| I.T.C.
"G. Pezzullo"
Cosenza |
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Didattica |
La Sila è la principale attrattiva e la più grande ricchezza,
almeno potenziale, del lembo più a sud della penisola italiana.
Il nome Sila deriva dal greco "hile" che corrisponde al latino "silva".
Circondata da due mari, lo Ionio e il Tirreno, si presenta d'inverno come un grandissimo fiore di neve nello sfondo del mare azzurro e d'estate come uno splendore di verde nella maestosità del cielo sempre limpido che si rispecchia nei mari e nei laghi di cui tutto l'altopiano è costellato.
Avvicinandosi alla Sila, le montagne sembrano orride e inaccessibili: è il paesaggio della Presila. Codesti rilievi presilani sembrano come lo stelo della rosa che impedisce con le sue spine l'accesso al fiore; ma quando poi si giunge sull'altopiano, sulla rosa, il paesaggio quasi miracolosamente si trasforma: splendide colline rivestite di ginepro, ginestre e cespugli di montagna, che si sprofondano nelle ampie vallate ove dominano i pini e gli abeti secolari dal fusto gigantesco e dall'altezza vertiginosa e finiscono nei meravigliosi laghi Ampollino, Arvo e Cecita dove l'azzurro del cielo gareggia con quello delle loro acque, la frescura delle sorgenti con la limpidezza del loro specchio, il mormorio dei numerosi ruscelli e delle violenti cascate con il lieve frastuono delle loro onde agitate dalla brezza che lassù è continua.
La
visione più alta della Sila si ha dall'alto di Botte Donato, il
monte più alto della regione (m. 1928); girandosi contro il sole
di mezzogiorno, cioè verso il nord, si ha subito ai propri piedi
l'azzurro profondo del lago Cecita, a sinistra, più lontano, l'immensa
distesa essa pure azzurra del Tirreno, a destra quella dello Ionio e immediatamente
dietro le due macchie celesti del lago Ampollino e del lago Arvo che sono
i più grandi dell'altopiano della Sila.
Si ha l'impressione di vedere come una lotta tra il verde della terra e l'azzurro dei laghi: in essa il verde ha il predominio sulla terra, mentre invece l'azzurro dei laghi si prende la rivincita confondendosi con quello del cielo.
In lontananza si vedono qua e là le macchie rossastre dei tetti delle numerose cittadine che costeggiano la Sila e cioè la Presila, quasi come gioielli di una corona: S.Giovanni in Fiore, Longobucco, Spezzano, Bisignano, Rogliano, Scigliano, Colosimi, Bianchi, Soveria, sono i principali. A Nord-Ovest appare la grande macchia di Cosenza nella vallata, ove il Crati e il Busento si uniscono, e a Sud-Est la grandissima macchia di Catanzaro ormai sul mare.
Da quassù, da Botte Donato, si ha la visione non solo orografica della Sila e cioè la veduta delle cime più alte come Montescuro (m.1640), Monte Volpintesta (m.1708) attorno al lago di Cecita, il Monte Nero (1881) tra il lago Arvo e l'Ampollino e altre montagne che si elevano sull'altopiano come pedine su una immensa scacchiera, ma si può anche avere l'idea di tutta la regione silana fino ai punti dove essa si spegne, a Nord sulle vallate di Sibari, a Est lungo il fiume Crati che, come un arco d'argento, procede da Cosenza a Sibari, a Sud-Ovest declina fin verso il mar Tirreno e a Sud-Est fino allo Ionio lungo le marine di Catanzaro.
Una delle
attrattive più suggestive della Sila, oltre i grandi alberi, è
l'acqua: sembra l'altopiano il regno delle acque ove torrentelli e cascatelle
si incrociano e si inseguono in un mormorio continuo. Anche i laghi non
sono altro che le sorgenti dei fiumi. Ogni lago ha generalmente due emissari:
uno verso lo Ionio, attraverso il fiume Neto e l'altro verso il Tirreno.
Così dall'Ampollino si forma il Savuto, ricco di anguille e di trote,
conosciuto dagli antichi con il nome di "Sabatus" e terminante nel Mar
Tirreno nei pressi di Amantea. Si forma da esso anche il Neto che va a
terminare nello Ionio. Tenuta presente questa particolarità, viene
molto arduo tracciare con precisione nella regione silana una linea qualsiasi
di spartiacque.
Per
tutte le sue bellezze, la Sila è stata definita, forse non a torto,
"la villa d'Europa"(1). Infatti potenzialmente lo potrebbe essere
davvero. Cito con commozione le parole dello spagnolo José Borjes
nel 1861. Costui, sbarcato in Italia per riconquistare il regno ai Borboni,
braccato ormai da tutte le parti e deluso per la sua avventura andata a
monte, pur fuggendo di giorno e di notte per raggiungere quanto prima il
non vicino confine dello stato pontificio, trovò il tempo e l'occasione
per annotare nel suo taccuino questo giudizio sulla Sila: "Giardini, fontane,
ruscelli, casette, palazzi con ponti levatoi e, a piccole distanze, boschetti,
rendono questo luogo il soggiorno di estate il più incantevole che
io abbia mai veduto. In breve, è una Arcadia, ove le pietre, se
volassero, si fermerebbero per vedere, ascoltare, ammirare"(2).
(1) S.Meluso: Il volto del coraggio. Ed. Nuova Esperia
Cosenza 1967 pag. 29.
(2) G.Valente: Turismo in Sila in XIV Festa nazionale
della montagna. Altopiano Silano-Botte Donato 12 Settembre 1965. A cura
dell'ispettorato ripart. delle Foreste di Cosenza pag. 28.