| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
Il libro di Vincenzo Napolillo sul filosofo cosentino
BERNARDINO TELESIO E L'INQUISIZIONE
di Walter Caligiuri
La pubblicazione dell'agile libro di Vincenzo Napolillo su Bernardino Telesio rappresenta un'ulteriore conferma della attenzione sempre viva, da parte degli studiosi, alla figura ed all'opera del filosofo Calabrese, e dell'indiscussa centralità del posto che egli occupa nell'ambito della storia del pensiero filosofico e scientifico moderni.
Il testo contiene, oltreché una ricognizione storico-filosofica del pensiero di Telesio - che, pur nella sua brevità e sinteticità, va a toccare alcuni punti fondamentali della filosofia del pensatore Cosentino e del dibattito interpretativo su di essa - anche una utile rassegna di alcuni significativi giudizi critici sul pensiero del filosofo Calabrese, visto dall'Autore anche nella veste di poeta, nonché, in ultimo, anche una serie di documenti di carattere biografico, che contengono, tra le altre cose, notizie sui delicati rapporti tra Telesio ed il Tribunale dell'Inquisizione.
Dalle pagine che l'Autore dedica al pensiero di Telesio emerge non tanto la volontà di una esposizione organica e compiuta della filosofia telesiana, di un'inquadratura globale della figura di Telesio in quella complessa vicenda filosofica e culturale che siamo soliti indicare con il nome di "modernità" e che va imponendosi, press'a poco - con tutte le cautele che sempre debbono accompagnare ogni periodizzazione in filosofia - nei secoli XVII e XVIII ed alla quale la filosofia rinascimentale, di cui Telesio è innegabilmente una degli esponenti più rappresentativi, va preparando il terreno ideale, quanto la volontà di segnare una traccia utile ai fini della indicazione di un ceto tipo di approccio alla dottrina di Telesio, che suona semmai come un invito rivolto al lettore a considerare tale dottrina e le novità concettuali, ma soprattutto metodologiche di essa, assumendo un atteggiamento problematizzante e non rigidamente scolasticistico.
La disamina che Napolillo svolge del pensiero di Telesio ci sollecita, infatti, rispetto ad almeno tre ordini di questioni tutt'altro che chiuse e risolte sul piano interpretativo, tra loro strettamente concatenate, che cercherò molto rapidamente di illustrare nei suoi elementi teorici ed ermeneutici più rilevanti.
Il primo ordine di problemi riguarda l'atteggiamento complessivo di Telesio nei confronti dell'eredità, pervasiva ed imponente, nell'epoca rinascimentale, come del resto anche nel Medioevo, di Aristotele ed il quesito circa la opportunità di differenziare tale atteggiamento da quello che Telesio mostra di avere verso l'aristotelismo.
Un secondo livello problematico riguarda la compatibilità della filosofia telesiana con la teologia e la fede cristiane ed il dubbio circa il reale e sincero convincimento di Telesio della necessità dottrinale e sistematica di accordare il proprio naturalismo filosofico con i dogmi basilari del Cristianesimo.
Un terzo livello di discussione attiene alla chiarificazione della matrice ilozoistica della filosofia della natura di Telesio, la quale illumina sul significato e sul valore della permanenza, in Telesio, di un atteggiamento metafisico ed ontologico che, in ultima analisi, dovrebbe, a parere di chi scrive, rendere ragione anche dei primi due ordini di questione.
Che la critica al sistema filosofico di Aristotele ed, in particolare, al tipo di approccio metodologico implicato da tale sistema rispetto ai problemi di filosofia naturale, o, come diremmo oggi, ai problemi epistemologici o di filosofia della scienza, sia non solo il punto di partenza della riflessione filosofica di Telesio, non solo, cioè, uno degli ingredienti più importanti della parte rivoluzionaria e distruttiva del pensiero telesiano, ma un elemento che accompagna costantemente anche la parte propositiva di esso - nel senso che la critica ad Aristotele diventa per Telesio funzionale, per contrapposizione, alla chiarificazione delle argomentazioni su cui si reggono i propri principi filosofici - risulta difficilmente contestabile.
