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L’ORIENTE FILOSOFICO DI FRANCO FRANGELLA
di Vincenzo Napolillo 

Non capita tutti i giorni sentire parlare o avere il piacere di leggere trattati di filosofia orientale. Franco Frangella, nativo di Longobardi, pubblica, nella collana di Calabria Letteraria Editrice, diretta dallo zio Emilio Frangella, il volume "Oriente filosofico", dove i fatti e gli uomini sono sagacemente indagati, nella convinzione che la filosofia è quella disciplina che, in ogni angolo della terra, è "parte integrante dello scibile".

Il primo incontro avviene con i pensatori confuciani ed, in particolare, con la scuola di Cham Tuy, che discorre dell’Assoluto, delle cose del tempo, dell’azione virtuosa, priva di motivi egoistici, e con la dottrina di Wang, di cui Franco Frangella sottolinea la ricchezza conoscitiva e il motto: "Scrutare le cose ed estendere le proprie conoscenze". Infatti, il libro "Oriente filosofico" è scritto con competenza, passione e sincerità di cuore e di stile.

Grandi verità si trovano nel Buddismo: il dolore, la causa di esso, l’aspirazione al Nirvana, cioè alla vera pace. D’altra parte la religione del Gainismo fissa tre obiettivi (l’ascetismo, il rispetto della vita, la giustizia) e indica all’umanità tre mezzi di purificazione: la fede, la conoscenza, la buona condotta. La filosofia di Sankara, poi, è un monismo, ma l’io, che agisce e conosce, è per lui "solo un’illusione". Ancora oggi, all’interno della varie religioni della terra, appare quanto mai spietata la dialettica tra monoteismo e politeimo.

Franco Del Buono, che ha dettato la presentazione al bel libro, mette opportunamente in luce "la capacità dell’umano pensiero, che, in ogni tempo e sotto tutti i cieli, si è trovato in sintonia con ogni uomo".

In India, che ha una storia plurimillenaria, fu gettato il seme della religione razionale, anche se il Brahmo Samàj, fondato nel 1828, non è riuscito a modificare il sistema delle caste, dei gruppi chiusi e gerarchicamente impenetrabili, della discriminazione sociale.

Nel Giappone, invece, il "Paese del mattino", non sventola il vessillo del ragionamento astratto: lo scintoismo non è speculazione filosofica, ma religione del popolo nipponico basata sul sincretismo di tre culti: quello della natura, degli antenati, degli eroi.

D’altronde, lo Zen drasticamente allontana la logica, praticando la massima giapponese: "L’uomo non vive d’intelligenza, ma di volontà".

L’islamismo è religione, politica, lotta armata. Ha la forza spirituale del Corano, ma il timore del "redivivo Carlo Martello", che fermò, a Poitièrs (732), l’avanzata araba nell’Occidente europeo. In altri termini, l’Islamismo è un monoteismo assoluto, che non riesce a convivere con la realtà del mondo latino.

Osserva il filosofo Franco Frangella: "L’Islam non è certo la religione degli esclusi, dei "cattivi"; ma è anche vero che gli "esclusi" non sono autorizzati a ritenere la loro religione l’unica vera; è un abuso sostituire i luoghi di culto cristiano con le moschee. Così facendo, viene accentuata la divisione arabi-musulmani e cristiani".

E’ questo un tema complicato, arduo, attuale e ancora aperto. Un problema di civiltà. In un mondo così intricato, articolato, pluralistico, di chi la vuole cotta e di chi la vuole cruda, Don Franco Frangella si muove con acume e con l’intento di ristabilire la verità vilipesa nel travagliato cammino della storia umana, lasciando ai lettori un valido strumento per orientarsi nel lontano e quasi sconosciuto "Oriente filosofico".

Un lavoro di sistemazione, in cui è centrale il concetto religioso e morale dell’amore universale e non quello barbarico della servitù.

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