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GIACOMO CASANOVA VIAGGIATORE IN CALABRIA
di Vincenzo Napolillo 
Nel filone memorialistico del Settecento s’inserisce la famosa "Histoire de ma vie" di Giacomo Casanova, nato a Venezia il 2 aprile 1725, dagli attori Gaetano Casanova e Giovanna Farussi detta Zanetta.

Giacomo Casanova morì a Dux in Boemia il 4 giugno 1798, dopo avere compiuto imprese audaci, avventure galanti, peregrinazioni per le capitali europee, episodi piccanti, divertimenti. Le avventure con donne di ogni ceto sociale non si contano.

Un altro libro, che rinnovò a Giacomo Casanova la notorietà a cui sempre aveva aspirato, è "La storia della mia fuga dai Piombi". Arrestato nel 1755 a Venezia e chiuso in carcere sotto l’accusa di empietà, magia, massoneria, egli riuscì a evadere dopo 15 mesi. Prima di lui nessuno era riuscito a fuggirne. L’opera, egli dice, "reca il marchio d’una verità, che mi è stata confermata da diversi veneziani".

Le ultime ricerche hanno potuto documentare la sostanziale veridicità e l’indubbia forza narrativa del celebre avventuriero.

Un "casanovista" fu Salvatore Di Giacomo, che ebbe prima in copia e poi negli originali, 23 lettere del Vescovo Bernardo De Bernardis, che fu uno dei protettori di Giacomo Casanova.

Roberto Musì, nel piacevole e impegnativo saggio su "Casanova in Calabria" (Amantea, 1998), approfondisce l’analisi del Di Giacomo, che fu allievo di Vincenzo Padula di Acri, concludendo che "molti sono i dubbi che restano" sul viaggio di Casanova in Calabria.

Ha il "libero gaudente" conosciuto quel degno prelato? E’ stato davvero a Martirano in cerca di Bernardino De Bernardis? E’ vero che De Bernardis diventò Vescovo per grazia di Dio, della Santa Sede e della madre di Casanova? E’ sicuro che Casanova partì da Napoli per Roma il "16 settembre 1743"?

Roberto Musì rivisita il racconto per risolvere gli interrogativi e consulta, in San Marco Argentano, le lettere del Vescovo di Martirano custodite dalla Sig.ra Maria Clementina La Regina. Da esse egli scopre, purtroppo, vistose "crepe", ma non tali da mettere in dubbio il viaggio di Giacomo Casanova in Calabria.

Del resto, Carlo Carlino, che su Calabria del Febbraio 1998, commenta il "breve ritratto" della Calabria "dell’eurointellettuale ante litteram", è costretto ad ammettere quella che egli riduttivamente definisce: "la gita calabrese di un libertino del ‘700". Bisogna, però, aggiungere che il giovane Casanova conosceva la realtà calabrese dai classici ed anche il viaggiatore Duret De Travel pensò che "al di là di Napoli vi è l’impero dei Turchi".

Il ragionamento fondamentale di Roberto Musì è che, dopo il 26 aprile 1744, "il nostro irrequieto abatino deciderà di raggiungere il Vescovo passando da Napoli in Calabria, dove spera di riabbracciarlo (…). Nulla osta al suo viaggio. Le operazioni di spurgo in Calabria sono terminate e non c’è più bisogno di quarantene".

Dalla "Storia della mia vita", scritta nella lingua francese (che era la più diffusa nel mondo), conosciuta anche con il titolo di "Mémoires", l’incontro con Bernardo De Bernardis è fissato, sul filo della memoria, al settembre 1743.

La figura del Vescovo De Bernardis è così delineata: "Era un bel frate, con la croce episcopale sul petto. Mi ricordava il padre Mancia, ma aveva un aspetto più robusto e meno riservato".

