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I NOBILI FRATELLI D'AQUINO
di Vincenzo Napolillo

Dall’antica città di Aquino, ai confini della quale S. Benedetto da Norcia fondò il suo monastero di Monte Cassino, prese il titolo la potente famiglia d’Aquino, che prima si chiamava “Sommucola”1 .
Tommaso d’Aquino, per la sua fedeltà a Federico II di Svevia2, fu premiato, nella primavera del 1221, e designato Mastro (gran) Magistrato. Messo a capo dell’esercito imperiale, egli marciò contro il ribelle conte di Celano (o del Molise), i cui possedimenti passarono a Corrado di Hohenloc3. Egli si trovava in Terra Santa, ad Accan, quando i soldati “delle chiavi” (di S. Pietro), cioè gli armigeri del Papa, assalirono il regno di Napoli. Nel 1229, Tommaso d’Aquino portò l’aiuto a Capua; tutto il Regno tornò, il 28 settembre dello stesso anno, nelle mani di Federico II.
Nell’aprile del 1232, egli raccolse in Melfi un forte contingente di truppe e marciò, in Lombardia, contro Bertoldo d’Hohenburg. Questi fu fatto prigioniero, ma comprò la sua libertà e quella del duca di Spoleto, suo fratello.
Verso la fine del 1238, Tommaso d’Aquino andò a Roma4, pro pace et firma concordie hic inde tractata. Nell’anno successivo, egli si trovava, in Lombardia, ancora con il titolo di Conte d’Aquino e della Cerra. Vi rimase fino all’anno successivo.
Tommaso d’Aquino sposò, per i servigi resi all’imperatore, la figlia illegittima di Federico II: Margherita, che è stata confusa con quella legittima, maritata a Margravio di Meissen5.
Il loro unico figlio maschio, di nome Adenolfo d’Aquino, morì valorosamente in guerra nel 1343.
Nella sesta delle Epistola Petris de Vineis (Lettere di Pietro delle vigne), a carta 534, si leggono, in lingua latina, le condoglianze di Federico II al genero, Tommaso d’Aquino, che pianse la morte prematura del figlio, versando le lacrime che, per legge di natura, il figlio riserva al padre. Scrive l’Imperatore Svevo: “Noi condividiamo, infatti, il paterno dolore della così improvvisa morte del figlio tuo, perché abbiamo tenuto tra le braccia il (tuo) primogenito, appena staccato dalle mammelle della madre, e lo abbiamo preso a educare e gli abbiamo insegnato i principi delle virtù, affinché fosse stimato per sé, utile per gli altri, e vivesse per il nostro bene il nostro bene (. . .). Ti vogliamo consolare per il fatto che egli è morto non per inettitudine o per mancanza di forze, né dentro molli delizie o inutili cure; ma egli è caduto da valoroso, per l’obbedienza ai nostri servizi, ed è vissuto da prode. Che dire di più? Sappiamo che sei giustamente addolorato perché tu hai perduto l’unico figlio che avevi; ti chiediamo di consolarti nella discendenza dei due nipoti”6.
Federico II ricorda, inoltre, che Tommaso d’Aquino(che è il primo conte con questo nome), “diletto consanguinio e fedele dell’imperatore, si fece incantare dal Papa, ma si pentì e ottenne il perdono e le grazie imperiali. Per dimostrare il dono di maggiore liberalità, Federico II confermò, al fratello Iacopo e a lui, “il governo della contea, il feudo di Acerra con le città, i castelli, i casali, i titoli onorifici, e con tutti i diritti e le loro pertinenze al medesimo Tommaso e ai suoi eredi in perpetuo"7. Tommaso d’Aquino, Conte d’Acerra e Signore di Montella e di Nusco, morì il 27 febbraio 1251.
E’ da notare che uno dei suoi fratelli fu Dandolfo d’Aquino, marito di Teodora (dei conti di Teate, cioè di Chieti, e non di Teano, come erroneamente affermò Quetif) e padre di San Tommaso, filosofo domenicano, di cui scrisse Partenio Etiro nella “Vita di S. Francesco d’Assisi”, che stette in Irpinia nel 1222: “Nacque nell’anno della salvezza 1224, non in mezzo alle lacrime, ma a una luce risplendente, affinché si possa distinguere lo spirito divino piuttosto che quello della natura umana”8. Il testamento di Federico II, che morì a Castel Ferentino di Puglia il 13 dicembre 1250, all’età di 56 anni, per dissenteria9, espone le ultime volontà dell’Imperatore, registrate alla presenza dell’Arcivescovo di Palermo, Bernardo di Castacca, di Bertoldo Marchese di Hohemburg, diletto nostro parente e familiare, di Rinaldo Conte di Caserta, diletto nostro genero, di Giordano Ruffo di Calabria, nostro Maestro Marescalco, di Riccardo di Montenegro, Maestro Giustiziere della nostra Gran Conte, di Maestro Giovanni da Ironzio, nostro Notaio, di Falcone Ruffo, di Maestro Giovanni di Procida, di Maestro Roberto da Palermo, Giudice dell’Impero e del Regno di Sicilia e della nostra Gran Corte, di Maestro Nicola da Brindisi, del pubblico Tabellionato dell’Impero e del Regno di Sicilia e della nostra Corte, miei fedeli, ai quali ingiungemmo che fossero presenti a questa nostra disposizione”10.
E’ dal documento testamentario di Federico II che si ricava l’identificazione di Rinaldo d’Aquino, poeta della “Scuola Siciliana”, con il genero dell’Imperatore.
Il Cronista di Giovinazzo confermò che il Conte di Caserta, Signore della Cerra, della famiglia d’Aquino, sposò “una sorella di Manfredi”11, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia, morto “in co del ponte presso a Benevento”12.
Rinaldo d’Aquino, rimatore della Scuola Siciliana, sposò Violante, che è il “sovrano fiore”, cioè la figlia illegittima del sovrano Federico II e il simbolo medioevale della viola, importantissimo, anche per dante, nel linguaggio della poesia. Selvaggia, un’altra figlia illegittima dell’Imperatore, andò sposa a Ezzelino da Romano.
Nella canzone “Amorosa donna fina”, Rinaldo d’Aquino non rivelò la sua provenienza montellese, perché il Signore di Montella e di Nusco era suo fratello Tommaso d’Aquino, al quale successe (dal 1251 al 1273) il nipote, pure di nome Tommaso d’Aquino, Signore di Nusco e di Montella.13