Il capolavoro filosofico di Telesio, il De rerum natura iuxta propria principia, è diretto alla costruzione di un sistema filosofico che intende esplicitamente liberare l'indagine scientifica dei fenomeni naturali dal concetto essenzialmente speculativo ed intellettualistico di "scienza" o episteme tipico della cultura filosofica greca, un concetto, in virtù del quale, la conoscenza settoriale e parziale propria dei saperi che modernamente chiamiamo "scientifici", era stata concepita in modo subalterno alla conoscenza universale e totalizzante proprio del sapere filosofico, ma tale subalternatio scientiarum costituiva anche il fondamento della unitarietà tra il discorso filosofico e i discorsi scientifici. Ciò perché la scientificità del pensiero umano era stata considerata dai greci, per la prima volta nella storia umana, nella sua massima ampiezza semantica, in modo da comprendere un primo livello o grado dell'intelligenza scientifica, rivolto alla considerazione dei propri oggetti di indagine, in modo libero da qualsiasi presupposto che non trovasse giustificazione nel procedimento stesso di indagine, ma limitatamente ad un circoscritto ambito e porzione dell'essere, ed un secondo livello o grado dell'intelligenza scientifica, rivolto sì alla considerazione dei propri oggetti di indagine secondo il medesimo metodo della libertas philosophandi - che, nel mondo greco, era la libertà dal mito, dall'arte e dalla religione - ma non più limitatamente a questa o quella regione circoscritta dell'essere, ma in relazione alla totalità ed al fondamento essenziale ed originario dell'essere, quindi all'insieme globale dei rapporti tra l'anima, il mondo e l'Essere Supremo.
Ma, proprio in virtù di tale priorità del momento metafisico-ontologico su quello epistemologico, il pensiero greco concepisce la conoscenza umana, in ogni sua forma, come un atto che, seppur liberato da ogni presupposto mitico, religioso o artistico, non può essere inteso nel suo fondamento ultimo, se non in base all'unico dato o presupposto razionalmente ammissibile, ovvero la Realtà suprema dell'Essere Immutabile, Incontrovertibile, Necessario, modello originario di tutto il reale e quindi, principio della stessa conoscenza umana.
Ne consegue che la filosofia classica - seguìta in ciò dalla filosofia cristiana che riformula, alla luce del messaggio evangelico, il primato dell'idea dell'essere sull'idea del conoscere - agli occhi degli uomini del Rinascimento, ripropone - nonostante che anche l'uomo rinascimentale riconosca con forza che sono la filosofia classica e poi quella cristiana, a portare alla luce, rispettivamente, il senso radicale della Verità ed il volto personale ed umano di tale Verità in Cristo - una forma inaccettabile di limitazione della libertà della ricerca scientifica e delle capacità conoscitive del soggetto umano che lo spirito filosofico rinascimentale intende appunto riaffermare.
In questo senso, come opportunamente rileva Napolillo, il naturalismo programmatico di Telesio si propone di indagare il mondo della natura attraverso il "senso" e non tanto attraverso la "pura ragione", o, detto in altri termini, non attraverso la ragione intesa quale funzione totalmente separabile dai sensi ed in quanto rivolta per natura al mondo intelligibile dell'Essere e del Valore, ma attraverso la ragione nella sua inevitabile condizionatezza sensibile e soggettiva, quindi in polemica contrapposizione ad Aristotele, e, con lui, al modello speculativo di conoscenza naturale proprio della intera filosofia antica.Ma occorre chiederci se, tuttavia, la critica di Telesio non sia rivolta, più che ad Aristotele, soprattutto agli aristotelici, cioè al peripatismo, ovvero al modo acritico e pedissequo con cui i seguaci di Aristotele, soprattutto nel '500, si richiamavano ai principi dello Stagirita. E' proprio infatti l'esigenza telesiana dell'autonomia del mondo naturale e del tipo di ricerca diretta a conoscere tale mondo, a ricondurre, inconsapevolmente, Telesio ad un modo di pensare di tipo aristotelico, e che rende lecito chiedersi se non sia opportuno distinguere la critica di Telesio ad Aristotele, sicuramente reale, e la critica agli aristotelici, incapaci di "modernizzare", per così dire, la dottrina del Maestro. Telesio, infatti, con la propria opera di rinnovamento della filosofia della natura, è colui che per primo riadatta alle esigenze moderne dello spirito rinascimentale una