I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

Fra pestilenze e terremoti la “Cena degli Apostoli”
Un’opera di Mattia Preti a Lioni
di Vincenzo Napolillo 
 

Il terzo centenario della morte di Mattia Preti, detto il Cavaliere Calabrese, ha prodotto uno straordinario risveglio intorno alla figura di questo genio pittorico del Seicento.
Egli nacque a Taverna, in provincia di Catanzaro, il 24 febbraio 1613, da Cesare Preti e da Innocenza Schipani, e morì a Malta 86 anni fa, il 3 gennaio 1699. Fu cavaliere di Malta e, perciò, egli si dipinse sotto S. Giovanni, protettore dell’Ordine, e con l’arma costituita da una croce bianca in campo rosso. Nella Galleria degli Uffizi di Firenze si conserva un altro Autoritratto ( olio su tela di cm. 99 X 69 ) di Mattia Preti, sempre con il pennello nella destra e la spada di cavaliere nella sinistra.
 Di Taverna così scrisse Francesco Cassano de Silva : “ Perdé la dignità Vescovale  incorporata al Prelato di Squillace, ma con tutto ciò il suo clero apparisce numeroso e distinto, officiando in cinque Chiese Parrocchiali”. Alla data di morte dell’insigne pittore, Taverna aveva 776 fuochi.

Mattia Preti raggiunse, a 17 anni il fratello Gregorio, che aveva una bottega d’arte in Roma, dove approfondì  studi dell’arte pittorica. Viaggiò molto a Roma : a Bologna, Parma, Modena, Venezia, e si spinse fino all’Olanda, per lo studio dei “ fiamminghi”, alla Spagna, alla Francia. Precisò, quindi il proprio orientamento e la musicalità larga , impetuosa ed eloquente del colore. Il Longhi lo definì ”corposo e tonante, veristico e apocalittico”. Egli sapeva, però, che mai si vede valentuomo con maniera d’altri, se non sua”. Fu originale e sontuoso. Fiero dei contrasti luminosi su fondi scuri e tenebrosi. Audace sempre nell’esecuzione  e nei movimenti ; drammatico nei “Conviti”, che sono i suoi più caratteristici soggetti. Sergio Ortolani, prima di scrivere che Mattia Preti ebbe “vigorosa e rigorosa natura d’artista”, visitò, nell’anno 1926, in provincia di Avellino, tutte le chiese di Lioni (AV) e rilasciò il 26 settembre 1926, all’arciprete Vitale Colantuono, anche una scheda, fra le altre, sulla Chiesa Madre, dedicata all’Assunzione della Beata Vergine Maria, e innalzata, dalle fondamenta, dall’Università delle Terre di Lioni, nell’Anno del Signore 1580. Dopo il terremoto del giorno 8 settembre 1694, la chiesa madre venne riconsacrata l’8 luglio 1702.

St.Peter & Paul Being Led To Prison - Jesuit Church, Valletta (Malta)Il sovrantendente Sergio Ortolani sbagliò, purtroppo, la lettura della tela, firmata da Mattia Preti, e la attribuì, invece, alla scuola di Francesco Solimena, detto l’abate Ciccio, sia perché il pittore nacque a Canale di Serino (AV) nel 1657 cioè nel principato Ultra, sia perché assimilò la lezione coloristica di Mattia Preti, caratterizzata dal robusto chiaroscuro. Egli la disse di “ scuola solimeniana “, perché il pittore Francesco Solimena morì a Barra ( Napoli) nel 1747, cinque anni prima della data che era stata cancellata dal restauratore, che vi sovrappone la nuova, che corrisponderebbe all’anno 1652, all’epoca dell’arcivescovo di Conza, Mons. Fabrizio Campana ( 1651- 1667 ), che era stato l’abate dell’Ordine dei Celestini del Monastero napoletano di S. Pietro a Maiella, dove fece fare a proprie spese, secondo il canonico Carlo Celano, le pitture delle “ Scene della vita di S. Pietro da Morrone” fondatore dell’Ordine ; oppure spetterebbe alla stesa epoca del romano Mons. Ignazio Ciantes (1647- 1661), vescovo di S. Angelo dei Lombardi, dell’Ordine dei Domenicani, di cui era stato reggente della Provincia Napoletana . Il testo della scheda riportato dallo storico lionese Roccopietro Colantuono, recita : “ Nell’interno nulla di notevole presenta, divisa in tre navi di cui la maggiore assai più alta, le minori coperte da volte a botte e divise da archi in quattro cappelle-altari per lato. Ha vasto transetto, e coro rettangolare, affiancato da una cappella a sinistra, con l’altare del tardo Seicento, e a destra la sagrestia. Brutti stucchi paesani l’adornano ; nel coro restano tre tele guastissime di scuola solimeniana e nella cappella a sinistra una tela squarciata con la Cena degli Apostoli, anche solimeniana, firmata Mattia P.-1752”.
 Ricordo vagamente quella tela, per l’impianto barocco e le gigantesche figure degli Apostoli. La tela di Mattia Preti, ( che nel Cristo fulminante simboleggiò gli strali della peste ), è sparita da Lioni per la storia infinita del sisma del 23 novembre 1980. È, comunque, deprimente vedere la Chiesa Madre di Lioni priva del capolavoro pretiano e ancora con l’impalcatura per il restauro.
 

 Cosenza 18.01.99

                                                                                 Vincenzo Napolillo





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