| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
L’ARTE FIGURATIVA DI EMILIO IUSO
di Vincenzo Napolillo
La monografia su Emilio Iuso (1907-1965), scritta da Maria Pia Polizzo e Carmela Porco, si caratterizza per la chiarezza dell’esposizione, per la ricchezza del materiale iconografico, per la ricerca documentaria appassionata e precisa. Prende rilievo a tutto tondo la figura d’Emilio Iuso, nativo di Rose, domiciliato e sposato a Luzzi, dove concluse la sua brillante carriera pittorica.
L’artista s’ispirò ai capolavori dell’arte sacra, alla concezione estetica mutuata alla scuola di Mario Barberi, espressa nella Poetica d’Aristotele e ripresa dagli intellettuali del Rinascimento, secondo la quale il valore del prodotto artistico consisteva nel rappresentare il referente nel modo più fedele possibile.
Emilio Iuso, però, non s’accontentava di essere un copista (anche Rubens, ad esempio, aveva fatto una copia della Leda di Michelangelo), ma nel suo programma pittorico e decorativo andava oltre, perché penetrava nella struttura figurativa per arrivare ad una compiutezza ottica.
È noto il suo processo d’avvicinamento alla cultura figurativa europea, da Giotto a Giulio Romano, da Negroni a Luca Giordano, da Reni a Hoffman, dal Guercino al Gimignani e a tanti altri incomparabili tesori artistici. Questi influssi sull’arte di Iuso vanno meglio vagliati, in quanto erano i committenti ad imporre i soggetti da dipingere, tratti da santini e da altre raffigurazioni.
Demetrio Moscati, vescovo di San Marco Argentano-Bisignano e poi arcivescovo di Salerno, Aniello Calcara, arcivescovo di Cosenza, Carmine Docimo, arciprete di Rose che ne apprezzò il talento e lo avviò agli studi, Francesco Cilento, vice questore della città di Roma, furono i suoi sostenitori e amici.
Iuso iniziò a 13 anni a dipingere nel paese nativo e a Roma, chiamato nel 1931 dal luzzese dott. Cilento, percorse l’iter artistico arricchendo il suo «bagaglio» d’arte con affreschi d’eleganza lineare, di simboli d’intensa espressività, di un patrimonio iconografico splendido e largamente penetrato da influssi classici uniti ad istanze popolari e devozionali.
Nelle chiese di Luzzi, di S. Marco Argentano, di Bisignano, di Acri, di Montalto Uffugo, di Paola, di San Sosti, nella chiesa di S. Gaetano e nel Palazzo della Provincia di Cosenza, a Roma all’interno del Comando dell’Arma dei Carabinieri e anche nella sala del Ministero dell’Aeronautica, nel duomo di Orbetello, Emilio Iuso si mise a lavorare con fermezza, raggiungendo eccellenti risultati, che riflettono una tendenza che è immaginazione di forma intonata con fresca tavolozza di colori e alimentata da fluida luminosità e fascino sottile.
Maria Pia Polizzo e Carmela Porco hanno pubblicato un bel libro, mettendo in luce che d’ora in poi Emilio Iuso non è da considerarsi solo un copista, magari da ammirare per la tecnica e l’avvedutezza del disegno, ma anche e soprattutto un pittore creativo e completo, che unisce in sé arte e fede, che conferma l’emozionante concezione del paesaggio e della figura umana che era al centro della tradizione accademica, che riflette l’energia e l’amore che Iuso metteva in tutto ciò che faceva.
I meriti di Emilio Iuso sono indiscussi; ed anche quando le sue opere (parecchie sono in collezioni private) riflettono la pittura ufficiale e laudativa della grandi decorazioni di committenza, hanno una mirabile limpidità, una ricontemplazione dei soggetti dell’iconografia cristiana in uno stato di umile e fervida religiosità, una versatilità e un ardore tipici della sua personalità, assolutamente amabile e prestigiosa.
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