istanza che fu già di Aristotele; infatti, era la stessa metafisica aristotelica o "filosofia prima" non solo a rendere possibile, ma anzi a richiedere, a differenza di quella platonica, lo studio della natura come di un autonomo campo di ricerca o disciplina filosofica e, com'è noto, è Aristotele che, per primo, istituisce la fisica come scienza, con propri principi, così come egli fa con l'etica, con la logica, la biologia, l'economia, la politica, ecc. Il profondo interesse naturalistico di Aristotele, infatti, che non a caso è uno degli elementi di distinzione rispetto a Platone, trova nell'appello telesiano alla libertà ed autonomia della ricerca scientifica una rivisitazione in chiave moderna, poiché solo sulla base del presupposto, di derivazione aristotelica, di un ordine necessario ed immutabile del mondo naturale immanente allo stesso mondo naturale, si sarebbe potuta aprire la strada, come infatti avvenne, alla libera ricerca naturalistica e ad un scienza della natura che avesse per oggetto tale ordine, com'è confermato, tra l'altro, da tutto il filone dell'aristotelismo rinascimentale (si pensi a Pomponazzi, ma anche, per citare un Calabrese, a Tiberio Russilliano Sesto, allievo di A. Nifo),
Da un lato, dunque, Telesio si riallaccia implicitamente all'atteggiamento di fondo del pensiero aristotelico, dall'altro lato, egli supera tale pensiero sul piano strettamente epistemologico e della teoria della conoscenza, imperniandola, come correttamente ricostruisce Napolillo nella sua esposizione, sull'esperienza sensibile, e non più sulla astratta ragione, come criterio fondamentale di verità, un criterio, quello della esperienza, su cui anzi la stessa ragione si basa in ogni sua operazione diretta al mondo materiale.
Ma proprio tale indiretta consonanza con l'affermazione aristotelica della dignità epistemologica ed ontologica della natura riletta alla luce dell'affermazione, propriamente rinascimentale, della priorità delle capacità conoscitive del soggetto umano (che è un soggetto innanzitutto sensibile ed empirico) sull'idea di "sostanza", ci consente di aggredire la seconda delle questioni sollevate in precedenza, quella relativa al rapporto tra il naturalismo telesiano ed il cristianesimo, e che si lega direttamente alla tesi fondamentale sostenuta da Napoillo nel suo lavoro, la quale già fu messa in luce in passato da diversi studiosi, da De Franco ad Abbagnano, e che ben si riassume nelle seguenti parole di Napolillo: "Il pensiero teologico di Telesio non è dettato dal quieto vivere, né dalla cautela o paura dell'Inquisizione, ma dal timore di essere considerato un materialista e dall'aspirazione dell'anima ad un principio primo, che è Dio, e all'immortalità".
Al di là di tutti i pur notevoli punti di rottura tra la teologia aristotelica e quella telesiana, come quelli riguardanti, ad esempio, il concetto di Motore Immobile, di Provvidenza, di anima immortale, ecc., ciò che si vuole qui sostenere è che la tesi di Napolillo, secondo la quale Telesio cerca convintamene un accordo possibile tra naturalismo e fede cristiana, risulta tanto più persuasiva quanto più si presti attenzione al fatto che tale accordo, non solo non è frutto, come giustamente dice l'Autore, di un mero compromesso con la Chiesa, ma, addirittura, è implicato intrinsecamente dalla dottrina stessa di Telesio. Ciò in virtù appunto della presenza, in Telesio, di quella componente propria del pensiero di Aristotele che, nel '500, risultava maggiormente riadattabile ai bisogni spirituali del tempo ed ancora operante e viva, ovvero l'idea, che scaturiva dalla teoria metafisica della sostanza, secondo cui avendo ogni regione dell'essere sostanzialità, ognuna di esse ha la propria dignità epistemologica, com'è s'è detto, e, dunque, può e deve essere studiata autonomamente, in quanto, in ogni sfera della realtà è presente ed agisce in modo immanente, un ordine necessario, immutabile ed assoluto. L'accordo intrinseco tra naturalismo e cristianesimo, che Telesio si sforzò in tutti i modi di dimostrare e difendere, può essere visto in modo ancora più approfondito come il tentativo di sostenere l'immanenza dell'Assoluto o del Divino - che non a caso Tommaso d'Aquino aveva già ritrovato in Aristotele come elemento da cui ripartire per riproporre una sorta di aristotelismo cristiano - un'idea, quella dell'immanenza, che, se vogliamo, costituisce l'idea unificante di tutto il Rinascimento.
