I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

EX VOTO DI MARGHERITA DI SAVOIA
A MONTEVERGINE E LA SINDONE
di Vincenzo Napolillo 

 

Nel marzo 1431 Luigi III d’Angiò, per rafforzare la sua posizione, diede mandato al suo ciambellano e consigliere Pietro di Beauvau di chiedere per lui la mano di Margherita di Savoia, figlia del duca Amedeo VIII e di Maria di Borgogna. Margherita, nata il 7 agosto 1420, aveva appena 12 anni. Le nozze furono solennemente celebrate per procura, nell’agosto del 1432, a Tolone. Il 10 ottobre dello stesso anno, Luigi III d’Angiò diede da Cosenza la ratifica delle nozze, prestando giuramento di fedeltà sul Vangelo: In nostra civitate Cusencie, per fidem et iuramentum nostrum propter haec ad sancta Dei Evangelia praestitum.1

Il padre di Margherita di Savoia fu detto novello Salomone. Eletto antipapa, prese il nome di Felice V. Nel 1449 rinunciò alla tiara. Ritornato a Ripaglia, fu fatto cardinale e vicario perpetuo della Santa Sede. Morì, il 7 gennaio 1451, a Ginevra.

L’abate commendatario di Montevergine, card. Ugo di Lusignano, votò nel concilio scismatico di Basilea per la deposizione del papa legittimo e per l’elezione dell’antipapa. Non ebbe modo di pentirsi, perché risulta che fu sostituito dal nuovo abate commendatario di Montevergine, Ludovico Trevisan, detto Scarampa, card. Aquilense (1442 +22 marzo 1465).2

Il 26 aprile 1434, la principessa Margherita di Savoia (la regina era Giovanna II) partì da Chambery, capitale del ducato di Savoia fino al 1560. Precisa Émile G. Léonard che disgraziatamente «rimase vedova prima di essere stata sposa».3 Infatti, il vincolo matrimoniale, stabilito per contratto, non durò a lungo per la morte dello sposo.

Nel giugno 1434, Margherita di Savoia s’imbarcò da Nizza. Durante la navigazione fu sorpresa dalla burrasca. Nel pericolo mortale, si raccomandò alla Madonna e si salvò approdando a Sorrento. In segno di riconoscenza, fece dono alla Madonna di Montevergine, per la cappella fondata dagli Angioini, d’un dipinto a tempera su tavola (165 x 97 cm.), che si ammira nel Museo Abbaziale.

L’ex voto di Margherita di Savoia narra lo scampato naufragio. La vela è squarciata e l’albero maestro spezzato in due. La Madonna, nel momento del bisogno, porge la sua mano di sollievo alla principessa Margherita di Savoia. Il Bambino, seduto sul ginocchio destro, benedice con tre dita e con la mano sinistra stringe l’uccello che simboleggia la rapacità della morte.

Alla sinistra di chi guarda, la scena è dominata dalla quattordicenne principessa e da persone vive e defunte che pregano per lei. In alto viene raffigurata la città quattrocentesca. La chiesa con due campanili è circondata da mura a forma di pentagono; se fosse il monastero di Montevergine, si tratterebbe della sua prima rappresentazione iconografica pervenutaci.

L’opera, dettata da esigenze di misura e di documentazione storica, accorda dimensione artistica e spirito di devozione, presentando le figure principali, appositamente dolci e trasognate, senza congelare il naturalistico sentire dell’arte del secolo XV.

L’ex voto di Margherita di Savoia denota la genialità dell’ignoto artista, che ha saputo celebrare l’evento prodigioso, con ritmo lineare e delicato e con orchestrazione melodica.

Il dipinto fu portato alla chiesa di Montevergine per consiglio dell’abate commendatario Ugo di Lusignano, fratello del re di Cipro Giovanni II, che avevano rafforzato la parentela con i duchi di Savoia per il matrimonio di Ludovico, fratello di Margherita di Savoia, con Anna di Lusignano, figlia di Giano, re di Cipro, Gerusalemme, Armenia.

