| I.T.C. "G. Pezzullo" Cosenza | Didattica |
LA POESIA DI MARTINIELLO AL VAGLIO CRITICO
di Vincenzo Napolillo
Pasquale Martiniello, un poeta presente in varie e prestigiose "Storie della letteratura italiana", è collocato, senza riserva, fra le "Voci liriche della poesia contemporanea" accanto a Sandro Penna, Ignazio Buttitta, Vittorio Sereni, Franco Fortini, Andrea Zanzotto. In questa insigne schiera, la sua figura umana e culturale si contraddistingue con ventidue libri di successo, quasi tutti pubblicati (ad eccezione di due) presso la casa editrice Ferraro di Napoli.
Lo studio monografico di Antonio Crecchia, intitolato: L’evoluzione poetica, spirituale e artistica di Pasquale Martiniello, mette a vaglio tutta la mole di opere, da cui emerge una personalità di spicco nel mondo culturale contemporaneo. Scrive, infatti, Antonio Crecchia, socio di merito dell’Accademia internazionale "Lucia Angelone" di Isernia, che i versi di Martiniello sono "un canto di rinascita, un nuovo natale della vita".
Non c’è dubbio che i valori delle opere di Pasquale Martiniello sono valori poetici, ma esercitano anche una funzione formativa del singolo e positiva nell’evoluzione della nostra società. In questo ambito, Martiniello produce una grande lirica, fornendo, nel contempo, una più piena comprensione dell’umana esistenza: i suoi lavori rappresentano le tappe di un’originalità espressiva, di una ricerca mossa da significative idealità, di un progressivo arricchimento della visione del mondo e delle "piste" del tempo.
Nella sua ars poetica niente c’è di gratuito o di evasivo, poiché egli fa leva sulla padronanza dei mezzi espressivi per realizzare nuove invenzioni o nuove forme poetiche. Si può rigorosamente affermare che per ogni verso, per ogni pensiero, per ogni velo di allegoria, Martiniello attinge al "mare magnum" della vita.
Egli ha il gusto delle cose vere, robuste, e non ha bisogno di calepino per organizzare la materia tematica e vivificarla col soffio di profondi sentimenti e di grande serietà e onestà di uomo.
L’emigrazione, le calamità naturali, la mafia che "s’incattedra", le élites incantatrici, la politica che "non ha poli", ma solo "polli da spennare", la crisi della famiglia e delle istituzioni, la fiumana del vizio, della violenza, del disordine morale, i lunatici, il vergognoso degrado dell’ambiente, sono i temi privilegiati di un discorso essenziale, che si è fatto sempre più incalzante nel ritmo e nelle immagini e sempre più consapevole della presenza del male nell’individuo e nella storia.
La poesia di Martiniello, animata da fervore religioso e politico, è l’epica di uno spirito amareggiato, capace di lottare e soffrire assieme agli altri ("È sempre l’altro che unifica le storie"), d’insorgere di fronte alle ingiustizie.
In tutti i suoi testi compaiono toni esacerbati, sdegnati, e persino sgomenti, che non giungono, però, allo scetticismo, poiché sollecitano il suo impegno etico e civile a insistere nella propria responsabilità e nella speranza di vedere risanata "questa terra corrosa da pallore/ famelica di nuovi idoli e potere assassino".
Martiniello ha fede in Dio, che non è la Provvidenza che "atterra e suscita, che affanna e che consola", ma il braccio implacabile e temibile della giustizia.
Non è tempo, quindi, di abbandonarsi ai rimpianti, alle geremiadi e alla denuncia se l’organo del cuore è tormentato da fibrillazione ventricolare e la società è in agonia: "La bandiera del resistere ha cuore nella poesia".
L’approfondito e importante lavoro di Antonio Crecchia non è sperticata "laudatio", ma strumento efficace per restituire a generale notorietà un intellettuale che ama la sua e mia terra, che non esita, con sensibilità intensa e sottilmente ironica, a correre il rischio di calarsi direttamente nei drammi di tutti, che innesta sul fare poetico il senso umano della vita
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