Se, dunque, la parte più "modernizzabile", per così dire, di Aristotele, rivive, forse inconsapevolmente, in Telesio, attraverso l'idea dell'ordine necessario del mondo come condizione della libertà della ricerca scientifica, a sua volta resa possibile dall'idea di immanenza, e se è proprio tale componente di matrice aristotelica, che originalmente il filosofo Calabrese con la sua nuova concezione della naturalità e mondanità dei mezzi di conoscenza dell'uomo, va ripensando e superando, possiamo allora cogliere così anche la portata della terza questione su cui il libro di Napolillo ci consente di riflettere; ovvero, la permanenza, in Telesio, di un atteggiamento metafisico, ravvisabile non solo nel carattere qualitativo della sua fisica (peraltro ulteriore motivo di accostamento ad Aristotele, anche se in questo caso regressivo più che progressivo, almeno da un punto di vista modernamente scientifico), ma anche nella presenza della componente ilozoistica che ricollega Telesio alla filosofia naturalistica presocratica.
Il principio della reciproca azione tra il "caldo" ed il "freddo", le due forze agenti fondamentali della natura per Telesio, che richiama, appunto, l'antica tesi cosmologica dell'animazione universale di tutte le cose, riporta la riflessione telesiana sulla scienza a quel doppio livello dell'intelligenza, a cui si accennava in precedenza, caratterizzante il mondo greco, e che importa l'integrazione tra un piano epistemologico, il piano della conoscenza e del reperimento dei principi autonomi dell'oggetto di tale conoscenza, il mondo naturale, con il piano ontologico e metafisico dell'essere, che rimanda a quell'elemento la cui caratteristica fondamentale è quella di essere il modello archetipico dell'intero universo, la struttura essenziale, assoluta ed immutabile di esso, auto-rivelantesi all'uomo nella sua stessa dimensione naturale ed immediata, nella sua datità incontrovertibile; come ha scritto giustamente E. Severino: "Telesio mostra di assumere quello stesso atteggiamento che il pensiero filosofico ha posseduto sin dall'origine e che sarà proprio anche della scienza moderna" (E. Severino, Antologia filosofica, Milano, BUR, 2005, p.199).
Ci pare, pertanto, di poter affermare che il pregio maggiore dello studio condotto da Napolillo su Telesio, risieda proprio nel tipo di approccio interpretativo adottato dall'Autore, consistente nel presentare, attraverso un taglio felicemente divulgativo, che però stimola il lettore ad ulteriori ed ancor più approfonditi percorsi storiografici, la figura del filosofo di Cosenza entro un'immagine più ampia di quella spesso trasmessaci dalla vulgata, un'immagine in cui il carattere metafisico della fisica telesiana viene affermato, giustamente, non in un modo pregiudizialmente negativo e regressivo e l'adesione di Telesio alla dottrina cristiana viene ritenuta non una scelta opportunistica ma una scelta coerente con i principi stessi del suo naturalismo.Anzi, ci sentiamo di aggiungere, in conclusione, che è proprio grazie alla permanenza, nella filosofia scientifica di Telesio, di un sostanziale atteggiamento metafisico, se il suo pensiero ed il suo insegnamento risultano immuni dai rischi di derive scientistiche a cui invece la scienza finirà per cedere dal secolo XVII in poi, proprio in coincidenza con la sempre maggiore maturazione concettuale e metodologica delle discipline scientifiche e con il progressivo abbandono, da parte di quest'ultime, soprattutto nel corso del secolo XX, della propria matrice originariamente filosofica.
(VINCENZO NAPOLILLO, Bernardino Telesio filosofo e poeta. La natura e l'Inquisizione, Cosenza, Edizioni Orizzonti Meridionali, 2010)
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