I.T.C. "G. Pezzullo"  Cosenza  scuola.gif Didattica 

L’ADDIO AL PAPA GIOVANNI PAOLO II

di Vincenzo Napolillo 

Una marea di gente, spinta da prorompente affetto o da sincera fede, dimenticando diversità di religioni, divisioni e livori, ha reso l’estremo omaggio al Santo Padre, Giovanni Paolo II, il polacco Karol Wojtyla, nato a Wadowice (Cracovia) il 18 maggio 1920. Eletto papa il 16 ottobre 1978, dopo l’immatura morte di Giovanni Paolo I, s’è spento serenamente, pronunciando la parola Amen, sabato 2 aprile 2005 alle ore 21,37. Milioni di pellegrini credenti e non credenti hanno sopportato, composti uno accanto all’altro e stretti in un abbraccio ecumenico, fino a 18 ore di coda, per vedere da vicino e salutare nella basilica di San Pietro, per l’ultima volta, il pontefice, che ha dato risposte adeguate ed efficaci alle sfide globali della modernità.

Alla cerimonia funebre del giorno 8 aprile, celebrata dal cardinale decano Joseph Ratzinger, sono stati presenti quasi duecento delegazioni straniere. Nell’elenco figurano: il presidente degli Stati Uniti d’America George W. Bush, con la moglie Laura, e gli ex presidenti George Bush senior e Bill Clinton, il segretario generale dell’Onu Kofi Annan e quello della Lega Araba Amr Mussa, presidenti e ministri dei cinque continenti, ad eccezione del premier cinese, il re Juan Carlos e quello di Giordania Abdullah II e altre teste coronate, il presidente della Polonia Alexander Kwasniewski e consorte e la delegazione di Bosnia tripartita (serba, musulmana e croata), il presidente dell’Iran Mohammad Khatam e il ministro degli esteri d’Israele Silvan Shalom e numerose autorità religiose, che durante la Messa si sono scambiati un segno di pace. Ognuno è rimasto in muta preghiera per devozione e riconoscenza davanti alle spoglie di Giovanni Paolo II messe nelle bare di cipresso, di zinco e di noce, con sopra il libro del Vangelo sfogliato dal vento.

Tanta semplice e spontanea manifestazione d’amore e di profonda stima non s’era vista mai in una Roma, capitale spirituale del mondo, diventata anche capitale del cuore, per merito di Karol Wojtyla, che prima di partire per la casa del Padre ha diffuso l’idea compiuta, anche se non sempre condivisa o ascoltata da tutte le Nazioni, di come sarebbe un mondo migliore.

Giovanni Paolo II ha seminato ai quattro angoli della terra, con i suoi continui viaggi, germogli di bene, ha pronunciato parole di pace, di libertà di coscienza e di libero esercizio della religione, ha propugnato una nuova civiltà della vita opposta a quella della morte.

Nel suo testamento spirituale (quindici pagine scritte in polacco, tra il 6 marzo 1979 e il 17 marzo 2000), il grande pontefice riflette sul mistero della vita e della morte, dichiara la sua venerazione alla Madonna (Totus tuus sum), attribuisce al miracolo la salvezza durante l’attentato subito in Piazza San Pietro il 13 maggio 1981, rende lode alla Provvidenza Divina per il crollo del muro di Berlino e per lo scongiurato conflitto nucleare, si domanda se non sia giunto il tempo di ripetere col biblico Simeone "Nunc dimittis", dichiarandosi pronto a presentarsi "davanti al Signore e Giudice e contemporaneamente Redentore e Padre" e precisando quanto segue: "Nella vita e nella morte apparteniamo al Signore... siamo del Signore (Rm 14,8). Spero anche che fino a quando mi sarà donato di compiere il servizio Petrino nella Chiesa, la Misericordia di Dio voglia prestarmi le forze necessarie per questo servizio".

In circa 27 anni di pontificato, Giovanni Paolo II ha svolto instancabile attività pastorale, per evangelizzare e costruire una società basata sui principi dell’umanesimo dell’amore e della solidarietà, per favorire il dialogo fra i popoli, la pace sulla terra, per inculcare nei figli la bellezza della creazione e la dignità dell’esistenza, per infondere fiducia in Dio e nella grandezza della missione umana.

Il senso dato alla sua sofferenza e il dono del suo amore sono arrivati così all’umile come al potente, tanto al ricco quanto al povero, sia agli uomini di buona volontà che ai giovani, ai quali sarà impossibile dimenticare l’invito a non avere timore anche dopo le cadute, a spalancare le porte a Cristo, riconoscendone la forza consolatoria e salvifica. Nel Giubileo del 2000, a Tor Vergata, disse ai giovani: "Nel nuovo secolo voi non vi presterete a essere strumenti di violenza e di distruzione: difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno e voi vi sforzerete di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti".

Giovanni Paolo II è stato comunicatore e impareggiabile guida, che ha cambiato i cuori della gente, con l’amore, col perdono, con il responsabile e gioioso adempimento della santa missione. Atleta di Dio, attore, poeta, mistico, non è stato il rappresentante d’un cristianesimo rassegnato e triste, ma il campione dell’autentica fede e l’avversario irriducibile delle guerre, del coinvolgimento ecclesiastico in schieramenti politici o di partito, dell’ideologia autoritaria anche, e soprattutto, quando ha parlato col cileno Augusto Pinochet e col cubano Fidel Castro. Ha affrontato i temi della famiglia, del rapporto fede e ragione, della riconciliazione con la cultura moderna, dei diritti umani, della religiosità popolare, dell’ecumenismo, della vita, senza mai concedere alla morte l’ultima parola. I Cosentini piangono la morte di Giovanni Paolo II, aprendo il cuore alla visione dell’eterno destino.

Ritorna alla pagina di Vincenzo Napolillo


scrivi a Vincenzo Napolillo