De Bernardis nacque a Fuscaldo (CS) il 27 maggio 1699. Entrò nell’ordine dei Minimi di S. Francesco di Paola e si segnalò, in Venezia, come applaudito oratore. Giacomo Casanova, ingegno vivo e versatile, fu avviato dalla madre agli studi ecclesiastici, ma fu cacciato dal seminario di Venezia. Casanova ricevette la tonsura il 17 febbraio 1740 e l’anno successivo (1741) gli furono conferiti i quattro ordini minori. Provò, con insuccesso, a fare anch’egli il predicatore. Fu Michele Grimani (che si credeva fosse il padre naturale di Giacomo Casanova) a presentare il giovane "gioiello" al futuro Vescovo di Martirano. Questi era stato creato teologo nel 1739 dal re di Polonia e luogotenente generale del principe palatino di Vadislavia. Per ammissione degli storiografi di Fuscaldo, egli fu per quattro anni "a capo (sic) delle Diocesi di Varsavia e Varmia". Per interessamento della madre, che in arte era chiamata la Burianella, Giacomo Casanova fu messo al servizio di Bernardo De Bernardis, che fu consacrato Vescovo di Martirano il 22 dicembre 1743.

L’enigma della data precisa del viaggio di Casanova in Calabria può essere risolto se si dà per scontata la lettera della madre Zanetta, riportata per intero nell’Histoire, ma introvabile nei "Carteggi casanoviani".

Infatti, Giacomo Casanova trovò a Venezia la nonna gravemente ammalata ed egli la assistette amorevolmente, "finché –egli scrisse- non la vidi chiudere gli occhi per sempre".

Un mese dopo egli ricevette dalla madre una lettera, in cui ella ordinava ai figli di obbedire all’abate Grimani, che avrebbe trovato loro, dopo avere venduto i mobili, una "buona pensione".

Quattro mesi dopo egli ricevette un’altra lettera, datata da Varsavia, "alla quale ne era unita una seconda". Le due lettere furono, dunque, compilate nell’anno 1743, come conferma la data di morte della nonna.

I conti adesso tornano con matematica precisione.

Poco dopo la scarcerazione dal forte di Sant’Andrea, egli si prese la prima infezione blenorragica. Aveva bisogno di cambiare aria, sia pure nella lontana città di Martirano, che fu l’ultimo carcere di Enrico VII di Svevia, figlio ribelle dell’imperatore Federico II.

Giacomo Casanova perdette la cara nonna Marzia nel mese di marzio del 1743.

Nell’agosto del 1743, egli ricevette da Varsavia le due lettere della madre Zanetta; in una di esse si diceva:

"Mio caro figlio, ho conosciuto qui un dotto frate minore (sic), calabrese, le cui grandi qualità mi fanno pensare a te ogni volta che mi onora di una sua visita... Fidando in Dio, mi sono quindi gettata ai piedi di Sua Maestà e ho ottenuto la grazia. La regina ha scritto a sua figlia, e Nostro Signore il Pontefice ha nominato il frate vescovo di Martirano. Ora, per tenere fede alla sua parola, egli passerà a prenderti verso la metà dell’anno prossimo, perché per recarsi in Calabria deve passare per Venezia. Te lo scrive egli stesso nella lettera che ti allego. Rispondigli subito e spedisci a me la risposta. Penserò io a consegnargliela. Quest’uomo ti avvierà alle più alte cariche ecclesiastiche".

Casanova rispose "come di dovere". La metà "dell’anno prossimo" corrisponde al 1774.

Egli di sicuro cominciò nel 1744 a contemplare "il famoso mare Ausonium" e a recarsi nella città che all’epoca si diceva Martorano: "Guardavo con meraviglia quel paese famoso per la sua fertilità, nel quale, però, nonostante la prodigalità della natura, vedevo soltanto miseria: vi mancavano, infatti, tutte quelle incantevoli cose che, per quanto superflue, contribuiscono a rendere bella la vita e gli stessi pochi abitanti in cui mi imbattevo mi facevano vergognare di appartenere al genere umano"".

La miseria, egli pensò tra sé, rende gli uomini "bruti"; persino con " tendenze tutt’altro che raccomandabili". Tanto è vero che, di ritorno verso Napoli, preferì dormire con i pantaloni addosso.

Che cosa era accaduto, prima che Casanova iniziasse il suo viaggio, a Martirano?

Nel 1743 il Vescovo di Martirano, Mons. Carmine Falconio di Policastro, promosso Arcivescovo di Santa Severina, lasciò vacante la sede diocesana di Martirano. Il Papa Benedetto XIV provvide a nominare, il 16 dicembre 1743, il frate Minimo Bernardo De Bernardis, che raggiunse nel 1744 la sua sede episcopale calabrese.

