| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
MUSEO ALL'APERTO DONO DI BILOTTI
di Vincenzo Napolillo
Nella città di Cosenza, in Calabria, non sembra essersi spenta la questione sul trasferimento in Viale Mancini del monumento Le colombe della pace, realizzato con bravura da Cesare Baccelli tagliando, con la fiamma ossidrica, il ferro dei carrelli della ditta Cardamone. Un’opera d’arte notevole dello scultore e pittore di adozione cosentina.
Un grido di protesta hanno levato gli abitanti dello Spirito Santo, per la rimozione e il furto del monumento eretto da Cesare Baccelli, in onore dei cinque bambini uccisi dai bombardamenti, il 12 aprile 1943, mentre uscivano dalla scuola elementare. Ho visto, per l’ultima volta, il monumento di Piazza Spirito Santo collocato vicino alla chiesetta del Crocifisso dell’Arenella, nella piccola piazza Dante Alighieri, e ancora mi domando se il giorno dopo il monumento sia arrivato a destinazione, nel deposito di manutenzione di Via degli Stadi, con bolle d’accompagnamento. I carabinieri stanno indagando in silenzio. E presto o tardi riusciranno a prendere il colpevole. Ho letto i nomi dei fanciulli uccisi (Francesco Ferraro, Anna Imbrogno, Antonietta Mauro, Natalino Nigro, Francesco Pellegrino) e l’iscrizione sulla base di pietra: La nostra voce di scolari è rimasta a voi e suona a governanti e a popoli monito perenne di pace e di fratellanza.
Ma pace non regna in Piazza Fera, ridotta a centrale d’inquinamento automobilistico. Spoglia di verde e di grandi idee. Si vuole abbellire, costruendo un Museo all’aperto, con la donazione di statue d’insigni artisti. I capolavori da collocare in Piazza Bilotti, da dedicare cioè al munifico imprenditore cosentino, che vive negli Stati Uniti d’America, portano il nome di Emilio Greco (la Bagnante sarà sistemata, però, su corso Mazzini, al termine di Via Arabia, su quello che diventerà Largo Lisa Bilotti), di Giacomo Manzù, di Robert Indiana (esponente della Pop Art), di Arnaldo Pomodoro, di Pietro Consagra (sono cinque), di Salvador Dalì (Orologio molle, Unicorno su cui giace Arianna), Giorgio de Chirico (Ettore e Andromaca). Alcuni di questi massimi artisti sono viventi.1 Un complesso tanto prezioso quanto irrinunciabile d’arte contemporanea.
È veramente strana la mentalità di quei Cosentini che vanno alla ricerca del tesoro «perduto» di Alarico, re dei Visigoti, e vorrebbero, per non cambiare il nome d’una piazza, rinunciare al tesoro di Bilotti alla portata di mano e alla fruizione di tutti.
È un’idea da non scartare quella di dedicare a Luigi Fera, celebre giornalista e politico di Cellara, nella piazza che il popolo chiama della Prefettura (il toponimo XV Marzo rimarrebbe inalterato, perché riguarda solo la via adiacente al palazzo della Prefettura),2 dove sorgono l’Accademia Cosentina, di cui egli fu segretario perpetuo e ora è presidente l’avv. Piero Carbone, pure di Cellara, e la Biblioteca pubblica, di cui propose l’istituzione verso la fine dell’800.3
Le forze politiche cosentine auspicano, a maggioranza, che l’attuale Piazza Fera diventi al più presto Piazza Bilotti. Nella riunione dei capigruppi consiliari, con il sindaco di Cosenza, prof. Eva Catizone, e il dott. Enzo Bilotti, procuratore del fratello, la decisione non riceve il crisma dell’ufficialità, ma incontra «ampie convergenze». Non passa, però, la proposta di Umberto De Rose: dividere idealmente a metà l’ampia piazza e dedicare a Carlo Bilotti la parte più a nord, dove saranno installate le statue di Consagra, e lasciare intatta l’intitolazione dell’altra metà a Luigi Fera. Non si tratta, però, va detto con grande stima nei riguardi dell’avv. De Rose, di fare come San Martino, che divise a metà il mantello, per coprire se stesso e il povero, che gli chiedeva l’elemosina. Elvira Maddaloni vorrebbe dare solo un contentino, assegnando, come l’Ambrogino milanese, il Telesio d’oro, ancora da istituire, a Carlo Bilotti: «Un premio a un vivente, che nessuno può togliergli, nessuno può contestargli».