Luigi d’Angiò morì, nel castello di Cosenza, il 15 novembre 1434. Prima di rendere l’anima al Signore, fece testamento. Dispose che il suo cuore si portasse in Francia alla regina Violante, sua madre; e ciò fu fatto. Lasciò il suo corpo all’arcivescovado di Napoli; ma restò nella cattedrale di Cosenza. Dal 1852 in poi, la sua sepoltura non s’è più vista.4

Margherita di Savoia se ne partì dal regno portando con sé tutti i suoi beni descritti nell’inventario, con le vesti più preziose, il corredo personale, nonché le borse e gli anelli. Rimasta giovane vedova, pensò di passare a secondo letto, nell’ottobre del 1444, con Ludovico IV di Wittelsbach. Il suo terzo matrimonio si celebrò, il 9 luglio 1450, con Ulrico VII conte di Wurttemberg. Raccomandando la sua anima alla Madonna di Montevergine di cui era devotissima, Margherita di Savoia spirò il 30 settembre 1479.

La tradizione dice che la Santa Sindone, il lenzuolo di lino in cui fu avvolto il corpo di Gesù morto (Marco 15,46 - Matteo 27,59 - Luca 23,58) e deposto dalla croce, reca la figura, luminosa e toccante, del Signore. Le prime notizie risalgono al secolo VII; nel tempo dei Crociati si assicurò che la reliquia fu custodita a Gerusalemme e a Costantinopoli. Passò in Italia e in Francia, prima a Lerey (sec. XIV) e poi a Chambéry. Dal 1578, si conserva nella ricca cappella del duomo di Torino,5 costruita nel secolo XVII da Guarino Guarini.

Nel 1453, Ludovico di Savoia comprò la Santa Sindone da Margherita di Charny.6 I Savoia, memori della devozione di Margherita di Savoia e di suo fratello Ludovico alla Madonna di Montevergine, la nascosero nel santuario dedicato alla Madonna bizantina in trono, detta affettuosamente Mamma Schiavona. La Sacra Sindone, rimasta a Montevergine dal 25 settembre 1939 al 29 ottobre 1946, fu riportata a Torino dal cardinale Maurilio Fossati.

La Sacra Sindone, per disposizione testamentaria del re Umberto I, fu donata all’Italia. Nel marzo del 1983, fu regalata al Vaticano da Umberto II di Savoia.

Nel 1988 sono stati effettuati testi di datazione al carbonio 14. La tela funeraria, d’un sol pezzo (m. 5,36 x 1,10), è stata datata tra il 1260 e il 1390. Un errore di calcolo o un falso medioevale? Nell’Anno Santo del 2000, è stata esposta ai devoti pellegrini.7


1 N. ARNONE, Le regie tombe del duomo di Cosenza, in «Archivio Storico delle Province Napoletane», a. VIII (1983), fasc. I, pp. 399-400.

2 L. A. TRANFAGLIA, Montevergine e la Congregazione Verginiana, Napoli, Celi, 1967, p. 62.

3 G. LÉONARD, Gli Angioini di Napoli, Varese, Dell’Oglio, 1967, p. 610.

4 V. NAPOLILLO, Enrico VII di Svevia e le tombe regie di Cosenza. Ceromonie Federiciane, Cosenza, Solidarietà e Famiglia Editrice, 1995, pp. 67-74.

5 IL GIORNALE, L’Universale. La grande Enciclopedia tematica, vol. 3, Milano, Garzanti, 2003, p. 1410.

6 S. DIGIUSEPPE, I Conti, i Duchi e i Re, in I Savoia, a cura di A. Pecchioli, Roma, Editalia, 1991, p. 44.

7 AA. VV., L’Enciclopedia, vol. 18, Torino, La Biblioteca di Repubblica, 2003, p. 557.

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