| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
MATTIA PRETI E IL GIUBILEOdi Vincenzo Napolillo
Innocenzo X (Giambattista Pamphili), che fu protettore del Bernini e del Borromini, intimò, il 4 maggio 1649, la celebrazione dell’Anno Santo (o Giubileo), con la Bolla Appropinquant, dilectissimi filii. La vigilia del Natale I650, il Pontefice aprì la Porta Santa in S. Pietro e spedì, secondo il solito, i Cardinali Legati per la stessa funzione alle altre tre Porte Sante.
All’epoca, in Roma, era grande l’autorità di D. Olimpia Maidalchini, cognata del Papa e suocera di D. Olimpia Aldobrandini, principessa di Rossano. E’, però, esagerato affermare che il 1650 fu il Giubileo di D. Olimpia Maidalchini, anche se, nel Palazzo Pamphili di piazza Navona, ella organizzò, sotto la sua presidenza, un comitato di signore romane, per accogliere i pellegrini.
I cosiddetti "romei" arrivarono da diverse parti del mondo, dalla Francia, Spagna, Germania, Polonia e da altre Province; ma particolarmente vi fu il concorso, come sostenne Giacinto Gigli, di tutta l’Italia, così di uomini come di donne, "e in particolare dalla Puglia, Calabria, Sicilia ed altri Paesi più che non furono nell’Anno Santo di Urbano VIII".
Magnifici spettacoli di devozione furono offerti dalle Confraternite, che giunsero nei sobborghi di Roma e si adunarono in luoghi stabiliti, per mettere in ordine l’esercito cristiano.
Scrisse Gigli: "Si innalzavano gli stendardi e le insegne della Beata Vergine, e le immagini dei Santi protettori e protettrici in statue intere; si disponevano le schiere, le cappe che di bianca tela erano fatte a foggia di sacco, le candele, le lampade, ed altre cose. Mentre in questa guisa procedevano, un’altra Compagnia che usciva da Roma si faceva loro incontro, e dopo scambievoli abbracciamenti erano condotti a pubblici e spaziosi Ospizi provveduti di vivande con lodevole esempio".
Il Pontefice, ritratto dal pennello di Velàzquez, fece molte elemosine ai poveri pellegrini e 254 Compagnie furono ricevute dalle Confraternite di Roma, cui erano aggregate.
In piazza Navona, dove Mattia Preti abitava in casa di Caterina d’Asissi, presso la Parrocchia di S. Andrea delle Fratte, Donna Olimpia Maidalchini ricevette, con onorevole accoglienza, la Confraternita del suo feudo, intitolata al SS. Sacramento di S. Martino al Cimino (VT), che alzava il gonfalone dipinto da Mattia Preti di Taverna (CZ), il quale era stato proposto ai Padri di S. Andrea della Valle, per gli affreschi "che dovevano farsi nel Coro".
Mattia Preti eseguì, nel 1649, con la mediazione di Don Marcello Ananìa, "famiglio" della Maidalchini, e del conte Ramazzotti, lo stendardo giubilare raffigurante S. Martino, nella faccia anteriore (recto), e il Salvatore del mondo, nel verso opposto. Un elegante episodio di carità cristiana, che si trova in un quadro di Mattia Preti, dipinto per la famiglia Alimena di Montalto Uffugo (CS), apprezzata per la nobiltà e la sua appartenenza all’ordine dei Cavalieri di Malta.
Il quadro di S. Martino, voluto da Alimena, feudatario di S. Martino di Finita (CS), ha preso una destinazione ignota. E’ strana soprattutto la "rassegnazione" dei cittadini di Montalto Uffugo, privati della visione d’una notevole opera d’arte.
Links
- PROPOSTA DI LEGGE: Celebrazione del terzo centenario della morte di Mattia Preti
- Le opere di Mattia Preti sul sito CGFA di Carol L. Gerten
- Indice delle immagini al Museo Nazionale d'Abruzzo
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