I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

UN DOCUMENTO DI NOBILTA' DEI CARACCIOLO ROSSI

di Vincenzo Napolillo 

La grandezza della famiglia Caracciolo si legge nella munifica concessione fatta dall’imperatore Filippo II di Spagna, figlio dell’imperatore Carlo V d’Asburgo. Il diploma scritto il 25 aprile 1589, in "Regia de Areca", ebbe esecutoria dal viceré Juan de Zuniga, conte di Miranda, e dal suo Collaterale Consiglio, il 6 giugno dello stesso anno. Ho ritenuto di tradurlo per intero dal latino, perché fa menzione d’illustri personaggi, sin dai tempi dell’imperatore Federico II, che lasciarono retaggio, con le loro gesta, di gloria e fama alla Casa Caracciolo. Ecco il diploma da me riportato per intero: "Essendoci stata rivolta una supplica a nome dell’illustre consanguineo fedele, a noi diletto Marino Caracciolo, nel nostro Regno della Sicilia Citeriore, e valutati tanto i suoi meriti, quanto della sua nobilissima famiglia, nella quale abbiamo appreso che da duecentocinquanta anni fiorì una grande quantità di uomini eccellenti in ogni genere di gloria e di titoli, e (valutati) i servizi spesi con diligenza per noi e per la nostra corona, ci degnassimo di elevarlo e di promuoverlo dalla dignità di Duca all’alto rango di Principe, né ci sfugga quanto gli antenati dello stesso con altri operarono in tutte le cose, valorosi e rispettosi dei loro Re, quindi soprattutto di Giovanni Caracciolo di cognome Rosso, che avendo ottenuto dall’Imperatore Federico la prefettura, per difendere Ischia contro gli assalti nemici, preferì piuttosto essere bruciato vivo in una torre che venire in potere dei ribelli. E dal momento che l’eminente Enrico Caracciolo, ciambellano del predetto nostro re della Sicilia Ulteriore, ricevette in quel tempo dalla Serenissima regina Giovanna prima di quel nome, come premio per le cose bene operate la città di Gerace, insignita dell’onore di Contea e quello stesso beneficio a memoria dell’ottimo genitore, dopo la morte di lui, fu trasferito dalla medesima (Giovanna) ad Antonio figlio degno di tale padre.

Anche Ottino Caracciolo, gran cancelliere dello stesso Re, parimenti per la liberalità della serenissima regina Giovanna seconda e per l’egregia sua virtù, ottenne la città di Nicastro, similmente accresciuta della dignità di contea, con mero e misto imperio. Inoltre, il defunto, assai reverendo in Cristo, frate Marino Caracciolo, cardinale e legato apostolico presso Massimiliano e Carlo, invittissimi imperatori, progenitore e padre, miei chiarissimi signori, per gli utili servigi che rese in cose numerose e di grandissima importanza e si affaticò moltissimo per concludere la pace col re degli Inglesi e i Veneti, governò lo stato e il dominio milanese, con grandissima lode di prudenza ed equità, per commissione dello stesso Imperatore e mio signore rispettabilissimo, e metteva, nello stesso modo, Carlo Caracciolo nell’amministrazione della provincia di Capitanata della Contea del Molise e inoltre suscitò il meraviglioso amore del suo principato e la fama e inoltre Domizio Caracciolo, padre del citato Duca di Atripalda, rese, con gloria non minore del suo nome, la provincia dell’Abruzzo e nella stessa strenuamente fece la leva di duemila cavalieri, per la sicurezza del medesimo, e infine lo stesso Duca Marino Caracciolo della paterna e avita virtù, come ricevuta insieme con l’eredità, rimase fermo sulle sue orme e si distinse nella battaglia navale presso il promontorio di Anzio contro i Turchi, nemici giurati della nostra religione, sotto gli auspici dell’illustrissimo Giovanni d’Austria nostro fratello carissimo, diede prova felicemente e in ogni combattimento d’uomo forte.

Avendo meritatamente analizzato tutte queste cose, siamo indotti nell’accogliere la petizione dello stesso in aperta testimonianza della nostra benevolenza verso di lui a ritenere di aggiungere all’ornamento del Ducato anche il titolo di principato alla città di Avellino, che legittimamente tiene in feudo, come asserisce, nel suddetto nostro regno della Sicilia citeriore, e possiede da noi e dalla nostra casa.

Quindi in perpetua continuità dei presenti (scritti), la decisione avrà per tutti i tempi validità per sicuro volere nostro e potere del Consiglio Collaterale, per grazia speciale e regia autorità nostra il suddetto Duca Marino Caracciolo e i suoi eredi e successori, in ordine di discendenza principi della città di Avellino, che egli tiene in feudo coi legittimi titoli da noi e dalla Regia Corte del suddetto nostro Regno di Sicilia Citeriore e possiede coi suoi castelli, terre, vassalli e dei vassalli, redditi, diritti, atti giurisdizionali e con integro stato secondo la formula dei suoi privilegi e investitura, facciamo, costituiamo, creiamo e in perpetuo reputiamo la stessa città di Avellino e i suoi membri e il distretto solleviamo, col titolo di Principato, e innalziamo all’onore e dichiariamo il suddetto Marino Caracciolo e i suoi eredi e successori in ordine successivo come sopra e nominiamo Principe della detta città di Avellino".

L’insegna della famiglia Caracciolo Rossi è un campo diviso per mezzo, di cui la parte di sopra è di colore azzurro e l’altra metà in basso di tre bande d’oro poste in campo rosso.

 

 

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