Va osservato che neppure Luigi Fera, se fosse stato in vita, si sarebbe opposto, con la sua liberalità (donare, afferma l’artista Franco Toscano, è attribuire un patrimonio ad altri «a titolo di liberalità»), al progetto del Museo all’aperto nel nome della concordia cittadina. Scrisse, infatti, nel libretto intitolato Per la patria e per la democrazia, pubblicato a Roma nel 1924, pieno di ricordi storici e di sentimenti di collaborazione, anzi di fusione: «Da questi monti, e dai villaggi e dalle piccole città, sale il monito della concordia, che si unisce alle voci imperative di tutte le regioni italiane, reclamanti ormai un regime inviolabile di tranquillità e legalità, che prescriva la cessazione di tutte le violenze pubbliche e private e l’eliminazione delle vicende sopraffattrici di classi e di fazioni. Questi precetti impongono il rispetto delle libertà fondamentali di pensiero e di parola e di associazione, che sono il patrimonio insequestrabile dei popoli civili».4
Il dott. Bilotti ribadisce il massimo rispetto, personale e del fratello Carlo, per la figura di Luigi Fera, che avrà a loro spese un busto da regalare a Cosenza e che «non è stato certamente onorato da una piazza parcheggio».5
Carlo Bilotti ha acquisito una mentalità pragmatistica, americana, improntata al conseguimento di fini pratici. Il suo vero scopo è di legare il proprio nome e cognome a una grande piazza di Cosenza, dove ha visto la luce e dove vorrebbe lasciare una traccia indelebile. Il suo sentimento è quello espresso da John Strayton: «Puoi strappare un uomo dal proprio paese, ma non un paese dal cuore d’un uomo».
Un atto d’amore, dunque, non un baratto, che diffonde fra i Cosentini la cultura della donazione e il senso estetico. A New York non c’è clinica, non c’è museo, non c’è piazza, non c’è un’istituzione senza la targa o il busto del benefattore.
L’associazione politico-culturale «Impegno democratico» ha approvato un documento favorevole alla proposta di concedere a Carlo Bilotti la cittadinanza onoraria, evidenziando come Cosenza «grazie a questi capolavori e ai tesori culturali e artistici custoditi nel centro storico e nella pinacoteca di palazzo Arnone, potrebbe ottenere da parte dell’Unesco il riconoscimento di città patrimonio dell’umanità ed inserirsi a pieno titolo nei circuiti del turismo culturale», e come «un progetto del genere non si discute né si media con altre ipotesi che non siano condivise dal donatore. Il consiglio comunale deve soltanto ringraziare e manifestare con atti concreti la gratitudine della città».6
Carlo Bilotti ha deciso di fare quello che Federico II non fece: dotare la città di Cosenza di grandi opere d’arte. Della Croce bizantina si dice che fu un regalo dell’imperatore svevo, ma non si conosce né il documento, né la provenienza; una croce, quasi rassomigliante, la teneva sul petto San Leonzio, vescovo di Napoli, in epoca bizantina. Di certo si sa che Federico II fu presente nel 1222 alla consacrazione del duomo di Cosenza e ordinò, nel 1239, al secreto di Messina, di accomodare e rafforzare a scopi militari la rocca di Cosenza con la torre ottagonale.7
La Istoria della città di Cosenza di Sertorio Quattromani è rimasta inedita per 415 anni. Sarà pubblicata per mio interessamento e soprattutto di Pasquino Crupi. In essa l’autore voleva che i frutti della creatività umana si scrivessero a lettere d’oro e si mettessero in piazza «come trofeo, siccome fecero gli Ateniesi di quell’ode che Pindaro scriveva in loro lode».
Un esempio da seguire ancora oggi, perché i Cosentini hanno un prezzo (morale) da pagare e un debito di riconoscenza verso Carlo Bilotti,8 squisito collezionista e amante di Cosenza e delle arti figurative di livello internazionale.
(Parte di questo articolo, col titolo di “La cultura della donazione”, di Vincenzo Napolillo, è stato pubblicato sul Quotidiano della Calabria del 25.09.2004 a pag.22 .)
1 G. SCURA, Spazio Bilotti? Si vedrà. Le opere, ne «Il Quotidiano della Calabria», a. X (2004), n. 250, p. 17.
2 E. STANCATI, Cosenza. Toponomastica e monumenti, Cosenza, Brenner, 1979, p. 65.
3 L’inaugurazione dell’attuale Biblioteca Civica avvenne a Cosenza nel 1898.
4 L. ADDANTE, Partiti ed élites politiche a Cosenza da Luigi Miceli a Luigi Fera, in «Dedalus», XV, 2000.
5 R. GANGI, Piazza Bilotti, c’è l’accordo politico, in «Il Quotidiano della Calabria», a. X (2004), n. 264, p. 22.
6 P. MINUTOLO, A Carlo Bilotti la cittadinanza onoraria, ne «Il Quotidiano della Calabria», a. X (2004), n. 262, p. 18.
7 M.CAPALBO- A. SAVAGLIO, Fortissima Castra, Castrovillari, AGM, 2003, p. 61.
8 R. GANGI, Basta polemiche, grazie Bilotti, ne «Il Quotidiano della Calabria», a. X (2004), n. 256, p. 18.
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