1 F. CAMPANILE, Delle armi o (v) vero insegne di Nobili, Napoli, Gramignani, 1680, p. 236.
2 G. FORTUNATO-G. VILLANI, L’età fredericiana, Rionero in Vulture, Calice Editori, 1994, pp.46-87.
3  S. BELLA BONA, Ragguagli della città di Avellino, Trani, Valerj, 1656, pp. 193-194.
4  RICCARDO DI SANGERMANO, Cronaca, in G. DEL RE, cronisti e scrittori sincroni napoletani, vol. 2°, Stamperia dell’Iride, 1845, p. 98.
5  G. MASSON, Federico II di Svevia, Milano, Rusconi, 1993, p. 16.
6  F. DELLA MARRA, Discorsi delle famiglie estinte, forestiere o non comprese né Seggi di Napoli, Napoli, Beltrano, 1641, pp. 44-46.
7  F. CAPECELATRO, Storia di Napoli, Napoli, Borel e Bemporad, 1840.
8 A. F. SIXTO SENENSIS, Bibliotheca Sancta, vol. I, Venetia, Apud F. Senensem, 1556, p. 187. Egli porta la data di nascita al 1226 ed altri la fissano al 1225.
9  G. SUMMONTE, Historia della Città e del regno di Napoli, T. II, Napoli, Gessari, 1748, pp. 338-339.
10  F. CAPECELATRO, Op. cit., p. 247.
11  - IVI, p. 305.
12  DANTE ALIGHIERI, Purgatorio, c. III, vv. 103-145.
13  V. NAPOLILLO, La vita e le Rime di Rinaldo d’Aquino, in “Calabria Nobilissima”, a XLVIII, n. 92-94, pp. 107-135.

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