| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
UN TUFFO NELLE RIME E NELLE NOTE DI ROCCO DOCIMO
di Vincenzo Napolillo
Nella poesia dialettale calabrese un posto di riguardo spetta a Rocco Docimo, che ha saputo usare - anche letterariamente - la parola in vernacolo rosetano, che vive per una sua storia particolare e trova nell’amore per la donna e per il paese nativo il movente effettivo e principale delle composizioni liriche. In quest’ottica, la lirica di Rocco Docimo non è «alternativa» a quella in lingua nazionale, poiché l’amore, che è un sentimento universale, è l’asse portante di questa espressione parallela della poesia di Rocco Docimo, che s’incardina in un ambiente popolare e musicale.
I componimenti, che sono cantati da bravi artisti, sono stati musicati di Vincenzo Medardi, da Antonio De Rose e dallo stesso Docimo e costituiscono lo specchio di comprensione aperta al reale e alla sinfonia d’amore.
La trasparenza ritmica dei versi si risolve in immagini e visioni pregnanti di autenticità e verità.
Il poeta apre le braccia alla vita e al ricordo della Rositanella, dagli occhi neri, semplice e graziosa.
Sfilano piacevolmente davanti le visioni, come quella indimenticabile della donna vestita di bianco (vestuta de jancu), che si reca a prendere l’acqua fresca alla fontana e lancia un’occhiata assieme alla freccia che colpisce il cuore: «Guardami e fammi cuntientu/ Si mi vu beni e mi dici di sì».
Mosso da forte richiamo, Docimo vuole intrecciare e regalare alla sua donna una collana d’oro, fatta non di coralli «ma di pezzarielli di lu cori».
Nelle composizioni l’endecasillabo s’alterna con il settenario; ma il cuore rimane sempre vigile, ed ogni occasione è buona per vibrare con le corde dell’anima e con pensieri toccanti.
Si staglia nella mente di Rocco Docimo la figura della Montagnola, che parte all’alba, «cu lu rituortu e la cammisola», e ritorna a sera, quando nel cielo già brillano le stelle e la luna «accarizza li capilli».
Questa luna rosetana, che s’affaccia sopra Donnumari e guarda li Destri e la Cutura, li Suvaretti e Stiu, la Cumma e pure Arente, lu Fossatu e lu Pedalu e tutto il panorama dell’antico borgo medievale, è simbolo di sorrisi, di gioia vera e di crescita.
I versi e le rime di Rocco Docimo hanno valore musicale; sono schietti canti popolari e non populisti, frutto di un’ammirevole versatilità, e sono come una musica che sale dall’anima e che s’intride di più sapori, umori ed emozioni, di un coerente cammino lirico, di sentimenti e di preziose ispirazioni alle memorie e alla consanguineità con la gente di Rose, specialmente con quella che vive in America o altrove e che è più legata alle tradizioni.
Non si può considerare Rocco Docimo un tardo romantico, perché nelle sue composizioni, pur così ricche d’intenso rammemorare e di rivisitazione o tuffi nel passato, si trovano stati d’animo inquieto accompagnati da un senso di modernità ansiosa.
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