| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
POESIA E TRISTEZZA DI SALVATORE SALVATORE
di Vincenzo Napolillo
Salvatore Salvatore, intellettuale irpino e direttore di «Vicum», ci consegna, con il libro Figli dell’allodola (Delta 3 Edizioni, 2010), illustrato mirabilmente da Giovanni Spiniello, che predilige un intenso cromatismo e l’interpretazione emozionata delle interessanti liriche, il suo mondo poetico e culturale, fatto di sogni e di tristezza, di memorie care e d’elevata sensibilità, di spettacoli naturali e d’accadimenti insoliti, di «fischi di treno», che sono simbolo di un distacco, di meraviglia, che nasce come il fiore di campo, e di fantasia creativa, che costituisce il prolungamento del reale.I componimenti sono colloqui o riflessioni che captano la vita ora nella semplicità vista con gli occhi d’adolescente, ora nella drammaticità colta attraverso i fremiti dell’età matura.
Nel libro non mancano effusioni cordiali, che rischiarano, con linguaggio piano e freschezza d’immagini, le profondità di un’anima provata da dolorosa esperienza.Il paese nativo si sottrae alla mitologia sentimentale, perché è elemento poetico di forza e motivo per descrivere l’aspetto fisico ed evidenziare le vicende di gente disastrata dal terremoto e dispersa nelle vie del mondo: È antica la schiena d’argilla/ che spandi sui colli, paese mio./ Le tue vene sono viottoli d’erba/ e le tue rughe sono tetti./ Lo sanno le rondini,/ che ti portano al di là del mare;/ lo sanno i tuoi figli,/ a cui sfuggi dagli occhi,/ come acqua di torrente.
La zona della Baronìa, dal «cuore antico», è il rifugio fra disagi, incomprensioni e inquinamento del mondo attuale, che si vorrebbe piegare invece ad un ideale di serenità e limpidità.La poesia dedicata alla Madre è dettata dalla gratitudine e dal devoto riconoscimento di un’abnegazione assoluta: Solo nei tuoi occhi, riconosco ancora/ lo slancio d’amore per quel pulcino/ smarrito tra le stoppie,/ in balia del falco.
La poesia per il Padre, un uomo antico/ impastato come il pane, non ha sapore crepuscolare, ma è la liberazione da un senso di colpa nell’aggrovigliato flusso dell’esistenza: Quando ti guardo, assopito, sulla sedia di paglia, non mi do pace/ per averti creduto triste,/ per aver confuso il tuo cuore/ con il mio.Salvatore Salvatore ha messo molto di sé nelle poesie: ricordi, idee e progetti per proporre una vita sana, alla quale la storia personale dovrebbe servire di supporto.
In verità, tutto ciò che narra in versi tocca anche il nostro cuore e quanto di più genuino e di raffinato è nell’anima.Parla molto volentieri di cose passate, ma non è lontano dallo spirito moderno della denuncia dei mali (invidia, gelosia, inganno) e d’insipidi eccessi.
Rimane il dubbio se le sue composizioni siano dettate da sincero slancio lirico (C’era la solidarietà sana... la laboriosità... l’equilibrio...Ogni gesto... ricco di speranza. E dolce è l’attesa... del giorno nuovo) o da una lunga meditazione d’amore, che prende linfa da un’interiore e direi inconfessabile tormento.
Le stagioni e i mesi (le liriche Aprile e Maggio sono pregne di sensi e di bellezza) non trascorrono come prima e la caduta dei miti ha messo Salvatore Salvatore nella condizione di trovarsi in un vortice e di cercare aiuto e conforto. L’arma della salvezza è garantita dalla fede (Allora ti sedevi con noi,/ Signore,/ e il tuo respiro leggero/ passava nel grano/ come un brivido d’amore) e dalla poesia con il profumo soave d’infinito.Nei Figli dell’allodola, il canto è incentivato e protetto dal risveglio, che è riscoperta di un fondamento sociale e bisogno di rinnovamento all’interno della contemporaneità.
Salvatore Salvatore è un poeta attento, in cerca di felicità appena assaporata nell’età giovanile, un abile maneggiatore d’immagini e di parole.
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