| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
STORIA DI CALABRIA
In Calabria, nell’età paleolitica, si segnalano abbondanti ritrovamenti di frammenti di cotti preistorici in quasi tutti i territori collinari e submontani, che accertano un’indubitabile realtà (verum ipsum factum diceva Giambattista Vico): la Calabria fu abitata già in età molto antica. All’età della pietra risalgono, infatti, le testimonianze archeologiche a Scalea e a Papasidero, dove fu inciso, nella Grotta del Romito, il Bos primigenius, risalente a 12.000 anni fa. A partire da 3.000 anni della nostra era, sono sensibili le influenze delle civiltà egee e dell’Asia Minore.
Nel De antiquitate et situ Calabriae, Gabriele Barrio, storico del secolo XVI, parlò degli Enotri (in greco Oinotròi), un’antichissima popolazione italica stanziata pressappoco nel territorio che costituì successivamente la regione augustea Lucania et Bruttium.
A Broglio di Trebisacce (Cs), di fronte al mare Jonio, sono state ritrovate cinque grosse giare capaci di contenere ciascuna mille litri d’olio. Sono databili al 1740 a. C., vale a dire a 987 anni prima della fondazione di Roma, più di mille anni prima della fondazione di Sybaris (720-721 a. C.) e di Crotone (successiva), a 500 anni prima della guerra di Troia. L’archeologia, come si vede, dà un contributo notevole alla storia nel diradare le nebbie della protostoria.
Le
prime consistenti spedizioni dei Greci, rivestite di guerre intestine
e del sacro alone di vaticini, si realizzarono verso la fine del secolo
VIII a. C. Partirono dall’Eubea, dalla Locride, dalla Focide, dalla
Messenia, dall’Acaia.
I colonizzatori greci edificarono, dal 744 a. C. al 670 a. C., grandi centri: la prima colonia greca fu Reggio, fondata dagli Ioni della costa sicula, poi un gruppo di Achei fondò Sibari, quindi Crotone, che raggiunse tanto splendore da potere fondare a sua volta proprie colonie quali Caulonia, Squillace, Terina e da potere fare guerra a Locri e alla stessa Sibari. Il massimo sviluppo della civiltà magnogreca si verificò intorno al terzo secolo a. C. Furono conosciuti nel mondo di allora personaggi come Pitagora, Milone, Zaleuco, Nosside, Timeo, Ibico ed altri.
Nel terzo secolo a. C. i Brettii (alla latina Bruzi) occuparono la parte estrema della Calabria (da ricordare, però, con Virgilio, che il nome Calabria spettò dapprima alla penisola salentina in Puglia) e vi costruirono una confederazione indipendente, con capitale Cosenza. I Brettii furono sottomessi da Roma durante la guerra contro Pirro. Annibale, generale cartaginese, prima si alleò con i Brettii, ma poi li fece massacrare al momento di partire per l’Africa.
La dominazione romana provocò una decadenza economica e sociale accompagnata dalla diffusione del latifondo.
La Calabria fu invasa da Alarico (410 d. C.), re dei Goti, che fu visto da Rufino appiccare incendi nella città di Reggio. Tornato indietro, Alarico trovò la morte a Cosenza. Fu seppellito, nel fiume Busento, sul suo cavallo, col tesoro che aveva preso a Roma e che fu da Ataulfo, secondo la testimonianza del cronista Olimpiodoro, dato a Galla Placidia come regalo di nozze (che si celebrarono a Narbonne, in Francia).
Nel periodo dell’Impero romano ellenico (641-1204), i Bizantini procedettero alla riorganizzazione dello Stato, di cui rimase signore il basileus. La burocrazia complessa, ma ben definita, assicurò la perfetta amministrazione dell’Impero, che fu diviso in 30 temi, suddivisioni militari e insieme amministrative governate da uno stratego. Lo stratego di Calabria ebbe la sua residenza in Reggio. Tracce profonde lasciarono i Bizantini nella cultura della Calabria, soprattutto negli importanti centri di Rossano, Santa Severina, Stilo.
La forza della grecità in Calabria risaltò nella chiesa. I basiliani, monaci italo-greci che seguivano le regole di San Basilio, salvarono dalla distruzione iconoclasta icone, codici, opere d’arte e conservarono la tradizione greco-bizantina. I Bizantini, però, ridussero la popolazione calabrese a misere condizioni, soprattutto per le pesanti tassazioni (alle quali l’amministrazione greca l’aveva sottoposta) e per la lunga guerra gotica.
I Longobardi occuparono gran parte della Calabria settentrionale, strappando ai Bizantini l’attuale provincia di Cosenza e annettendola al ducato di Benevento, prima, e al principato di Salerno poi (847 d. C.).
Il passaggio dalla tradizione greca a quella latina si ebbe con la dominazione normanna. Roberto il Guiscardo, che ebbe tale soprannome (di astuto) sequestrando Pietro di Turra, potente signore di Bisignano, e chiedendo un forte riscatto, conquistò poi le zone occupate dai Longobardi e Saraceni. Prese il titolo di duca di Calabria e di Puglia. Nel 1130, Ruggero II ottenne il titolo di primo re di Sicilia, Puglia e Calabria, che fece parte del Regno delle Due Sicilie senza perdere il titolo di ducato. I cronisti parlarono di maledicti Normanni ad rapinam avidi, ma essi gettarono le basi dell’unificazione delle regioni meridionali.
Quello
che non fecero i Bizantini fecero i Normanni: diedero inizio al feudalesimo
calabrese, che continuò, dopo il dominio dell’Imperatore Federico
II di Svevia, con gli Angioini, con gli Aragonesi, con gli Austriaci
fino all’eversione della feudalità, che s’era mantenuta sostanzialmente
inalterata nei secoli, nonostante i cambiamenti di regime.
Nel XV secolo trovarono rifugio in Calabria gli Albanesi. Nel secolo successivo si scatenò la lotta contro i valdesi. I Turchi fecero selvagge incursioni sulle coste.
Dopo l’Unità nazionale, esplose il grande brigantaggio, che fu soppresso con la forza, e si aprì il doloroso capitolo dell’emigrazione. Una politica di sviluppo a favore della Calabria è stata formulata, per la prima volta, con l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno, che ha prodotto, però, uno sviluppo senza progresso ed ha alimentato il male del clientelismo politico.
Il problema spinoso della Calabria, chiamata da Giustino Fortunato "uno sfasciume pendulo sul mare", a causa di continui terremoti e frane, rimane quello della classe politica, cui spetta, facendo richiamo ai valori della tradizione e della cultura, risolvere gli abbagli, i vuoti, i persistenti ritardi economici e sociali. Nell’altalena di delusioni e speranze delle persone di Calabria, il potenziale delle nuove generazioni è la forza della svolta calabrese, aperta a nuove frontiere..
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