero pastore. La famiglia di Antonello dovette allora recarsi dagli "strozzini ", i Lisca, e di conseguenza rifarsi una nuova vita a valle. Antonello, in questo ambiente, dovette scontrarsi con la prepotenza e l’arroganza dei figli del signor Mezzatesta. L’Argirò, oltre ad Antonello, aveva altri due figli muti perciò quando nacque un quarto figlio sano lo chiamò Benedetto e fece di tutto per farlo diventare prete. Antonello, privo di ogni invidia, aiutò il padre a raggiungere il suo scopo e si mise a lavorare, nonostante le continue malvaggità dei coetanei.

Un giorno, però, Antonello non trattenne più la sua ira: la mula del padre, che costituiva l’unica risorsa della famiglia, venne incendiata; con questo i sogni dell’Argirò vennero infranti. Il ragazzo sapeva benissimo chi era il colpevole e una notte decise di farsi giustizia da solo appiccando fuoco al bosco di Filippo Mezzatesta; per quest’ultimo è la fine poiché il suo bestiame è andato in fumo, ma per Antonello vi sarà di peggio.

Egli trascorre i suoi ultimi giorni di libertà sulla montagna continuando ad aiutare la famiglia e gli amici, purtroppo arriva il giorno della sua cattura. Antonello è felice di ciò perché potrà parlare con la Giustizia, non sapendo però che essa è in mano alla fredda Legge, la quale lo giudicherà colpevole.

In quelle aule non c’è posto per i sentimenti e le ragioni che lo hanno spinto a farsi giustizia e a commettere tale errore. 


Indice generale