Come risulta dalle due lettere della madre, Giacomo Casanova va a trovare il vescovo a Martirano nel 1744 e non nel settembre dell’anno 1743, come egli ha erroneamente scritto.

Infatti, nella lettera scritta da Roma, il 31 dicembre 1743, il Vescovo fa sapere al fratello Saverio Domenico De Bernardis che, per la fine di gennaio 1744, sarà a Napoli, dove conta di rimanere "due o tre mesi". Casanova non ha, perciò, ricordato bene la data di partenza per la Calabria; "e nelle Memorie - avvisa Musì- gli "accade spesso" di sbagliare la cronologia dei fatti.

Gli ipercritici non vogliono ammettere il viaggio di Casanova in Calabria, perché l’avventuriero vide "la terra di Pitagora" funestata dalla povertà e dall’ignoranza: i "Brutiani" erano tornati ad essere dei "bruti", come attestava l’etimologia coniata da Casanova.

Casanova trovò il vescovo Bernardo De Bernardis che scriveva: "Mi inginocchiai davanti a lui, ma, invece di benedirmi, si alzò, mi sollevò e mi abbracciò stretto (…). Sospirò, mi parlò di dispiaceri e di miseria, e ordinò ad un domestico di mettere in tavola un terzo coperto. Oltre a quel domestico, aveva una serva di aspetto più che canonico, e un prete che, dalle poche parole che pronunziò a tavola, mi sembrò un grande ignorante.

La casa vescovile era spaziosa ma mal costruita e mal tenuta. C’era tanta penuria di mobili che per farmi preparare un lettuccio, in una stanza vicina alla sua, dovette cedermi uno dei duri materassi su cui dormiva.

Il pranzo, poi, era talmente misero che mi spaventò: in effetti il vescovo era molto osservante della regola del suo ordine e mangiava di magro. Per di più l’olio era cattivo. Ma, Bernardo De Bernardis, era un uomo intelligente e, quel che più conta, onesto.

Mi disse, e ne fui molto meravigliato, che il suo vescovado, pur non essendo dei più poveri, gli rendeva soltanto cinquecento ducati del regno all’anno e che, per colmo di sventura, era già indebitato per seicento".

Nell’ambiente di Cosenza si respirava un’altra aria. "Ci sono nobili ricchi, belle donne e persone molto istruite che sono state educate a Napoli e a Roma". Casanova afferma di avere mangiato "sublimi salumi", di avere bevuto il "nettare dei cedri" di Cirella, di avere ricevuto dall’Arcivescovo di Cosenza (Mons. Francesco Antonio Cavalcanti) il vino di Gerace e i mezzi per tornare a Napoli, con lettere di raccomandazioni al marchese Galiani e al duca di Maddaloni.

Più tardi Casanova perdette il posto di segretario del cardinale Acquaviva di Roma, per avere favorito un rapimento.

Orbene, negare l’incontro di Casanova con Bernardo De Bernardis è lo stesso che ammettere, con alcuni, che le "Memorie" sono state scritte da Stendhal e dubitare, con Foscolo, dell’esistenza stessa di Casanova.

Altri scrittori accusano Casanova di avere sprezzato le donne di Calabria, perché gli negarono "il fiore della purezza" oppure di avere emesso sulla Calabria giudizi "superficiali e affrettati". Egli fu, a mio avviso, non solo ironico, ma obiettivo.

Nella "Storia della fuga dai Piombi" egli scrive: "Preferisco un giudizio sfavorevole, fondato sulla verità, ad uno sfavorevole fondato sulla menzogna". Bisogna, sul fondamento della verità, approfondire il contrasto tra la vita del Vescovo Bernardo De Bernardis, fatta di ristrettezze e di eterna quaresima, e la vita di Giacomo Casanova, che si lasciò trasportare dove lo "spingeva il vento".

Nelle "Memorie" egli confessa: "Mi piacque sviarmi, e vissi continuamente nell’errore, avendo come unico conforto quello di sapere che mi ci trovavo". Egli dichiara, inoltre, di avere scritto "solo per dire la pura verità", senza omettere i particolari riguardanti i fatti raccontati.

Giacomo Casanova non è un cinico Don Giovanni, né il mago Cagliostro. E’ un inquieto poligrafo, fuori da preclusioni moralistiche. Come il suo secolo, ricco di virtù e di contraddizioni.

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