I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

LA PITTURA DI MATTIA PRETI
RISCOPERTA DA UN VIAGGIATORE STRANIERO
di Vincenzo Napolillo 

Vari autori danno, nel volume Italia pittoresca, pubblicato a Parigi nel 1835, un quadro storico e descrittivo: la Calabria è trattata da Charles Didier, che così scrive della pittura di Mattia Preti.

Il testo, in lingua francese, è da me tradotto alla lettera:

A due miglia da Catanzaro, dalla parte di Cosenza, è la piccola città montanara di Taverna, patria del pittore Mattia Preti, detto il Calabrese. Nato in un’epoca di decadenza, egli fu fedele alla tradizione dei maestri, e continuò il Guercino con una superiorità che ha fatto più d’una volta confondere le loro opere. Preti è il primo pittore napoletano, almeno quanto al disegno; la sua tinta è un po’ grigia e malinconica come quella d’Andrea del Sarto.

Per quanto riguarda la sua vita, essa fu avventurosa e piena d’opere. Egli viaggiò molto, uccise in duello io non so quanti uomini, ciò che non gl’impedì di essere nominato cavaliere di Malta e commendatore di Siracusa. Egli morì molto devotamente a Malta nell’ultimo anno del XVII secolo: egli aveva quasi novant’anni.

Il richiamo alla lezione di Andrea del Sarto è pertinente: il pittore fiorentino morì di peste, il 22 giugno 1530, a 43 anni d’età.

Mattia Preti illustrò, nel 1657, sulle porte di Napoli, i voti della cittadinanza, per la fine della pestilenza. Di recente è stato restaurato l’affresco sulla Porta di S. Gennaro a Foria. Vi compaiono i Santi protettori: la Madonna col Bambino e, ai loro lati, Gennaro e Francesco Saverio. Il cartiglio dietro la figura implorante di S. Francesco Saverio, il quale fu uno spagnolo dell’Ordine dei Gesuiti, che affidarono l’incarico di dipingere i voti a Mattia Preti, è scritto alla rovescia; ma uno specchio rifletterà chiaramente il motto latino: Satis Domine. ("E’ troppo, o Signore!").

Mattia Preti, che lavorò a Napoli nell’arco temporale 1653-1660, non pervenne soltanto a soluzioni "tenebrose" e drammatiche, ma espresse anche significati metaforici, come richiedevano i tempi, e seppe usare le più diverse influenze con tanta autonomia da apparire un eclettico. Egli si colloca nel Barocco mondiale, che indica, per alcuni critici, una perla non perfetta nella forma e, per altri, un ragionamento complicato. Ciò non vuole dire che egli non possedette una sua possente individualità artistica.

Dopo lo studio di Benedetto Croce, il Barocco ha perduto il significato dispregiativo e polemico.

Mattia Preti visse in un’epoca di profonde trasformazioni e di disagio sociale. Lavorò con il pennello ad affermare la grandiosità della religione cattolica e affilò la spada dell’ordine gerosolimitano di Malta contro gli infedeli e non contro altre persone, come pretese, senza documentazione storica a riguardo, il suo biografo Bernardo De Dominici.


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