I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

NICOLA BRANCACCIO IL CARDINALE DELL’ANTIPAPA
di Vincenzo Napolillo 
Nicola Brancaccio, patrizio napoletano, fu trasferito da Bari all’arcivescovado di Cosenza, da Gregorio XI, il 13 gennaio 1377. Poco dopo si obbligò a pagare il sussidio dovuto alla camera apostolica. Fu coinvolto nello «Scisma d’Occidente». Urbano VI (Bartolomeo Prignano), nato a Napoli nel 1318, arcivescovo di Bari, fu eletto papa nel conclave dell’8 aprile 1378, rivelando subito segni di squilibrio mentale. Il diritto offriva al collegio solo l’alternativa dell’impugnazione dell’elezione. Il 20 settembre 1378, a distanza di cinque mesi, fu eletto papa a Fondi Clemente VII (Roberto di Ginevra). Sorse così lo scisma d’Occidente. In base a studi recenti non si è potuto stabilire, con assoluta certezza, chi veramente fosse il legittimo pontefice. Sostenne la legittimità di Urbano VI Santa Caterina da Siena, che aveva ricevuto dal Crocifisso, nel 1375, le stimmate a Pisa, mentre San Vincenzo Ferrer si affiancò a Clemente VII, predicando perfino che la legittimità di Clemente VII era necessaria per la salvezza dell’anima.
L’arcivescovo di Cosenza, poiché era molto caro alla regina Giovanna I d’Angiò, si schierò dalla parte di Clemente VII. Fu, perciò, convocato a Roma da Urbano VI per discolparsi. Avendogli rifiutato obbedienza, fu scomunicato e privato della dignità il 9 novembre 1378. Nelle lettere di Urbano VI a Raimondo di Capua, dell’ordine domenicano, si legge che Nicola Brancaccio fu considerato contumace e scismatico assieme a Pietro di Orvieto (Urbevetano), a Guglielmo di Urbino (Urbinate), Pietro di Montefiascone, Giovanni di Ginevra, Francesco di Caiazzo. L’antipapa Clemente VII gli assegnò, il 16 dicembre 1378, il titolo di cardinale di Santa Maria in Trastevere e, nello stesso tempo, lo fece vescovo cardinale di Albano. Clemente VII, sconfitto da Alberico da Barbiano nel 1379, esulò ad Avignone.
Gualterio fu creato arcivescovo di Cosenza, in sostituizione del Brancaccio, com’è riportato esattamente dal Liber Praebendarum. Urbano VI, il 1° febbraio 1388, lo incaricò, insieme col vescovo di San Marco, di raccogliere le collette per aiutare il re di Napoli nella lotta contro gli scismatici. Tirello Caracciolo, figlio del conte di S. Angelo dei Lombardi, fu eletto, il 24 aprile 1388, arcivescovo di Cosenza da Urbano VI. Di lui si trova memoria, il 1390, nei libri delle obbligazioni di Bonifacio IX.
Morì a Roma, tormentato dalla podagra.
La cattiva volontà dei pontefici contendenti fece naufragare qualsiasi tentativo di porre fine allo scisma, che continuò anche dopo la morte di Clemente VII, avvenuta il 16 ottobre 1394. Il suo successore, Benedetto XIII, prelato spagnolo, non si piegò al rifiuto della chiesa francese di prestargli obbedienza: si trincerò, nel palazzo di Avignone, resistendo all’assedio del maresciallo Boucicaut (1399) e ripudiando, una volta sfuggito all’accerchiamento, ogni promessa fatta.
Nel 1409, la maggioranza dei cardinali delle due parti, per fare cessare lo scandalo, si riunì nel Concilio di Pisa, apertosi il 25 marzo 1409. Nicola Brancaccio, avendo posto il rifiuto di obbedire a Benedetto XII, fu confermato cardinale da Alessandro V, antipapa dal 1409 al 1410.
Alla morte di Alessandro V, fu incoronato Giovanni XXIII in San Petronio a Bologna. In tal modo, si videro regnare contemporaneamente tre papi: il napoletano Giovanni XXIII, l’avignonese Benedetto XIII, il romano Gregorio XII. Quest’ultimo è ritenuto generalmente il papa legittimo, anche se il papa buono, Angelo Giuseppe Roncalli, eletto il 28 ottobre 1958, scelse di chiamarsi come l’antipapa Giovanni XXIII, che indisse il Concilio di Costanza (1414) per arrivare alla rinuncia di tutti e tre. L’accordo non si verificò perché i rivali continuarono a tergiversare. Soprattutto Benedetto XIII resistette anche quando fu eletto il nuovo papa nella persona di Martino V (11 novembre 1417).
Nicola Brancaccio morì a Firenze il 29 giugno 1412 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Novella.

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