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AMATO DI MONTECASSINO CRONISTA MEDIOEVALE

di Vincenzo Napolillo 

Amato di Montecassino nacque a Salerno (tra il 1020 e il 1130).1 Su di lui si trovano, nel Chronicon Casinense (III, 35), le seguenti notizie: «Amato vescovo e monaco di Monte Cassino fu chiarissimo nelle scritture e ammirabile versificatore, dedicò a Gregorio papa i versi De gestis apostolorum Petri et Paoli e li divise in quattro libri; compose anche De laude eiusdem pontificis; De duodecim lapidibus et civitate coelesti Hierusalem; pubblicò la Ystoria Normannorum e la divise in otto libri. Visse ai tempi degli imperatori».

In verità, Amato di Montecassino non solo visse ai tempi di Alessio Comneno ed Enrico IV, ma anche dell'abate Desiderio (1058-1086), che fu papa con il nome di Vittore III (1086-1087). A lui Amato di Montecassino, cronista medioevale, espresse grande devozione dicendo: «Desidero morire nel tempo di questo Santo abate e voglio ch’egli viva, dopo la mia morte, e che costui, nell’ultimo giorno della vita, mi dia l’assoluzione dei peccati».2

Nel Necrologio Borgiano dopo il nome di Amatus compare l’abbreviazione cap., che sta ad indicare la sede vescovile occupata da Amato di Montecassino. Il carattere d’ufficialità del Necrologio Borgiano, spiega Federici, non permette di collocare un vescovo su una cattedra arcivescovile come quella di Capua (Cap.) e, perciò, Amato di Montecassino non fu arcivescovo, ma soltanto vescovo di Capaccio (Cap.). è noto che la sede episcopale di Capaccio nacque dalle rovine dell’antica città di Paesto.

Amato di Montecassino, vescovo di Capaccio (1047-1048), si ritirò a Montecassino come monaco. In uno strumento notarile si firmò, dopo l’abate Desiderio, Amatus monachus; alle loro firme seguirono quelle di Landulfus sacerdos et monachus e Geraldus indignus presbyter et monachus.3

Amato prima vescovo di Capaccio e poi monaco benedettino di Montecassino morì il 1° marzo. Nel Necrologio si legge solo il giorno di morte: Kalensis Martii, Amatus episcopus et monachus. Non si conosce, perciò, l’anno di morte di Amato di Montecassin , che dovrebbe essere avvenuta prima del 1105.4

L’abate Oddone Delarc distinse, a ben ragione, Amato di Montecassino da Amato vescovo di Nusco. In effetti, la fama di santità, che spetta per tradizione a S. Amato primo vescovo di Nusco, non fu notata per Amato di Montecassino da Pietro Diacono né dagli scrittori benedettini posteriori, che tacquero «siffatta eccelsa qualità».5

Amato di Montecassino intrecciò, nella Ystoria Normannorum, storia e politica. Nel libro primo descrive l’ascesa di Rainulfo I Drengot, che nel 1030 creò ad Aversa il primo stanziamento normanno nell’Italia meridionale.

Il secondo libro termina con l’arrivo di Riccardo Quarrel e, poco dopo, di Roberto d’Altavilla, alla cui ascesa Amato di Montecassino dedica il terzo libro.

Amato di Montecassino attribuì la sconfitta di Civitate (1053) agli errori di calcolo e alla superbia del cancelliere Federico di Lorena. Fra i protagonisti della storia normanna si mostrano: Desiderio, che fu preposito di Capua, ove si scontrò con Pandolfo IV e instaurò amicizia con Riccardo Quarrel; Roberto il Guiscardo, l’uomo adorno «de la dignité de toute verité», il quale seppe imporre la sua autorità a «tuoz autres».

Nel quarto libro è il ritratto negativo di Gisulfo II principe di Salerno «contraire à toute la vertut de Dieu», al quale il cognato Roberto il Guiscardo, marito di Sichelgaita, il quale estese le sue conquiste in Puglia e Calabria, sottrasse Salerno, come si narra nel quinto libro.

Roberto il Guiscardo divenne duca potente e temuto. Le citazioni bibliche mettono in luce la verità rivelata e il compimento del disegno divino per opera di Riccardo Quarrel e di Roberto il Guiscardo, paragonati a Ciro, che ruppe, secondo la parola di Dio e la testimonianza del profeta Isaia, tutte le catene e aprì tutte le porte.

Il sesto libro racconta la pace fatta tra Roberto il Guiscardo e Riccardo di Capua, che andarono assieme in Sicilia, e come il principe di Capua conquistò Aquino, che donò a suo figlio Giordano.

Nel settimo libro si narra la spedizione di Roberto il Guiscardo in Grecia, contro «une diverse gent», la perversità di Trasmondo conte di Chieti, che commise delle malvagità contro il fratello maggiore e «vint a grant povreté, et mourut malvaisement».

Nell’ottavo libro balenano gli attriti fra i capi normanni e il papato, come il pontefice fece cavalieri Giordano e Rainulfo, la morte di Riccardo principe di Capua e i benefici da lui e dal duca Roberto il Guiscardo concessi al monastero benedettino di Cassino.

Nella Storia dei Normanni Amato di Montecassino partecipa agli avvenimenti finemente descritti, e ciò costituisce anche «il valore più duraturo» della sua opera di scrittore.6

1 Nella vulgata dell’Historia Normannorum si legge, all’inizio del libro VII, che Amato monaco benedettino fu de la cité de Salerno.

2 AMATO di MONTECASSINO, Storia de’ Normanni, a cura di V. De Bartholomaeis, Roma 1935 (Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. Fonti per la storia d’Italia, 76), libro III, cap. 49.

3 G. PASSARO, L’autore della Historia Normannorum, Napoli, Tipografia Napoletana, 1977, p. 28.

4 M. DELL’OLMO, Montecassino un’abbazia nella storia, Montecassino, Pubblicazioni Cassinesi, 1999, p. 329. Il 2 dicembre 1105 morì Amato vescovo di Oléron e arcivescovo di Bordeaux.

5 AMATO di MONTECASSINO, Storia de’ Normanni, a cura di V. De Bartholomaeis, cit., pp. XXX-XXXI.

6 V. D’ALESSANDRO, Storiografia e politica nell’Italia normanna, Napoli, Liguori, 1978, p. 98.

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