I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO

di Vincenzo Napolillo 

Nel Museo Vigliaturo di Acri, si è celebrata la «Giornata mondiale del libro», per interessamento dell'artista Maria Credidio, fondatrice dalla Biennale della Magna Grecia in San Demetrio Corone. Sono intervenuti: l'assessore alla Cultura di Acri dott.ssa D'Amico, rinomati pittori, scultori, poeti e numeroso e attento pubblico. Vincenzo Napolillo, docente emerito degli istituti scolastici superiori di Cosenza, ha tenuto la conversazione sul tema: «Il libro e la Calabria», che qui si riproduce testualmente.

«Il lungo cammino del libro, stampato o manoscritto, si fonda sul bisogno dell'uomo di conservare le sue idee, emozioni, visioni, esperienze e di tramandare la storia personale e il suo modo di essere non solo a individui vicini o lontani, ma anche alle future generazioni.

In Calabria fu inciso, all'età del paleolitico, sulla parete rupestre di Papasidero (CS), il «Bos primigenius», antichissimo esempio di mnemonica pittorica. Un salto di qualità si ebbe con la produzione di testi scritti, utili a trasmettere agli altri, nello spazio e nel tempo, con un materiale durevole, messaggi ed informazioni. Non si deve dimenticare, però, l'immane fatica di Cassiodoro, che visto cadere il sogno di salvare la romanità attraverso il regno gotico incivilito, si ritirò a Scolacium (odierna Squillace) per meditare sulla religione e soprattutto per conservare i libri antichi, che venivano distrutti da saccheggi e incendi.

Nella seconda metà del '400, l'invenzione della stampa a caratteri mobili del maguntino Johann Guttenberg contribuì alla diffusione del libro con mezzi assai semplici, onde il termine «incunaboli», per indicare i libri in fasce o nella cuna, quelli cioè stampati fino a tutto il 15000. La prima importante opera passata sotto i torchi fu la Bibbia, il libro sacro. Nel secolo XVI, la stampa si perfezionò specie per i contatti con l'arte del Rinascimento.

In Calabria l'incipit della moderna arte della stampa fu rappresentato da Reggio e da Cosenza. Nel mio volume “Storia di Cosenza da luogo fatale a città d'arte” ho segnalato che la Biblioteca Civica non conserva del «fulgentissimo periodo incunabolista» i sette incunaboli stampati a Cosenza nel 1478, che sono reperibili altrove, nelle biblioteche di Londra e Parigi, ma detiene il maggior numero di quattrocentine: 53 su 115 incunaboli conservati complessivamente nella biblioteche di Calabria.

Nell'Ottecento, il libro in genere non suscitò grande interesse artistico, ma contribuì, secondo la concezione romantica, di cui si fece portatore anche Vincenzo Padula di Acri con il «Bruzio», all'educazione popolare e sociale. Esisteva tuttavia un'elevata percentuale di analfabeti strumentali.

Il lettore odierno preferisce navigare, scaricare il libro on-line, inviare e-mail, accedere più facilmente a un numero strabiliante d'informazioni di ogni genere, affidare i suoi testi alla rete multimediale prima che alla carta stampata.

È la morte del libro? Certamente no. La civiltà della scrittura è stata la civiltà tecnologica, nella quale è nato il personal computer. Il libro può trovare negli attuali media degli alleati potenti o, al contrario, dei nemici formidabili e insidiosi. Le garanzie del libro stanno, in gran parte, nel libro stesso: nella sua qualità, nella sua ricchezza semantica, nei suoi contenuti stimolanti, nella sua capacità motivazionale. Ci sono libri interessanti, attraenti, libri di vario genere (di storia, di filosofia, di scienze, di matematica, di poesia, di religione, di narrativa), libri d'arte.

Il libro oggetto è una forma espressiva dell'avanguardia contemporanea: Più che di pagine, si compone di figli intercambiabili che tendono a stimolare la creatività del fruitore.

Il libro-oggetto realizzato da Francesco Bitonti, creatore assieme alla pittrice Luigia Granata e alla poetessa Giuliana Franco dell'Introspezionismo artistico-spirituale, è una scultura in pietra i cui si può incidere il diario della vita. Un libro«aperto», ma solo nell'immaginazione.

È cambiata la figura del lettore e, perciò, bisogna farsi artefici di una vincente pedagogia della lettura, che abbia a fondamento il piacere di leggere, sia per conoscere e conoscersi, per aprirsi cioè a orizzonti culturali più estesi e sereni. Dai capolavori o dai libri di autori d'ogni tempo e d'ogni paese si possono trarre memorie di civiltà e storie per sviluppare competenze linguistiche e abilità di scrittura.

Il libro non ha esaurito la sua funzionalità, né la sua prerogativa di mettere in gioco le fondamentali capacità umane e di «allungare la vita».

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