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IL BEATO GIOACCHINO DA FIORE E L'ARCA DI PIETRO LOMBARDO

di Vincenzo Napolillo 

Gioacchino da Fiore (Celico, 1130 - Canale, 1202) sviluppò, nelle sue opere principali, un nuovo metodo di lettura della Bibbia. Stabilì la concordia, ossia una somiglianza, un'armonia, fra gli eventi principali del periodo precristiano e la storia della salvezza della Chiesa.

Nella Sacra Scrittura tutto, per lui, era simbolo. L'Antico Testamento era simbolo del Nuovo e il Nuovo Testamento era simbolo di una terza età, quella dello Spirito, che avrebbe segnato il trionfo del monachesimo, della pace e della libertà di cui parlava San Paolo: Ubi Spiritus ibi libertas.

Gioacchino poggiò sulla teologia trinitaria la teoria simbolica e ciclica della storia, connettendo così Trinità e storia.

Nel Liber figurarum, opera autentica di Gioacchino (come si apprende dal Protocollo d'Anagni), la Trinità è raffigurata con tre cerchi (di colore verde, azzurro, rosso fuoco). Dante nel canto XIII del Paradiso s'ispirò alla figura gioachimita.

Nel libello De unitate seu essentia Trinitatis, Gioacchino accusò Pietro Lombardo, Maestro delle Sentenze, d'essere caduto nel quaternitarismo, per avere sostenuto le tre Persone della Trinità più una loro essenza comune, come una "quarta" proprietà o una quarta Persona.

Nel suddetto libello, Gioacchino scrisse, invece, che l'unità della Trinità bisognava intenderla come "collettiva", allo stesso modo che molti uomini si definiscono un solo popolo e molti fedeli costituiscono una sola Chiesa, secondo il passo: "La moltitudine dei credenti aveva un solo cuore e un'anima sola", ed ancora: "Tutti sono un corpo solo in Cristo" (Rom 12,5).

Il Concilio Lateranense IV del 1215, d'accordo con la posizione di Pietro Lombardo (arcivescovo di Parigi morto nel 1160), dichiarò che il Padre genera, il Figlio è generato, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, affermando così la distinzione delle tre Persone divine nell'unità della natura.

Il Concilio lateranense IV proibì, perciò, la pubblicazione del libello gioachimita infetto di "triteismo", ma stabilì che l'Ordine del Fiore, fondato da Gioacchino, non si doveva abolire, perché l'osservanza della Regola florense era "salutare".

Nello stesso tempo non fu pregiudicata la santità della vita trascorsa da Gioacchino sulla terra, poiché l'abate calabrese aveva professato, nella Lettera Prologale (o Testamento scritto nel 1200), la sua fede cattolica e la propria sottomissione alla chiesa di Roma "madre e maestra".

Giacomo Greco di Scigliano scrisse, nella Chronologia del 1612, che i corpi di Pietro Lombardo e Francesco Accursio furono sepolti in un'arca nella chiesa di Santa Maria della Sambucina. Nessuno ha finora chiarito che l'arca custodiva, a posto dai resti mortali dei due celebri glossatori, alcuni scritti di Pietro Lombardo e Francesco Accursio. L'uno fu sepolto a Parigi e l'altro a Bologna.

Nel 1630 Andrea Pierbenedetto, vescovo di Venosa, visitò la chiesa della Sambucina e vi trovò, fra le sacre reliquie, anche la "costola del Beato Gioacchino".

Non a caso, il Sommo Pontefice Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) ha scritto, nel 1960, che Gioacchino da Fiore è da considerarsi "beato".

Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America, ritiene Gioacchino da Fiore emblema di speranza e di nuova utopia.

 

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