I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

UN’OPERA POSTUMA DELLO STORICO CURIA

di Vincenzo Napolillo 

La città di Bisignano ritorna alla ribalta della storia e dell’arte per il libro postumo di Rosario Curia, uno storico di professione, che si dedicò con passione allo studio del suo luogo nativo, senza cadere nel campanilismo, e concentrò la sua ricerca precisa e chiara su un terreno per molti aspetti inesplorato.

Il suo lavoro, Città di Bisignano - Monumenti storici e memorie (Cosenza, 2010), è stato pubblicato a cura del figlio Gianclaudio Curia, amante della fotografia e della ricostruzione delle attività artigianali dei vasai, dei liutai della famiglia De Bonis, dei fabbri, dei falegnami, che hanno sviluppato l’economia ed hanno arricchito d’opere pregiate la comunità di Bisignano.

Rispetto alla questione metodologica, Rosario Curia, in una prospettiva d’indagine che partiva dalla contemporaneità e arrivava all’antichità, approfondì gli aspetti del tutto ignorati o che rimanevano ancora in una zona d’ombra, portando costante attenzione per le iscrizioni, per le lapidi, per le chiese, per il castello, per i palazzi, per le strade, per le piazze, per l’onomastica, per i monumenti, per il corredo iconografico ecc. Andando alle fonti documentarie più cospicue, Rosario Curia approdò allo studio degli intrecci tra la sfera del potere politico e la sfera religiosa, tra il sistema «gentilizio» e la costruzione dell’identità cittadina.

Ricollegò il toponimo a Besidiae, città dei Bruzi citata da Tito Livio, e prese in considerazione i ritrovamenti archeologici e il tracciato della Via Popilia per affermare che Bisignano affondava le radici in epoche remote.

Lanciando invettive e pesanti accuse, lamentò, con tutta sincerità, lo smantellamento della fortezza e d’altri magnifici edifici pubblici e privati sopravvissuti ai grandi sconvolgimenti e alle calamità, ma «distrutti e deturpati soprattutto dalla mano dell’uomo».

Assicurò anche in altre pubblicazioni che la diocesi di Bisignano ebbe come primo vescovo documentato Anderamo, il quale partecipò al Sinodo di Roma, convocato dal papa greco Zaccaria, lodato oltre misura nel Liber Pontificalis.

Curia vantò che il beato Proclo, discepolo di San Nilo, fu monaco basiliano di vasta cultura e raccontò che Roberto il Guiscardo sequestrò, in Soverano, Pietro di Turra, il ricco governatore di Bisignano, che si era recato «a parlamentare con gli alleati Normanni».

Precisò che l’imperatore Federico II di Svevia, nella sua politica di sviluppo dell’economia e dei traffici, concesse di tenere in Bisignano la fiera-mercato (che si svolge dal 14 al 17 settembre), che costituì, nei secoli successivi, «il più imponente e importante mercato fieristico della Calabria centro-settentrionale soprattutto per il commercio di animali oltre che per le altre mercanzie».

Nel Basso Medioevo, la prosperità demografica collocò Bisignano, precisamente nel 1279, fra le cittadine della regione con il maggiore carico fiscale.

I principi Sanseverino costituirono un formidabile complesso feudale, che fu definito da Benedetto Croce, «uno Stato nello Stato» del Regno di Napoli.

I Sanseverino, nonostante il crollo delle fortune della loro famiglia principesca, aborrirono, come scrisse Gabriele Barrio, sempre la tirannide e «furono forti per giustizia, clemenza e liberalità».

L’icona della Madonnella Nigra, proveniente dall’Oriente, sopravvisse, come quella del Pilerio di Cosenza, alle lotte dell’iconoclastia, ma scomparve per incuria e latrocinio.

La cattedrale con i meravigliosi affreschi d’Emilio Iuso di Rose, le altre chiese, le catacombe, i numerosi monasteri, le edicole, il ghetto ebraico, le confraternite, il Crocefisso ligneo scolpito da Frate Umile da Petralia nel 1637 (uno dei pochi da lui datati), la monumentale statua della Madonna delle Grazie, opera di Antonello Gaggini, «insuperabile nell’arte di modellare e scolpire Madonne», l’organo barocco di Mauro Gallo (1750), le fontane, le famiglie nobili, Frate Umile da Bisignano, al secolo Lucantonio Pirozzi, proclamato Santo da Giovanni Paolo II, costituiscono la nobile e lineare testimonianza lasciata in eredità, senza sentimentalismo, ai cultori di storia e di arte.

La nuova pubblicazione rispecchia, infatti, con singolare vigore, la magnanimità di Rosario Curia, storico accreditato, che seppe comprendere e fare capire che la conoscenza dal passato significa coscienza del presente e che ogni popolo, a sua volta, è organicamente collegato al suo passato.

È stato scritto, inoltre, che ogni pietra di Bisignano «ha una storia da raccontare». Rosario Curia la raccontò mirabilmente, affrancandola da errori e innestandola sull’attualità vivente delle umane vicende.

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